Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Natale » Storia e origini

Natale · Storia e origini

Storia del Natale: perché il 25 dicembre, e chi lo stabilì

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Natale è la festa cristiana della nascita di Gesù e si celebra il 25 dicembre. La data di nascita di Gesù è sconosciuta, poiché i Vangeli e altri scritti coevi non indicano un giorno preciso: il 25 dicembre compare per la prima volta in Ippolito di Roma nel 204, e la prima celebrazione a Roma risale al 336. Nello stesso giorno il calendario romano segnava la nascita del Sole Invitto, fissata al 25 dicembre dall'imperatore Aureliano nel 274, e la settimana precedente si tenevano i Saturnali.

Quello che i Vangeli dicono, e quello che non dicono

Il racconto della nascita è arrivato attraverso Luca e Matteo, che narrano l'annuncio dell'angelo Gabriele, la deposizione nella mangiatoia, l'adorazione dei pastori, la visita dei magi. Ma la scena che tutti hanno in mente contiene pezzi che lì non ci sono: alcuni aspetti devozionali, la grotta, il bue e l'asino, i nomi dei Magi, risalgono invece a tradizioni successive e a racconti presenti in vangeli apocrifi.

Chi fece i conti per primo

Il 25 dicembre compare per iscritto molto presto. Il primo riferimento al 25 dicembre come giorno di nascita di Gesù appare in Ippolito di Roma nel 204, circa settant'anni prima dell'imperatore Aureliano, nel Commentario su Daniele datato al 203-204; successivamente la data è menzionata nella Cronografia di Sesto Giulio Africano del 221.

La celebrazione del Natale non è presente nei primi elenchi delle festività cristiane, per esempio in quello di Ireneo e in quello di Tertulliano, e Origene ricorda che nella Scrittura solo i peccatori festeggiavano la data del compleanno.

Il Natale del Sole

Il termine Natalis indicava genericamente una ricorrenza di nascita o fondazione, come nel caso del Natalis Romae (21 aprile), anniversario della fondazione dell'Urbe. Ogni tempio aveva il suo natale, ogni persona celebrava il proprio sacrificando al proprio genio, e in età imperiale il natale dell'imperatore era una festa pubblica.

Il culto solare arrivò a Roma da fuori: nel III secolo si intensificò quando l'imperatore Eliogabalo, originario di Emesa in Siria, introdusse la divinità del suo Paese di origine a Roma costruendo un tempio al Sol Invictus sul Palatino.

La data la fissò un altro imperatore: il culto del Sol Invictus, riformato e ufficializzato come culto pubblico dall'imperatore Aureliano nel 274, fissò al 25 dicembre la celebrazione della nascita della divinità solare, spesso identificata con Mitra.

Già intorno al 3000 a.C. in Babilonia il 25 dicembre si festeggiava Shamash, il dio Sole babilonese, culto poi sviluppatosi nelle forme di Ishtar e Tammuz, e altre divinità solari venivano celebrate intorno a quella data, fra cui l'egizio Horus.

Sette giorni con i ruoli rovesciati

Nello stesso mese cadevano i Saturnali, un'antica festa della religione romana dedicata a Saturno, dio dell'agricoltura, celebrata dal 17 al 23 dicembre.

Duravano sette giorni ed erano una festa per tutte le classi sociali: anche i ceti meno abbienti e gli schiavi acquisivano maggiori libertà, creando in certi casi delle inversioni di ruoli. Una celebrazione «molto pittoresca, assimilabile a quello che noi oggi conosciamo come il carnevale», che cadeva in occasione del solstizio e consisteva in un rinnovamento: si chiudeva l'anno appena passato e si invocava un periodo più ricco di pace e prosperità.

Il 336, scritto dentro un calendario

La prima celebrazione del Natale a Roma risale al 336, e la si legge nel Cronografo del 354 di Filocalo, la cui dodicesima sezione, la Depositio Martyrum, è «filologicamente databile al 336» e a quel giorno riporta «natus Christus in Betleem Iudeae».

Le due feste stanno sullo stesso foglio: il Cronografo Romano, «che è a un tempo un calendario civile e religioso, indica, in quanto calendario civile, il 25 dicembre come N(atale) invicti», e nell'elenco dei vescovi di Roma pone in testa, allo stesso giorno, la nascita di Cristo a Betlemme di Giudea.

A differenza della Pasqua, che è festa mobile, la nascita di Cristo è celebrata fin dall'inizio in un giorno fisso nel ciclo annuale.

