Bela Majin a Vercelli: la corona con sette spilloni d'argento
La Bela Majin è la maschera femminile di Vercelli, in Piemonte, regina del carnevale cittadino che si tiene fra febbraio e marzo. L'incoronazione avviene ogni 5 gennaio: una donna riceve un velo di pizzo bianco e una corona con sette spilloni d'argento, e per un anno diventa la Bela Majin. Il Presidente la accompagna davanti a tutte le maschere e, come un padre all'altare, la presenta al Bicciolano: da quel momento la coppia che rappresenta la città è di nuovo al completo, e poco dopo il sindaco consegnerà loro le chiavi di Vercelli.
La sposa di Carlin Belletti
La Bela Majin è la compagna storica del Bicciolano, e la leggenda narra che fu la moglie del Carlin Belletti, lo storico rivoluzionario della città a cui è ispirata la maschera di lui. La figura nasce con la sua: le due maschere vercellesi risalgono alla fine del Settecento, quando in difesa del popolo vessato dalle tasse si levò il grido di libertà di Belletti, abitante del rione porta Milano, imprigionato nel castello di Ivrea e tornato a Vercelli in trionfo.
Lei, però, non è un contorno. Rappresenta la contadina del vercellese, una donna di umili origini «dotata di grande intelletto e di grande bellezza», spregiudicata e gioiosa, con la fedeltà e la forza come tratti caratteristici — sempre accanto al suo Bicciolano in ogni impresa. È popolana e capace di intervenire sempre, e giustamente, nei momenti opportuni: colta, intelligente e «alla mano», proprio come Belletti. Il Comitato manifestazioni vercellesi la chiama «la scintilla del Carnevale», quella che anima tutti, e ne ricorda le origini: è una donna di queste terre, come potevano essere le nonne o le bisnonne, e si è sempre battuta a favore dei più deboli e fragili.
C'è anche un episodio che la lega al destino del compagno. Nel 1859 il Bicciolano parte per la guerra insieme ai suoi coetanei vercellesi, con il fucile nella cui canna ha posto un fiore rosso donato dalla sua Bela Majin, alla quale promette di tornare presto; cade sotto il fuoco degli austriaci, e un solo colpo al petto gli disegna un fiore rosso — il fiore della sua amata Majin. Il Comitato manifestazioni vercellesi racconta invece che Belletti, spinto dal fervore patriottico, trovò la morte nella battaglia di Palestro.
Sette spilloni d'argento e velo di pizzo
Il vestito è quello di una sposa, ed è cambiato negli anni restando fedele a quell'immaginario. Dal tipico abito del Settecento si è passati ai colori di Vercelli, il rosso e il bianco: oggi la Majin indossa un semplice vestito rosso a collo alto e maniche lunghe, bordato da un pizzo di fine fattura, con calze bianche a nastri rossi, un grembiule di pizzo e guanti bianchi.
Poi ci sono i due oggetti che contano davvero. La corona con i sette spilloni d'argento e il velo bianco di pizzo sono il simbolo distintivo di ogni Bela Majin, esattamente come il tricorno lo è del Bicciolano: sono quelli che si ricevono all'incoronazione, e sono quelli che dicono chi è la Majin di quell'anno. Chi li ha portati racconta che la corona «rappresenta Vercelli».
Una regina che dura un anno
Fra le due maschere c'è una differenza che nessuno nota finché non gliela spiegano: il Bicciolano rimane in carica dai tre ai cinque anni, mentre le Majin si alternano di anno in anno. Ogni Bela Majin, insomma, regna una stagione sola.
L'incoronazione è il 5 gennaio ed è sempre uguale: alla presenza di tutte le maschere e del Bicciolano, il Presidente del Comitato manifestazioni vercellesi accompagna la nuova Majin, la incorona e le posa sul capo il velo che sancisce ufficialmente l'investitura come «Regina» del carvè. Intorno a lei ci sono le Majinettes, le giovani sempre al seguito di Bicciolano e Bela Majin — e non di rado la nuova regina viene proprio da lì, dopo anni passati come majinette. Con loro si presentano le maschere dei rioni cittadini e dei paesi, che nelle settimane seguenti animeranno veglie e serate danzanti.
Dalla Bela Majot del 1889 al nome di oggi
La compagna del Bicciolano non si è sempre chiamata così. Il primo vero corteo carnevalesco vercellese è del 1876, quando compare ufficialmente Sua Maestà «Bicciolano I» e viene istituito il Comitato per le feste del Carnevale: allora il Bicciolano era un fantoccio, realizzato dai migliori artisti della città e bruciato alla fine della sfilata. La svolta arriva nel 1889, quando Bicciolano VI diventa umano e per la prima volta compare accanto a lui la figura della «Bela Majot»; il nome che si usa oggi è più recente, perché la compagna del Bicciolano diventerà Bela Majin solo nel 1934, quando, dopo quarantadue anni di silenzio, si tornò a parlare di carnevale e delle due maschere vercellesi.
La coppia si rivede insieme sui carri nel dopoguerra: nel 1951, alla prima grande sfilata dopo la guerra, lungo un percorso che da piazza Torino — l'attuale piazza Paietta — si concludeva in piazza Zumaglini, sfilarono due carri, uno a forma di rana con Bicciolano e Bela Majin, l'altro a forma di cesto con Gianduja, Giacometta e altre maschere. I carri mascherati sono tornati a sfilare negli anni Settanta, grazie alla collaborazione fra Comune e organizzatori, e da lì si sono aggiunti i rioni, i circoli della città e le Pro Loco dei paesi vicini.
Il carnevale su cui la Majin regna, del resto, è molto più antico di lei: una lamina bronzea ritrovata nel 1882 in via Gioberti, oggi al Museo Leone e nota come «Lex Tappula», documenta che già nel II sec. a.C. anche a Vercelli si celebravano i Saturnali. Più tardi, quando la città si liberò dalla dominazione spagnola, il 28 gennaio il governatore, marchese Franco de Senantes, proclamò sei giorni di feste da tramandare nei secoli, e la cittadinanza cominciò a ritrovarsi indossando i «vestiti buoni», quelli che sarebbero diventati i costumi. Intorno al 1780 nascevano i Carnevaloni, organizzati da Donna Francesca da Bergamo nel Teatro dei Nobili, in piazza del Broletto: feste riservate all'alta società, mentre il popolo aveva il suo carnevale fatto di fagioli — donati per l'occasione dai nobili —, di fricèu e di grandi feste nelle taverne.
Le chiavi della città e le 180 visite
Il momento che dà il titolo alla festa arriva poco dopo l'incoronazione: la consegna delle chiavi della città da parte del sindaco al Bicciolano e alla nuova Bela Majin. Da lì comincia il regno, e comincia soprattutto il lavoro.
Perché il carnevale storico vercellese, dicono quelli che lo fanno, «ha delle importanti radici ed è volto a far del bene». Per tutta la sua durata il Bicciolano e la sua consorte promuovono gli ideali di giustizia sociale e aiuto al prossimo con le visite a oltre 180 istituzioni tra scuole, ospedali e case di riposo della provincia: è per questo che l'impegno della Majin verso i più deboli viene indicato come esempio a chi assiste alle visite del Carnevale, e per questo la coppia incarna lo spirito di ribellione e giustizia della comunità locale. Accanto restano le cose che un carnevale ha sempre avuto — la sfilata dei carri allegorici, le veglie danzanti, la musica —, ma quello che le due maschere fanno davvero, ogni anno, è indossare il loro vestito migliore per portare un sorriso a grandi e piccini.