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Sagra del Peperone a Carmagnola 2027 - Le quattro varietà di peperone e dieci giorni di festa
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: cheventi.it, letta il 21/09/2026.
La Fiera Nazionale del Peperone si tiene a Carmagnola, in provincia di Torino, in Piemonte, fra agosto e settembre, e dura dieci giorni. Nata come Sagra del Peperone, è la più grande manifestazione fieristica italiana dedicata a un prodotto agricolo e ruota attorno al peperone di Carmagnola, con degustazioni, menù tematici, show cooking, il Concorso del Peperone e la sfilata di Re Peperone e della Bela Povronera. L'ortaggio viene celebrato qui da più di sessant'anni.
Un orticoltore di Salsasio e una pianta peruviana
La peruviana pianta del peperone giunse a Carmagnola all'inizio del Novecento, introdotta dal lungimirante orticoltore Domenico Ferrero di Salsasio, commerciante e ortolano che la mise a coltura in via sperimentale — uno dei tanti «eroi sconosciuti» della gastronomia italiana. La stagione tardo primaverile-estiva era quella ideale, calda e umida, a tratti afosa, in grado di mettere in difficoltà i pomodori ma non la più resistente pianta del peperone.
All'inizio del Novecento oltre il 70% dei peperoni destinati a Torino proveniva da Carmagnola. Furono poi i contadini a selezionare le varietà autoctone tramandandosi i semi di padre in figlio, fino a fare di un ortaggio arrivato dalle Americhe una risorsa fondamentale per l'agricoltura e l'economia locale.
Le quattro tipologie autoctone e il bragheis
Le varietà autoctone sono quattro, rosse o gialle: il quadrato, a tre o quattro punte; il lungo o corno di bue, conico molto allungato; la trottola, simile a un cuore; il tumaticot, tondeggiante e schiacciato ai poli come un pomodoro. A queste si aggiunge la varietà quadrato allungato, detta anche bragheis, dalla buccia abbastanza spessa; contate insieme sono i cinque ecotipi locali del Concorso del Peperone. «Bragheis» in piemontese è anche il nome con cui si indica il peperone di Carmagnola in generale.
Il quadrato si presta a essere consumato crudo, ripieno o al forno; il quadrato allungato è ideale per la cottura in forno; il corno di bue, che ha la polpa più spessa e carnosa, è quello della peperonata e delle conserve, e regge bene la cottura; il tumaticot, con la sua polpa compatta, va negli antipasti e nelle preparazioni in agrodolce; la trottola — di poco più piccante delle altre — è la più versatile, e va bene per tutto.
A tutelarlo c'è dal 1998 il Consorzio di tutela e valorizzazione del Peperone di Carmagnola, che ha il logo di un ortaggio rosso stilizzato e raccoglie 36 Comuni, 26 in provincia di Torino e i restanti in quella di Cuneo. Ha predisposto un marchio e un disciplinare di produzione, e ha ottenuto nel tempo l'inserimento nel Paniere dei prodotti tipici dell'allora Provincia di Torino, il riconoscimento europeo dell'Indicazione Geografica Protetta e l'istituzione di un presidio Slow Food; il peperone è anche Prodotto Agroalimentare Tradizionale riconosciuto dal Ministero. In campagna il calendario è preciso: semina fra la fine di dicembre e marzo inoltrato, in vivaio o in semenzai a «letto caldo», trapianto sotto tunnel da inizio aprile e in pieno campo dai primi di maggio, raccolta a mano da fine luglio.
Dal 1949 i carri di peperoni, allestiti in 48 ore
L'allestimento dei carri di peperoni da parte dei produttori è stato una tradizione, dal 1949 ai primi anni Novanta. Le famiglie addobbavano i carri per la sfilata lavorando ininterrottamente per 48 ore, perché il peperone, in più tempo, si sarebbe deteriorato. Era «quasi un rito» che coinvolgeva le diverse famiglie del paese, esattamente come l'allestimento delle vetrine sul tema della rassegna, consuetudine che prosegue ancora oggi.
Di quegli anni resta anche un episodio di marketing ante litteram, narrato in una lettera conservata negli Archivi comunali: nel 1959, sulla strada del ritorno da Savona a Torino, poteva capitare di essere fermati dai vigili a Carmagnola non per una contravvenzione, ma per un'offerta di peperoni e alpestre. Della memoria fanno parte anche le opere ispirate all'ortaggio, come quelle del maestro Piero Gilardi, la collezione di latte in cui il prodotto veniva conservato agli esordi della trasformazione industriale, le ricette vagliate nel 1965 dall'allora direttrice de La Cucina Italiana Anna Gosetti della Salda, e le idee del ristoratore Renato Dominici, che fra gli anni Novanta e i primi anni Duemila ideò per primo la Piazza dei Sapori, portando in fiera, accanto al peperone, i migliori prodotti tipici del territorio torinese.
