Festa della Madonna del Caroseno a Greci 2027 - La statua portata a mano e i petali di rosa
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: irpiniaworld.it, letta il 20/09/2026.
La Festa della Madonna del Caroseno si celebra a Greci, in provincia di Avellino, l'unico comune arbëreshë della Campania. La statua della Madonna, protetta da un baldacchino, viene portata a mano per le strade del paese, fra i drappi stesi ai balconi e i petali di rosa lanciati al suo passaggio. La Madonna esce due volte l'anno: nella sua festa propria e poi il 25 agosto, nella processione dei simulacri insieme a San Bartolomeo, il santo patrono.
Un paese che prega in albanese
Per capire questa festa bisogna prima capire dove si svolge. Greci — Katundi in arbëresh — è un comune italiano della provincia di Avellino, in Campania, e il borgo si caratterizza per le antiche tradizioni identitarie arbëreshë, uniche in tutta la regione: è l'unico comune arbëreshë della Campania, arroccato sui rilievi dell'Irpinia orientale. Sorge a 821 metri sul livello del mare, su un'altura in posizione dominante sulla valle del Cervaro.
La differenza si sente parlando. Greci è un comune bilingue poiché, accanto all'italiano, si parla l'antico albanese, ossia la lingua arbëreshe. La ragione sta in una migrazione antica: nella seconda metà del XV secolo il territorio fu interessato da una massiccia migrazione di popolazioni albanesi provenienti dai Balcani meridionali, chiamate arbëreshë.
Con quelle persone, dice il paese, arrivò anche la Madonna. A Greci si venera con tutto il cuore la Madonna del Caroseno, e probabilmente il culto fu importato in Italia dagli antenati, che abbandonarono la loro terra per sfuggire al dispotismo turco.
Skanderbeg, sua moglie e una traslazione furtiva
Su come sia arrivato fin qui non c'è una certezza, ma un racconto tramandato. È consuetudine orale affermare che il culto della Vergine del Caroseno e la sua icona siano stati portati in Albania e poi in Italia da Skanderbeg, con traslazione furtiva, in seguito alla sua riconversione al cristianesimo e in particolare dopo il suo matrimonio con Andronica Comneno, cristiana; sarebbe stata quest'ultima, infatti, a portare il culto della Madonna del Caroseno in Albania, al seguito del proprio sposo. Altrove il culto grecese viene ricondotto, con più prudenza, a origini turche, albanesi, greche o latine.
C'è poi il nome, che nessuno è mai riuscito a tradurre in modo definitivo. Nel corso della storia più volte si è tentato di tradurre il termine «Caroseno» che accompagna il nome di Maria: «Santa Maria del Golfo nero», «Santa Maria del Golfo dei Buoi», «Santa Maria del grembo nero», «Madonna del Grembo d'Oro». Quattro proposte, e nessuna vincitrice.
La pista più circostanziata è geografica e passa per la lingua del paese. Nella lingua albanese al nome di Maria si accosta il genitivo «caruzinit», che potrebbe rimandare a un luogo geografico, più nello specifico alla regione «Karesene», così denominata dal fiume che l'attraversava, il Keresus, citata dallo storico Strabone.
La statua che si pagava per portare in spalla
La Madonna del Caroseno è un'opera greca di struttura, di grandezza naturale, e sta nella chiesa che porta il suo nome; nella chiesa madre, invece, si ammirano le statue di Maria Santissima del Caroseno e del Santo patrono Bartolomeo. Il giorno della festa cambia d'abito: la Madonna indossa un abito differente rispetto a quello giornaliero, reso ancora più luminoso dai gioielli in oro donati dai fedeli.
Il momento più importante è quello in cui esce. La festa trova il momento più significativo nella processione, dove la Madonna, protetta da un baldacchino, viene trasportata a mano da persone di varie fasce d'età, dai più giovani ai più anziani, per le strade del paese. Quanto contasse quel gesto lo dice un dettaglio: in passato addirittura si pagava per avere l'onore di portarla in spalla.
Il programma religioso mette in fila i tre momenti della giornata: la Santa Messa nella Chiesa Madre di San Bartolomeo Apostolo, poi la processione, poi la Santa Messa nella piazzetta antistante la Chiesa della Madonna del Caroseno.
I balconi vestiti e i petali di rosa
Mentre la statua passa, il paese si prepara a riceverla, e lo fa tirando fuori il corredo di casa. Ad accogliere la statua che sfila per le strade del paese ci sono drappi che abbelliscono i balconi, copriletto lavorati a mano e lenzuola ricamate. Chi vuole posiziona davanti casa un tavolo per far sostare la Madonna, e in alcuni spazi si preparano altari decorati con piante, fiori e oggetti sacri.
Poi c'è il gesto che dà il tono a tutta la giornata, e che si prepara nei giorni prima. Le signore hanno cura di raccogliere i petali di rosa più belli e profumati per lanciarli al suo passaggio. La processione è accompagnata dalla banda che intona melodie per l'occasione, e quando la Madonna esce fa una sosta proprio davanti all'ingresso: in quel momento, di solito, c'è lo spettacolo dei fuochi pirotecnici.
La sera cambia registro senza cambiare piazza. La festa continua con gruppi musicali, balli e divertimento, con l'esibizione del gruppo arbëreshë «Ajri i Lumit», e arrivano in paese anche le immancabili bancarelle con le noccioline. L'ingresso, in tutto questo, non esiste: la festa è rivolta alla cittadinanza tutta ed è gratuita.
La Madonna del Caroseno esce due volte l'anno: nella sua festa propria e poi il 25 agosto, nella processione dei simulacri di San Bartolomeo e della Madonna del Caroseno lungo le vie del borgo, accompagnata dalla partecipazione dei fedeli e dalle luminarie che vestono a festa il centro storico.
L'icona di Corfù e i due riti
A questa devozione antica si è aggiunto di recente un oggetto nuovo, che però viene da lontano. La piccola «Gerusalemme irpina ecumenica» di Greci ha ricevuto in dono l'icona della Madonna del Caroseno, acquistata a Roma da un benefattore antiquario che ha voluto portare a Greci quell'icona del XVI secolo, di scuola monastica greco-bizantina-copta.
Non è una copia moderna: l'icona proviene da un monastero greco-copto dell'area balcanica, Isola di Corfù, ed è stata dipinta con tecniche egiziane, con pigmenti naturali. Dopo la solenne esposizione nella Casa mariana del Santuario Madonna di Fatima è stata accolta dalla popolazione grecese.
Quell'arrivo ha rimesso in circolo una memoria che il paese aveva perso. Così rivivono dopo secoli i germogli delle memorie dell'antico rito greco-bizantino, e Greci torna nel suo ruolo di Casa mariana dove nell'unica Chiesa «ecumenica» si officiavano i due riti in pace ed in armonia, fino alla libera rinunzia al rito da parte dei grecesi durante l'episcopato del cardinale Vincenzo Maria Orsini, il futuro papa Benedetto XIII.
Come arrivare alla festa
La Festa della Madonna del Caroseno a Greci si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Savignano-Greci, a 3,9 chilometri da qui, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Orneta-Villanova-Zungoli aspetta un percorso di 24 chilometri che in 24 minuti porta a destinazione.
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