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Le tradizioni di Natale in Friuli-Venezia Giulia: riti, piatti e usanze del posto
In Friuli-Venezia Giulia il Natale comincia il 5 dicembre con San Nicolò e finisce all'Epifania. La sera della Vigilia si accende nel focolare il zoc di Nàdal, il ceppo che deve ardere fino al 6 gennaio, e la cena è «in bianco», senza carne.
Se la mattina di Natale il ceppo era spento, l'anno del capofamiglia era considerato sfortunato.
Il zoc di Nàdal
Il ceppo natalizio friulano si chiama zoc di Nàdal, o Nadalin, e può essere un tronco di faggio, gelso o quercia. Lo accende il più giovane della famiglia, prima della messa della Vigilia, e il più anziano deve custodire il focolare fino a Capodanno o all'Epifania.
La superstizione riguarda il capofamiglia: se il ceppo si spegneva o si riduceva in cenere entro la mattina di Natale, l'anno che veniva sarebbe stato sfortunato.
La sera della Vigilia, attorno al fogolar
All'imbrunire il cuore della casa friulana era il fogolar. Sulla fiamma si mettevano bucce di mandarino e d'arancia e rami di ginepro, per profumare le stanze; le giovani fidanzate gettavano una noce sul fuoco e dallo scricchiolio leggevano come sarebbe andato il loro amore.
Poi veniva la benedizione: il capofamiglia, con il figlio maggiore e l'acqua benedetta, passava stanza per stanza, mentre il figlio più piccolo teneva le chiavi. Finito il giro si mangiavano dolci e si restava attorno al fogolar fino a mezzanotte, con tè e vin brulè. In campagna si preparavano focaccia sotto la brace, biscotti e ciambelle.
La cena in bianco
La cena della Vigilia prevede soltanto pietanze in bianco.
- pasta e fagioli con l'olio nuovo;
- bigoli in salsa;
- baccalà e lumache;
- pesce arrostito o lessato;
- anguilla con il radicchio.
A mezzanotte si andava in chiesa, e ai presenti si donavano noci, augurio di prosperità. Al ritorno dalla messa si offrivano brodo caldo con pezzetti di mela e vin brulè, e si mangiava la mela cotogna arrostita con chiodi di garofano, cannella e limone.
Ad Aquileia la preparazione comincia nove giorni prima, con il Missus o la Novena di Natale.
San Nicolò e i Krampus
San Nicolò è una delle tradizioni natalizie più antiche del Friuli: comincia al tramonto del 5 dicembre e prosegue per tutta la giornata del 6, con piccoli doni e dolciumi ai bambini. In alcune località il santo arriva accompagnato dai diavoli.
A Tarvisio la tradizione di San Nicolò e dei Krampus è fra le più sentite, e a Camporosso, Fusine in Valromana, Rutte Piccolo e Malborghetto Valbruna si organizzano sfilate, fiaccolate e chioschi.
Le cidulis e le Strele
In Carnia si pratica il tir des cidulis: rotelle di legno di faggio o abete, incendiate e fatte rotolare giù da un'altura, accompagnate dal canto.
Nei borghi montani si canta la stela, o Strele: gruppi che portano la stella luminosa di casa in casa, nella notte della Vigilia o il giorno di Santo Stefano, cantando in dialetto friulano e in latino; in cambio ricevono un'offerta simbolica. Il ciclo si chiude all'Epifania con i Pignarul — detti anche Panevin, Foghere o Boreòn — le cataste di legna che bruciano il 5 o il 6 gennaio.
Il pranzo di Natale
Il pranzo si apre con i salumi e il Montasio: prosciutto crudo di San Daniele e di Sauris, la rosa di Gorizia, il radicchio rosso servito come antipasto, e il toc in braide, polenta con la fonduta di formaggio.
Fra i primi ci sono i cjarsons della Carnia — ravioli dal ripieno dolce, con uva passa, pinoli, cioccolato, spinaci e cannella, serviti con la scuete, ricotta affumicata — gli gnocchi di patate in salsa di Montasio e porri, e la jota triestina, minestra di fagioli, patate e crauti, che si comincia di solito la Vigilia.
Il secondo è brovada e muset: rape macerate nelle vinacce e un insaccato simile al cotechino, tutti e due fra i prodotti agroalimentari tradizionali. La brovada DOP accompagna anche lo stinco di maiale, e compare la trippa con sugo e formaggio.
I dolci
- la gubana, originaria delle Valli del Natisone al confine con la Slovenia: una spirale d'impasto farcita con noci, pinoli, uvetta, fichi e prugne secche;
- la putizza, o potica, dell'area friulano-istriana;
- il presnitz, dolce triestino;
- le castagnole di Natale e gli gnocchi alle prugne.
I presepi
Il Giro Presepi FVG, alla ventiduesima edizione, censisce 172 siti in 101 centri e oltre 2.500 Natività, a cui si aggiungono i circa mille presepi del Museo del Presepio di Trieste.
- Corgnolo: quindicimila metri quadri e oltre 300 statue, fra oste, fabbro e soldati romani;
- Ara di Tricesimo: nato nel 1976 dopo il terremoto del Friuli, costruito in prospettiva, con le statuine che crescono di dimensione fino alla Natività;
- Sutrio: il presepe di Teno, mosso da ingranaggi meccanici, riproduce usi e costumi del paese;
- Ravascletto: i presepi dei discendenti dei cramârs, gli ambulanti della Carnia attivi dal XVI al XIX secolo;
- Selz di Ronchi dei Legionari: oltre 300 figure animate da un solo motore;
- Grado: Gesù nasce nella laguna e i pastorelli sono pescatori.
A Sappada e Sauris i presepi sono diffusi per il paese. I mercatini si tengono a Trieste in Piazza Sant'Antonio, ad Aquileia in Piazza Capitolo, a Sauris, a Monfalcone nel Villaggio di Natale e a Cividale del Friuli, in stile carinziano, con frittelle di mele e vin brulè.
Domande frequenti
Che cos'è il zoc di Nàdal
Il zoc di Nàdal è il ceppo natalizio friulano, acceso nel focolare la Vigilia dal più giovane della famiglia. Deve ardere fino all'Epifania.
Cosa si mangia a Natale in Friuli
La Vigilia è in bianco, con baccalà, bigoli in salsa e anguilla. Il 25 dicembre si mangiano cjarsons, jota, gnocchi al Montasio e brovada e muset.
Che cosa sono le cidulis
Le cidulis sono rotelle di legno che in Carnia si incendiano e si fanno rotolare giù da un'altura, accompagnate dal canto.