Il concorso del peso e il peperone coltivato in terrazzo
Le gare agricole sono due. La prima è il Concorso del Peperone, che premia gli esemplari più pesanti dei quattro ecotipi locali e della varietà quadrato allungato ed è riservato ai produttori agricoli dell'area di coltivazione; per tradizione si tiene nella prima domenica della Fiera. I peperoni presentati restano in esposizione per tutta la giornata, e poi vengono venduti, o battuti all'asta, e il ricavato è devoluto ad associazioni di volontariato.
La seconda è il Peperone Urbano, che è la sfida lanciata dal Consorzio del Peperone e dal Comune a chiunque si sia cimentato nella coltivazione biologica del famoso prodotto orticolo nella propria casa, sul proprio terrazzo o giardino. Vengono premiati i primi tre classificati, oltre alle scuole primarie e dell'infanzia che hanno partecipato alla competizione orticola. Sul palco, alla cerimonia, salgono insieme le aziende agricole che hanno presentato gli esemplari più pesanti e i cittadini che hanno coltivato in balcone. C'è poi il Peperone d'Oro, consegnato a una personalità legata al territorio carmagnolese che si sia particolarmente distinta nel proprio ambito a livello nazionale, portando lustro alla città.
Quattrocento chili in padella, e mille porzioni
Il piatto simbolo della fiera è una peperonata gigante, preparata secondo la ricetta tradizionale: 400 chili di peperoni freschi accuratamente selezionati e 100 chili di salsiccia, cucinati dal vivo. Terminata la cottura, i volontari della Pro Loco Carmagnola distribuiscono le mille porzioni di peperonata appena cotta, con i peperoni forniti dal Consorzio.
Il peperone si mangia crudo in pinzimonio o fatto appassire nel forno; accompagna i fujot, i fornelli di coccio, con la bagna caöda, la salsa piemontese con crema d'acciughe, aglio e olio, oppure con la bagna freida di aglio, acciughe e sottaceti; si serve come contorno di arrosti, bolliti e carpione, o ripieno di carne macinata, erbe aromatiche e uova. Si conserva sott'olio, sott'aceto, in agrodolce e nel «sotto raspa» — povron d'la rapa in dialetto, peperoni crudi conservati in una miscela di salamoia e coperti di vinacce dentro i barili. Fra i piatti locali ci sono i tumaticot al forno ripieni di uova sode, capperi e acciughe; lo stufato col coniglio grigio di Carmagnola, rosolato nel burro con acciughe, aglio, alloro e rosmarino; il carmagnolotto, agnolotto a base di peperoni, farina di semi di canapa e ricotta di bufala, tutti a chilometro zero, prodotto appositamente per la sagra; il Pane della Fiera, pane al peperone preparato con l'Unitre e venduto a scopo benefico; e, solo nel periodo della festa, il gelato al peperone giallo e al peperone rosso. Nell'enoteca si versa l'Amaro Alpestre, liquore nato a Carmagnola secondo una ricetta segreta dei Frati Maristi che risale al 1857, ottenuto dalla distillazione e infusione di 34 erbe officinali, senza aggiunta di zucchero, coloranti o aromi artificiali.
Re Povron, la Bela Povronera e il resto della fiera
La Festa di Re Peperone e della Bela Povronera è organizzata dalla Pro Loco: la cerimonia di investitura delle due maschere cittadine è tornata a tenersi durante la Fiera, come avveniva un tempo, e non più nel periodo del Carnevale. Re Povron e la Bela Povronera, nei loro costumi rosso scarlatto, guidano la sfilata delle maschere per le vie di Carmagnola: sfilano le maschere ospiti provenienti da tutta Italia, e oltre 300 figuranti passano tra la folla accompagnati dai «Tamburini» del Gruppo Storico «La Castellata» di Chiaverano e dal Gruppo sbandieratori e musici Borgo Santa Rosalia di Alba.
Il resto occupa un'area espositiva di oltre diecimila metri quadri, con otto piazze, di cui sei enogastronomiche, la Piazza dei Sapori e una rassegna commerciale con oltre 200 espositori. In Piazza Sant'Agostino sta l'installazione «Cuore di Peperone», e una grande scritta «CARMAGNOLA» realizzata interamente con peperoni veri. C'è il Peperone Day, la giornata in cui tutti i ristoranti del paese lavorano su ricette a tema; c'è l'Accademia San Filippo coi caffè letterari, i seminari d'assaggio dedicati alle filiere del Piemonte e il percorso sensoriale «Peperone in tutti i sensi», curato dal Centro Studi Assaggiatori di Brescia; c'è la Via del Peperone con le degustazioni a chilometro zero e il Pala Peperone, 150 metri quadri per convegni e degustazioni. E c'è il Processo al Peperone, uno spettacolo in cui il palco si trasforma in una vera aula di tribunale, con tanto di giudice, collegio difensivo, pubblica accusa e testimoni delle parti.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Sagra del Peperone a Carmagnola è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Carmagnola si trova a 900 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Carmagnola dista 3 chilometri, cioè 4 minuti di strada.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- Sagra della polenta ad Ingria — settembre
- San Dümine e Sagra della Patata di Ceretti a Front — luglio
- Sagra Valsusina del Marrone a Villar Focchiardo — ottobre