Home » Sagre ed Enogastronomia
Sagra delle Castagne a Soriano nel Cimino con la giostra dell'anello 2026
Fonte: sagradellecastagne.com, letta il 19/09/2026.
La Sagra delle Castagne si tiene a Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo, nei primi tre fine settimana di ottobre. Il paese abbandona la modernità per tornare indietro di 700 anni, al punto che nell'area pedonale del centro storico vengono occultati addirittura i segnali stradali; le quattro contrade — Papacqua, Rocca, Trinità e San Giorgio — si sfidano negli addobbi, nelle taverne, nella giostra dell'anello e nel torneo degli arcieri. La rievocazione ricorda i fatti del 1489, quando i sorianesi sventarono l'assalto al castello, ed è organizzata dall'Ente Sagra delle Castagne.
Un paese smontato e rimontato
Nulla è lasciato al caso e tutto il paese è curato nei minimi dettagli, dal ponte levatoio che permette l'accesso al castello agli stendardi, fino alle insegne dei negozi che vengono ricoperte. Si ricostruiscono portoni, cancelli in ferro e torrette, si riproducono taverne di epoca medievale e un villaggio per le vie del paese, e in tutte le strade del centro storico si appendono le bandiere che ricordano gli stemmi dei signori un tempo proprietari del feudo: gli Orsini, i Guastapane, i Vitelleschi, i Di Vico, i Borgia, gli Sforza, i Della Rovere, i Caraffa, i Madruzzo, i Colonna, gli Altemps, gli Albani e i Chigi.
Tutto questo non arriva su un camion. Le strutture in legno che richiamano il periodo storico sono realizzate durante l'anno nei magazzini delle contrade — ogni contrada ha il suo — e la preparazione della festa impegna ogni anno circa 800 persone. Il paese, per tre settimane, si trasforma completamente, anche da un punto di vista architettonico.
La vecchietta che vide la fiaccola
Il motivo per cui tutto questo esiste è una notte del 1489. Nel 1484 Papa Innocenzo VIII era salito al soglio pontificio e Soriano era stata affidata ai Borgia. Il signore di Vignanello, Pier Paolo Nardini, aveva fatto assassinare a tradimento il castellano Didaco di Carvajal e puntava a impossessarsi del castello di Soriano. La leggenda narra che ad accorgersi dell'avvicinarsi dei mercenari vignanellesi fosse stata una vecchietta, abitante sulla collina della Bastia, che nottetempo vide agitarsi una fiaccola sulla sommità del merlo maschio del Castello.
La vecchietta del Carnaiolo, così era soprannominata, svegliò di corsa i sorianesi incitandoli a fronteggiare il nemico, e lo fece nonostante la veneranda età. I sorianesi si diressero in parte al castello e in parte verso la strada che conduceva a Vignanello; in un luogo che da quel giorno fu denominato Fosso del Buon Incontro si avventarono contro il traditore e i suoi complici, e li gettarono dal merlo più alto della torre. Papa Innocenzo VIII, per premiare la fedeltà dei sorianesi, promulgò la Bolla d'oro, con cui concesse alla popolazione i frutti e i proventi prima spettanti alla Camera Apostolica e autorizzò l'aggiunta, sullo stemma comunale, della parola Fidelitas. Ancora oggi il Rione Trinità, quello a cui la vecchietta apparteneva, le rende omaggio nel corteo.
Anelli da tre millimetri
La cittadina è divisa in quattro contrade — Papacqua, Rocca, Trinità e San Giorgio — nate negli anni Settanta per ricreare l'ambiente storico e il palio dei rioni descritti nei documenti dell'archivio storico comunale. Si contendono premi e onori confrontandosi negli addobbi delle vie, nell'allestimento delle rievocazioni e soprattutto nella sfida per il Palio, che si corre al campo Giannotti, a tre chilometri circa dal centro.
Nella giostra dell'anello ogni fantino effettua tre giri di pista cercando di infilare con la lancia, nel minor tempo possibile, uno dei tre anelli di differente diametro — 3, 6 e 9 millimetri — posti su ciascuno dei nove paletti lungo il percorso. Il punteggio dipende dal tempo di percorrenza, dalla quantità di anelli recuperati e dalle penalità, cioè dalle uscite del cavallo dal tracciato. L'altra prova è il torneo degli arcieri, una gara di tiro su tre distanze differenti in cui ogni arciere scocca sei frecce per prova; la somma dei punteggi designa la contrada vincitrice, e il premio è una castagna d'oro creata da un maestro orafo locale. Più leggeri, ma altrettanto contesi, i giochi popolari in piazza, allestita come una vera arena: corsa con i sacchi, abbattimento di una pila di barattoli, tiro alla fune, e la cattura con la bocca di mele da un bigoncio pieno d'acqua.
