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Le tradizioni di Natale in Sardegna: riti, piatti e usanze del posto
In Sardegna la Vigilia di Natale si chiama Sa nott'e xena, la notte della cena. Nel camino si accende su truncu 'e xena, il ceppo che deve ardere fino all'Epifania, e a mezzanotte si va a Sa Miss'e Puddu, la messa annunciata dal primo canto del gallo.
Il ceppo non deve bruciare del tutto: quel che resta porta salute.
Sa nott'e xena
Sa nott'e xena è la notte della cena, e segnava il rientro a casa di molti pastori dalla transumanza. La famiglia si riuniva attorno al camino — che per l'occasione poteva avere i muri anneriti ridipinti — e gli anziani raccontavano ai bambini storie e leggende.
La serata era di attesa: nel patrimonio tradizionale la Vigilia era giorno di digiuno, e nel Logudoro, all'inizio del Novecento, il digiuno durava fino alla fine della messa di mezzanotte. In altre zone si faceva un pasto frugale.
La cena vera si consumava dopo la liturgia e i colpi di fucile: salsiccia arrosto, verdure e i dolci fatti in casa — mindulati, papassini, pani e saba, cucciuleddi o acciuleddi e niuleddi.
Su truncu 'e xena
Il 24 dicembre si preparava un grosso pezzo di legno scelto apposta, su truncu 'e xena, e lo si accendeva nel camino. Doveva restare acceso fino all'Epifania per portare fortuna, e in alcune case non doveva spegnersi per nessun motivo lungo tutte le feste.
C'è una regola in più: il ceppo non deve bruciare completamente, perché quel che avanza porta salute e prosperità.
Sa Miss'e Puddu
La messa della notte del 24 si chiama Sa Miss'e Puddu, o Missa 'e sos puddos, la messa dei galli: comincia a mezzanotte e finisce al canto del gallo. Il nome viene dalla Missa del gall catalana.
Nel Nuorese si resta svegli aspettando le campane che la annunciano. In Ogliastra è molto sentita la novena, nei nove giorni prima del 25 dicembre, quando le famiglie si riuniscono per cantare e pregare.
Il canto della Sibilla ad Alghero
Ad Alghero, nella notte del 24 dicembre, si esegue il canto della Sibilla, detto anche Signum Judicii o Señal del Judici: uno dei legami rimasti fra la città e la Catalogna.
Il pranzo del 25 dicembre
Il 25 dicembre è il giorno principale, e il pranzo si prepara di buon mattino. Si comincia con l'antipasto: salame secco, pecorino, rivea, interiora cotte allo spiedo e carne arrosto.
Il piatto principe è il porceddu, il maialino da latte cotto in forno o allo spiedo, aromatizzato al mirto o con altre spezie; in alcune zone si preferisce l'agnello al forno. Fra i primi ci sono i malloreddus — il nome, in Campidano, viene da malloru, cioè toro — conditi con pomodoro, salsiccia e pecorino, i ravioli di ricotta e i culurgiones ogliastrini, ripieni di crema di patate lesse, pecorino, aglio, menta e olio.
Il pane e i dolci
Il pane si fa apposta per il Natale e si cuoce nel forno a legna, e ogni zona ha il suo. Un tempo le donne del paese usavano i forni pubblici, e dovevano mettersi d'accordo sul turno di cottura.
- sa tunda, il pane tondo dell'Oristanese con noci e uvetta;
- su bacchiddu 'e Deu e sa pertusitta, dei forni del nord dell'isola: il primo è decorato come il pastorale del vescovo;
- in Ogliastra si donava un pane a forma di cuore, giglio, stella, pesce o uccello, e anche a forma di neonato, chiamato su accèddhu;
- a Orotelli si regalava su pan 'e paska.
Fra i dolci ci sono le pabassinas, biscotti glassati a forma di diamante fatti con farina, uvetta, noci, nocciole, sapa e mandorle, il pani 'e saba, i mustatzolos, le tiricas, le pardulas e le casadinas, accanto a panettone e pandoro.
Nella mandada — dolci, carni, formaggi, salumi e interiora — si condivideva la festa anche con le famiglie meno abbienti.
Su Naschimentu
Il presepe in sardo si chiama Su Naschimentu, e in molte case si allestisce l'8 dicembre, per l'Immacolata. Può essere molto elaborato: un villaggio intero con figure, case, stalle, fontane e stagni, e in certe scene l'acqua scorre davvero.
- Berchidda, in Gallura: Notte de Chelu, con otto presepi a grandezza naturale, inaugurata a metà dicembre;
- Olmedo: nella chiesa romanica di Nostra Signora di Talia, un presepe fatto interamente di pane, con la Sacra Famiglia scolpita nella pasta;
- Bono: il Presepe in Carrela;
- Bosa: durante Natale a Bosa tra Arte e Tradizione si sfida chi fa il presepe più bello, bambini e adulti.
I giochi
Attorno al camino si gioca a Sa Murra, a Su Barralliccu — una specie di trottola — e a Sa Tombula. Il ciclo prosegue oltre Natale: a Orgosolo, il 31 dicembre, i bambini fanno Sa Candelaria, e a Bitti si porta di casa in casa Su Nenneddu, fra canti e preghiere.
Domande frequenti
Che cos'è Sa nott'e xena
Sa nott'e xena è la notte della cena, cioè la Vigilia di Natale in Sardegna. La famiglia si riunisce attorno al camino e si aspetta la messa di mezzanotte.
Che cos'è su truncu 'e xena
Su truncu 'e xena è il ceppo natalizio sardo, acceso il 24 dicembre. Deve ardere fino all'Epifania e non deve bruciare del tutto, perché quel che resta porta salute.
Cosa si mangia a Natale in Sardegna
Il pranzo del 25 dicembre ha il porceddu, i malloreddus e i culurgiones. Fra i dolci ci sono pabassinas, pani 'e saba e sa tunda.
Che cosa è Sa Miss'e Puddu
Sa Miss'e Puddu è la messa di Natale in Sardegna: comincia a mezzanotte e finisce al canto del gallo. Il nome viene dalla Missa del gall catalana.