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Sagra dell'Uva a Marino 2026 - Le fontane con la doppia tubatura che danno vino al tramonto
Fonte: metropoli.online, letta il 20/09/2026.
La Sagra dell'Uva si tiene a Marino, in provincia di Roma, nel Lazio, la prima domenica di ottobre. È quel giorno che le fontane della città smettono di dare acqua. Il momento arriva al tramonto: dalla barocca Fontana dei Mori sgorga vino puro, anziché acqua, il "miracolo" si protrae per circa un'ora e ciascuno può attingere a questa e ad altre fontane sparse per la città.
Il prodigio ha una spiegazione idraulica: per la Fontana del Nettuno in piazza San Barnaba e per la Fontana dei Quattro Mori è stata predisposta una doppia tubatura, in modo da poter sostituire il vino all'acqua in queste occasioni speciali. Attorno alla fontana la folla si raduna vicino a un'enorme botte decorata con la riproduzione di un grappolo d'uva di grandi dimensioni, e il vino viene distribuito in bicchieri fatti con foglietti di carta avvolti a cono.
Una festa nata nel 1925 da un poeta
La Sagra dell'uva fu istituita nel 1925 per iniziativa del poeta Leone Ciprelli — pseudonimo di Ercole Pellini, romanesco di genitori marinesi — e da allora è stata puntualmente organizzata ogni anno, con l'eccezione del periodo della guerra e della fase Covid. La prima edizione cadde il 4 ottobre 1925. Non fu chiamata così per caso: l'Opera Nazionale Dopolavoro concesse all'evento il titolo di Sagra, di cui potevano fregiarsi solo pochi altri simili eventi in Italia.
Nacque dentro un progetto più largo, le "feste castromenie", dal nome di Castrimoenium, il municipium romano che si riteneva localizzato nel sito dell'odierna Marino. Il comitato era presieduto dallo scultore Giulio Monteverde, e il programma di quel primo anno dice molto dell'epoca: una fiaccolata nel Bosco Ferentano con "passeggiata nipponica" e concerto di un settetto mandolinistico, l'illuminazione delle vie e delle fontane, tombole di beneficenza per l'Asilo infantile e l'Ospedale, una "lanciata di bombe", fuochi artificiali in piazza del Plebiscito, due conferenze a Palazzo Colonna, una corsa di cavalli lungo via Castrimeniense, l'elezione del Grande Magistrato dell'Uva, che aveva l'incarico di scegliere il miglior grappolo, e il I Concorso Poetico Musicale, con la giuria presieduta da Trilussa.
Perché proprio la prima domenica di ottobre
La data non l'ha scelta il poeta: era già occupata. In coincidenza con la festa profana si tiene la festa della Madonna del Rosario, celebrata per commemorare la vittoria della Lega Santa — detta anche Santa Alleanza — contro l'Impero ottomano nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Al comando della flotta cattolica era stato posto don Giovanni d'Austria, mentre il contingente pontificio era guidato dal principe romano Marcantonio II Colonna, nominato ammiraglio da papa Pio V, e la spedizione era stata posta sotto la protezione della Madonna del Rosario raffigurata nello Stendardo di Lepanto, oggi conservato nella Cattedrale di Gaeta.
Dopo la vittoria Pio V proclamò la Madonna del Rosario protettrice dello Stato Pontificio e ordinò che in tutte le località soggette al suo dominio temporale se ne festeggiasse la solennità la prima domenica di ottobre. A Marino il terreno era pronto: si venerava già un'immagine della Madonna del Rosario detta Madonna del Popolo, della prima metà del XV secolo, traslata nel 1662 dalla chiesa di Santa Lucia alla basilica di San Barnaba. Papa Pio X fissò poi la ricorrenza liturgica al 7 ottobre, che non è necessariamente una domenica; ma si tratta di una "celebrazione esteriore", e il diritto canonico consente di differirne i festeggiamenti alla prima domenica del mese.
C'è poi il filo che lega la battaglia alle vigne. In vista della spedizione il signore di Marino portò con sé in Terra Santa un gruppo di cittadini marinesi, e un vignaiolo castellano prelevò un vitigno di Malvasia proveniente dall'Isola di Candia e lo trapiantò nella sua città natia, dove proliferò in maniera eccezionale fino a diventare merce pregiata del territorio. Degli schiavi musulmani che lavoravano nelle vigne del principe, invece, se ne tramanda il ricordo nella Fontana dei Quattro Mori.
