Festa della Madonna della Stella a San Costantino Albanese 2027 - Il diavolo che esplode per ultimo
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: italia.it, letta il 20/09/2026.
La Festa della Madonna della Stella si tiene a San Costantino Albanese, comune arbëreshe della Val Sarmento in provincia di Potenza, la seconda domenica di maggio. I Nusazit — pupazzi di cartapesta a grandezza naturale vestiti con i costumi tradizionali albanesi e riempiti di polvere pirica — vengono accesi ed esplodono uno dopo l'altro davanti alla chiesa, appena prima che la statua della Madonna esca in processione. Introdotti agli inizi del Novecento, sono diventati nell'arco di circa un secolo uno dei simboli identitari più forti della comunità.
Kapelja, che vuol dire due cose insieme
È il principale evento festivo del paese, e le celebrazioni sono al centro di un'intensa e partecipata devozione.
C'è una parola che tiene insieme il luogo e la festa: il termine "Kapelja" indica insieme il santuario, cuore spirituale della comunità, e la festa stessa.
Il santuario sta fuori dal paese, in montagna. Simbolo del paese è il Santuario di Santa Maria della Stella, edificato nel XVII secolo su un preesistente edificio bizantino del X-XI secolo, e conserva affreschi risalenti al XVII secolo attribuiti a Belisario Corinzio, un dipinto raffigurante la Madonna della Stella e un prezioso altare barocco. La storia del santuario affonda le sue radici nell'antica presenza italo greca.
Il calendario della statua è più lungo della festa. La statua viene prelevata dal Santuario tre settimane prima e condotta in processione in paese, mentre il giorno della festa farà ritorno verso la montagna.
Cinque pupazzi di cartapesta su un palco
Ciò che rende unica questa festa è la tradizione dei Nusazit: figure antropomorfe in cartapesta, vestite con i costumi tradizionali albanesi, mosse e animate dai petardi.
Sono messi su un palco nella Piazza principale, posta di fronte alla Chiesa Madre, e accesi al momento in cui la Madonna è portata fuori dalla chiesa, alla fine della messa e prima dell'inizio della processione diretta al Santuario.
Come sono costruiti si racconta con i termini del posto. I pupazzi antropomorfi di cartapesta sono costruiti su intelaiature di legno — armaxhi —, e sono poi vestiti con i costumi raffiguranti elementi del folclore locale; sono a grandezza naturale e montati su ruote messe in movimento dallo scoppio dei petardi. Dentro c'è la carica: sono riempiti di polvere pirica e razzi per generare un movimento — in alcuni rotatorio intorno al proprio asse, in altri di altro tipo — che si conclude per ognuno di essi con la detonazione finale.
I personaggi sono sempre gli stessi, e ciascuno porta addosso un mestiere. Una donna (nusja), un pastore (kapjel picut), due fabbri (furxharet) e il diavolo (djallthi). La donna è vestita con il costume di gala albanese, riccamente decorato; il pastore porta il tradizionale costume con il cappello a punta e due forme di ricotta, simbolo della vita pastorale; i fabbri sono nell'atto di picchiare sull'incudine e rappresentano il lavoro artigianale.
E poi c'è l'ultimo. Il diavolo è raffigurato secondo l'iconografia locale, cioè con due facce, quattro corna, i piedi a zoccolo di cavallo — këmb rrutullore — e porta in mano una forca (furrçilja) e la catena del paiolo (kamastra).
L'ordine non cambia mai
L'accensione segue una sequenza fissa, e la sequenza è il rito. I primi ad essere "accesi" sono i due pupazzi raffiguranti i fabbri, intenti a lavorare su un incudine; successivamente vengono innescate le micce dei restanti personaggi nell'ordine: il pastore, la donna e infine il pupazzo raffigurante il diavolo.
L'ultimo ad essere incendiato è proprio il diavolo, ed è il personaggio che incute timore per le sue sembianze e per la deflagrazione più forte. La festa, in pratica, si tiene in sospeso fino a quel botto: solo quando anche l'ultimo pupazzo è scoppiato e la banda inizia a suonare, l'effigie della Madonna può iniziare il suo giro processionale per le vie del paese.
C'è anche un sesto pezzo, e va in scena la sera prima. Oltre ai Nusazit viene preparato un altro pupazzo in cartapesta imbottito di polvere pirica, raffigurante un cavallo col Cavaliere (kali), pieno anch'esso di petardi, che viene acceso la sera della vigilia della festa in piazza. Dentro c'è una persona: il cavallo con il cavaliere ha un telaio rettangolare ed è trasportato con passo saltellante da un uomo posto al suo interno, e i petardi, collocati attorno al telaio rettangolare, sono posti in modo da non arrecare alcun danno al volontario che trasporta il cavallo.
La pastorella Vrasilia e la settimana della cappella
Il santuario, prima ancora della festa, ha la sua leggenda di fondazione. Il Santuario della Madonna della Stella vanta una storia millenaria: già prima della venuta degli esuli albanesi la costruzione era presente, e si può ipotizzare che sia stata ricostruita nel XVII secolo dagli esuli albanesi sulle "rovine" di una precedente costruzione risalente al X secolo e facente parte di un monastero basiliano.
La tradizione vuole che, dopo l'insediamento degli albanesi, sia apparsa la Vergine Santa a un'umile pastorella di nome "Vrasilia", e la Madre di Dio, adagiata su una pianta di fico, avrebbe esplicitamente richiesto la ricostruzione del tempio, garantendo in cambio la protezione alla comunità. La strada che oggi la processione risale porta ancora quel nome.