Sarte, affreschi e un debito con l'Opera di Roma
Nel corteo storico sfilano più di 700 figuranti in ricchi costumi medievali e rinascimentali, abiti realizzati in ogni minimo dettaglio da abili e sapienti sarte che traggono spunto da affreschi e stampe dell'epoca, e ogni rione si ispira all'epoca del suo maggior splendore: complessivamente l'arco temporale delle rievocazioni va dal 1200 al 1550. Il Rione Papacqua porta dame e cavalieri in costumi rinascimentali e una carrozza fedelmente riprodotta in legno, con cariatidi e fregi tipici dell'epoca; il Rione Rocca stupisce con i duelli a colpi di spada e le battaglie acrobatiche del suo gruppo di spadaccini; la Contrada San Giorgio mette in scena l'epico scontro del cavaliere contro il drago; il Rione Trinità fa sfilare le arti e i mestieri dell'epoca, rappresentati dalle loro corporazioni. Fra i personaggi che catturano lo sguardo ci sono il cardinale con i suoi abiti rossi e i falconieri, che sfilano con falchi e barbagianni appollaiati sul braccio.
Gli abiti nascono in casa. Ogni contrada ha allestito la propria sartoria, e la capacità di produrre abiti e accessori seguendo stili e materiali medievali «rispecchia l'arte dell'alta moda italiana», trasmessa alle generazioni più giovani nelle sartorie, con i corsi di taglio e cucito e perfino con corsi di formazione per sarti che traducono quei saperi in prospettive lavorative. Anche gli affreschi delle ville storiche locali, come il palazzo dei principi Albani-Chigi, servono da spunto per avvicinare la rievocazione alla verità storica. Non è sempre stato così: durante le prime edizioni i costumi per i cortei furono presi in affitto dal Teatro dell'Opera di Roma. Lo stesso vale per gli spettacoli: sbandieratori, spadaccini, focolieri e tamburini sono ragazzi di Soriano, che dopo la sagra portano le loro esibizioni in giro per l'Italia e l'Europa.
Dal 1200 al 1489, in quadri scenici
La Rievocazione Storica evoca con una serie di quadri scenici i principali avvenimenti vissuti da Soriano dal 1200 al 1489, ed è realizzata dalla Compagnia d'Arte del Buon Incontro, che prende il nome dalla battaglia. La cornice narrativa è del 1504: Papa Giulio II affida la reggenza di Soriano a Bernardo Alidosi di Castel Rio, e per l'arrivo del nuovo Governatore il popolo decide di raccontargli i fatti dei secoli passati servendosi dell'arte dell'affabulazione, del racconto e del Teatro.
I quadri attraversano due secoli e mezzo: Santa Rosa, cacciata da Viterbo, che nella notte del 4 dicembre 1250 trova rifugio nella Rocca di Soriano; Papa Niccolò III, che nel 1279 promulga a Soriano la bolla «Exiit qui seminat» e muore nel 1280 nel castello che aveva fatto edificare in soli due anni; l'esecuzione del Di Vico nel 1443, decapitato in piazza per ordine del cardinale-guerriero Giovanni Vitelleschi; lo Statuto di autogoverno concesso nel 1447 da Papa Niccolò V. Accanto ai fatti documentati corrono le scene più cupe e più popolari: l'inquisizione e la condanna al rogo della strega Giovanna Dabaldi, le segrete e la sala delle torture del Castello Orsini, l'uccisione del Drago da parte del prode San Giorgio.
L'inno della castagna
Sotto la rievocazione resta il frutto, che per secoli ha nutrito le popolazioni rurali dei Monti Cimini e a Soriano gode di un onore raro: la castagna vanta un proprio inno, cosa non da poco, che risuona per le vie del paese eseguito dalla banda musicale. Nei vicoli le castagne si arrostiscono sulle tipiche torrette di ferro e sulle grandi braci sparse nel borgo, e vengono offerte calde ai visitatori, mentre la manifestazione si chiude con il tradizionale e gigantesco Riccio di Castagne, simbolo della festa.
Il Convivium Secretum è un percorso enogastronomico nelle taverne delle quattro contrade, dove ogni contrada presenta il suo menù storico con l'aiuto di un esperto che recupera filologicamente ricette e cibi di una particolare epoca, e una giuria di esperti in alimentazione, professori di storia dell'arte, scenografi, costumisti e specialisti di ceramiche d'epoca decreta il rione vincitore. In tavola finiscono la minestra di ceci e castagne, gli gnocchi ch'ifferro, il castagnaccio, la panna cotta alle castagne e i liquori artigianali prodotti con castagne o erbe dei Monti Cimini.
La festa che ospita tutto questo ha due date di nascita. Quella antica fu istituita dal Consiglio della Comunità alla fine del XV secolo, proprio per ricordare i fatti del 1489, e fu sospesa nel 1870 per motivi di ordine pubblico, dopo l'arrivo delle truppe italiane nella loro marcia verso Roma; tra le due guerre il Dopolavoro locale organizzò per anni una Sagra delle Castagne abbinata alla Festa Nazionale dell'Uva. Quella moderna arriva nel 1968, quando l'Associazione Pro Soriano, «pur nella scarsità dei mezzi disponibili», ripristinò con successo la festa; nel 1997 è nato l'Ente Sagra delle Castagne, che ne segue tutte le fasi organizzative. Oggi la manifestazione è inserita nella lista delle manifestazioni storiche della Regione Lazio.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla Sagra delle Castagne a Soriano nel Cimino è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Soriano a un passo dal centro, un chilometro dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Soriano - Bomarzo, e da lì restano 6,3 chilometri e 7 minuti.
Feste vicine, in altri paesi
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
- Presepe Vivente a Tarquinia — dicembre
- Borgo in Festa a Ronciglione — luglio
- Sagra dei Maccaroni Canepinesi a Canepina — luglio