Chi ha copiato chi: le tre spiegazioni

La prima risposta è quella della sovrapposizione: con l'affermarsi del cristianesimo, «nel tentativo di far abbandonare alla popolazione le tradizioni pagane (e di cristianizzarle) la Chiesa decise di sovrapporre questa data alla celebrazione della nascita di Gesù Cristo», e solo nel 330 d.C. Costantino trasformò la festa del Natale del Sole nella festa del Natale di Cristo a livello imperiale e ufficiale.

La seconda risposta contesta proprio la cronologia: sono documentate numerose attestazioni, anteriori al 274, che mostrano come in diversi ambienti cristiani fosse già diffusa la convinzione che Gesù Cristo fosse nato il 25 dicembre. E fa notare una cosa che si dà per scontata a torto: il Natale «non coincide né si sovrappone direttamente alle celebrazioni del solstizio d'inverno o ai Saturnali», che nel calendario romano si svolgevano dal 17 al 23 dicembre.

La terza è di Ratzinger, in Introduzione allo spirito della liturgia del 2001, e rifiuta entrambe le letture come troppo semplici: il cristianesimo né adottò il culto di altre divinità del Sole adeguandolo all'evento della nascita di Cristo, né colonizzò un culto che non gli apparteneva. Per i Padri della Chiesa, aggiunge, la celebrazione del Natale «non fu la sconfitta del paganesimo, ma la sua parziale rivendicazione».

C'è poi una pista che porta altrove: altri studiosi rintracciano le origini del Natale nella festa ebraica delle luci, la Hanukkah, che celebra la consacrazione di un nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme e che cade il venticinquesimo giorno di Kislev, corrispondente approssimativamente a novembre o dicembre; ma la durata e il significato della festa ebraica sono diversi e non sembrano avere inciso sulla scelta del 25 dicembre.

Nella stessa direzione va l'argomento del 25 marzo: Tertulliano, che scrive nel II secolo, attesta una tradizione secondo cui Cristo morì il 25 marzo, e quel giorno era visto anche come giorno del concepimento di Gesù — la data che la Chiesa cattolica festeggia ancora oggi come Annunciazione.

L'Oriente che disse di no

La data non fu accolta ovunque allo stesso modo. Ad Antiochia, l'adozione della festa del 25 dicembre avvenne dopo una fase di resistenza e si colloca nella seconda metà del IV secolo, e un ruolo decisivo fu svolto da Giovanni Crisostomo, che nel 386 la promosse ufficialmente.

Lo fece in un'omelia per la festa di san Filogonio, invitando la Chiesa di Antiochia ad abbandonare alcune consuetudini legate al calendario ebraico; nello stesso discorso affermò che una parte della comunità già celebrava il Natale in quel giorno da circa dieci anni, e che la festa era da tempo osservata in Occidente, «dalla Tracia fino a Cadice».

A Gerusalemme, nel 385, la pellegrina Egeria descrive una solenne celebrazione della Natività in cui il vescovo si recava durante la notte a Betlemme e rientrava in città nel giorno principale della festa. E ancora oggi, per le Chiese ortodosse orientali, la festività cade il 6 gennaio.

Dodici giorni, e le feste che le sono cresciute intorno

La festa si allargò fino a diventare una stagione: nel 567 il Concilio di Tours stabilì che il «tempo di Natale» durava dodici giorni, dal 25 dicembre al 5 gennaio, collegandosi così all'Epifania. Era già stata dichiarata festività ufficiale dell'impero nel 529 da Giustiniano, e il 25 dicembre come data ufficiale, attestato a Roma nel 336, «divenne di uso comune solo nel V secolo».

Attorno a quel giorno se ne sono depositati altri: Santo Stefano, San Giovanni e i Santi Innocenti il 26, 27 e 28 dicembre, la Sacra Famiglia nella domenica dopo il Natale, il nome di Gesù il 1º gennaio, l'adorazione dei Magi il 6 gennaio. Con l'Epifania praticamente terminano le solennità natalizie, ma la loro conclusione, sia in Oriente sia in Occidente, è considerata la presentazione di Gesù al tempio, il 2 febbraio.

Perché si festeggia così

Solo nell'Ottocento il 25 dicembre divenne una festa incentrata sulla famiglia, anche grazie ad autori come Charles Dickens e Washington Irving, che nelle loro opere descrissero la ricorrenza in termini simili a quelli attuali.

Nel Novecento, con lo sviluppo della società di massa e la globalizzazione, il Natale «ha assunto le sembianze di una festa prevalentemente commerciale e consumistica», e oggi è celebrato in quasi tutti i Paesi del mondo, compresi molti di quelli in cui il cristianesimo non è la religione prevalente.

La ricorrenza non ha perso il suo significato religioso ed è il giorno nel quale le chiese registrano la presenza più numerosa di fedeli.

Da vedere qui intorno

Nello stesso mese, qui intorno, si tengono anche queste.

Da leggere