La festa vera e propria dura molto più di un giorno. Tre domeniche prima viene celebrata la Divina Liturgia secondo il rito greco nel Santuario — "Kapelja", così come viene chiamata dalla popolazione locale — al termine della quale comincia la processione di discesa, accompagnata da zampogne e ciaramelle, e all'arrivo in piazza le donne attendono in ginocchio l'ingresso della Statua nella chiesa parrocchiale. Le settimane successive sono dedicate alle comunità limitrofe, che alternandosi giungono in pellegrinaggio assieme ai loro parroci, che offrono preghiere e meditazioni. L'ultima settimana prende il nome di "Java e Kapeles", la settimana della cappella.
Il sabato del vescovo, e i pani benedetti
Alla vigilia della festa, il sabato nella mattinata, arriva il Vescovo, atteso dal popolo nella piazza d'ingresso del paese — "Ka Konget" — e dalla banda musicale. Segue il gesto che apre la festa: è il momento dell'innalzamento: chiusa la vetrina, gli uomini alzano la teca con la Vergine all'interno tra applausi e canti, al grido di "Viva la Madonna della Stella!"
Inizia così la celebrazione del Vespro secondo il rito greco e la benedizione del pane, vino, olio e grano, segno di prosperità, e per l'occasione vengono preparati dei pani tipici (kulaç) che al termine vengono distribuiti al popolo.
La sera è per la musica. Terminato il vespro, le zampogne e ciaramelle si alternano durante tutta la serata nella chiesa parrocchiale, mentre si assiste a una serata musicale nella piazza antistante la parrocchia, gremita di persone, dove a metà della serata c'è l'esplosione del cavallo pirotecnico, "Kali", e a mezzanotte i fuochi d'artificio. Tutte le ragazze indossano il costume tradizionale, e le zampogne, dopo la benedizione del Vescovo, assieme alla banda musicale girano il paese.
Le candele sul capo e le preghiere in albanese
Quando la statua esce, il corteo ha una forma precisa e antica. La processione dell'effigie della Madonna della Stella per le vie del borgo è preceduta, come avviene in molti centri della Basilicata, da donne nubili che recano sul capo costruzioni di candele addobbate con nastri, fiori e spighe, dette "scigl", ed è seguita da donne che recitano preghiere in lingua albanese.
Attorno ci sono canti religiosi e momenti liturgici di profonda devozione mariana, e le antiche melodie dei suonatori di strumenti tradizionali, che ogni anno eseguono le loro musiche a devozione della Madonna. Gli abiti tradizionali arbëresh sono indossati da numerosi adulti e bambini.
Il momento in cui la statua esce è anche quello in cui i pupazzi saltano: le fanciulle cantano i canti devozionali, le donne portano sul capo le "cente" (shiljat) e i ceroni devozionali; esce la Statua, esplodono i pupazzi antropomorfi, esplode il diavolo — ancora una volta la purezza di Maria ha distrutto il nemico.
Poi si sale. Si parte verso il Santuario ripercorrendo la strada di Vrasilia, 2 km in salita, e i costumi e le cente precedono la Statua, mentre le zampogne e ciaramelle suonano ininterrottamente; per strada ci sono i banchetti devozionali per sostenere i portatori. Arrivati al Santuario partono i botti, e la Vergine riprende il suo posto nel Santuario a lei dedicato (Shpia e saj), dove i pellegrini accorrono attorno all'effigie per baciarla, per toccarla, accompagnati dai canti in lingua albanese. Al mattino la Divina Liturgia presieduta dal Vescovo, la chiusura dei festeggiamenti e il momento di "agape" della comunità di San Costantino.
Quanto sono antichi davvero
I Nusazit furono introdotti per la prima volta agli inizi del Novecento, come racconta anche uno studio universitario, e nell'arco di circa un secolo sono diventati uno dei simboli identitari più forti della comunità.
Non esistono studi specifici che ne attestino le origini in epoche più antiche, e le letture simboliche — riti propiziatori, celebrazioni stagionali legate al rinnovamento della natura — restano ipotesi.
Quello che è certo è l'effetto che fanno oggi. La tradizione dei "Nusazit" non ha altri esempi in Italia, ed è per questo che attira numerosi turisti, affascinati anche dalle tradizioni e dalla cultura arbëreshe, che si sono conservate inalterate per cinque secoli. È uno spettacolo unico in Italia, che si ripete ogni anno e che ogni anno suscita emozione, stupore e anche un pizzico di timore, per il rumore dei petardi.
Negli ultimi anni i Nusazit sono stati riconosciuti sempre più come patrimonio, fino a diventare il simbolo dell'identità di questa piccola comunità arbëreshe della Val Sarmento. Del resto la festa è preceduta da una lunga preparazione che coinvolge gli abitanti del paese, ciascuno dei quali contribuisce a suo modo alla realizzazione dell'evento, con le strade del borgo addobbate con fiori e decorazioni.
Come arrivare alla festa
La Festa della Madonna della Stella a San Costantino Albanese si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Trebisacce, a 44 chilometri da San Costantino Albanese, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di San Paolo Albanese - Cersosimo ha davanti un percorso di 6,7 chilometri, otto minuti di guida.
Nello stesso periodo, poco lontano
Nella stessa provincia, altre feste da mettere in calendario.
- Festa della Madonna della Conserva a San Costantino Albanese — agosto
- La Festa dello Spirito Santo a Melfi — maggio
- San Biagio di Sebaste a Maratea — maggio