La mattina della processione, il pomeriggio del corteo
La domenica è il fulcro e la ragion d'essere della Sagra, e si divide in due metà. La mattina, nella basilica di San Barnaba, si tiene la messa solenne presieduta dal vescovo di Albano e dall'abate parroco; al termine comincia la processione in onore della Madonna del Rosario, che percorre piazza San Barnaba, via Roma — dove si fa il saluto alla "gemellata" Madonna de u Sassu —, via Cavour, Matteotti e corso Trieste, con un itinerario circolare che riporta il corteo davanti alla basilica.
La statua viaggia su una macchina barocca portata a spalla da una ventina di uomini, e dietro sfilano le Confraternite con enormi crocifissi, stendardi e insegne, bambine e ragazze vestite di bianco col capo velato, bambini vestiti da angioletti, una bimba piccola vestita da suora e altri bambini che portano appesi al collo dei cestini pieni di uva. Tornati in piazza, i portatori della Confraternita del Rosario posano la statua su un trabiccolo e l'abate recita la supplica alla Madonna del Santissimo Rosario di Pompei; poi i bambini prendono l'uva dai propri cestini per riversarla in un'unica cesta più grande, e offrono uva e vino alla Vergine a nome di tutta la comunità marinese, in ringraziamento della protezione dei prodotti delle vigne.
Il pomeriggio è profano e rimette in scena il 1571. Si snoda per la città un corteo storico in costume rinascimentale animato da centinaia di figuranti, con cavalli e armature, a ricordare il trionfo tributato a Marcantonio Colonna. La rievocazione è doppia: un primo corteo, formato dal Contestabile, dalle dame e dai cavalieri, parte da Palazzo Colonna e va incontro al secondo, quello di Marcantonio, seguito dai suoi armigeri e dai principi mori prigionieri; arrivato davanti alla Fontana dei Mori, il Contestabile consegna al Colonna le chiavi della città, e i due cortei tornano insieme a piazza San Barnaba, dove si tengono i giochi e le gare degli arcieri. Il sabato della vigilia, invece, tocca a un araldo a cavallo con trombettieri, tamburini e sbandieratori percorrere corso Vittoria Colonna e corso Trieste leggendo il proclama che convoca il popolo davanti a Palazzo Colonna.
Cento anni di cronaca, dai 2000 litri del 1940 al gemellaggio con Lepanto
La storia della Sagra si legge nei dettagli registrati di anno in anno. Nel 1931 Il Piccolo calcolò un'affluenza di quasi 50.000 persone; nel 1932 tornò in processione lo scudo turco conservato nella basilica; il 1º ottobre 1933 le Ferrovie dello Stato e le Tranvie dei Castelli Romani concessero la tariffa popolare ridotta sulle tratte fra Roma e Marino. Nel 1940, ultima edizione celebrata in grande stile sotto il regime fascista, vennero versati quasi 2000 litri di vino dalle fontane; nel 1946 il sindaco pro tempore Zaccaria Negroni, Ciprelli e i 49 membri del Comitato dei Festeggiamenti ripresero a costruire le strutture di cartongesso attorno alle fontane da cui doveva sgorgare il vino.
Poi il dopoguerra: nel 1949 comparvero le luminarie ad archi lungo Corso Trieste; nel 1962 si tenne uno spettacolo d'arte varia con Domenico Modugno ed Edoardo Vianello; nel 1967 la fontana dei Quattro Mori fu spostata da piazza Lepanto alla sua collocazione attuale in piazza Matteotti, e tornò l'usanza di addobbare i balconi; nel 1969 il gruppo di studio "Storia ed Arte" riprese il corteo storico, il cui primo esperimento risaliva al 1929. Nel 1927 erano comparsi dei figuranti in costume al seguito del carro allegorico "Vittoria Colonna e Michelangelo", e nella quinta edizione, su iniziativa di Ciprelli, si tenne per la prima volta il corteo storico in costume. Nel 1983 oltre sessanta cantine del Lazio parteciparono alla Mostra dei vini tipici dei Castelli Romani e le Poste emisero il primo annullo speciale figurato. Nel 1989 arrivarono il gemellaggio con Irving, negli Stati Uniti, l'omaggio di vino e uva a papa Giovanni Paolo II durante l'udienza generale e la prima edizione del Palio della Quintana. Nel 2001, per la prima volta nella sua storia, la Sagra dovette essere spostata per ordine del prefetto di Roma a causa del referendum costituzionale del 7 ottobre: slittò alla seconda domenica, e in quella stessa edizione fu proclamato il gemellaggio con la città greca di Lepanto.
Per l'idea delle fontane che danno vino Ciprelli si ispirò a certe leggendarie tradizioni rinascimentali romane, quando in tempo di Carnevale i Papi facevano scaturire vino dalle narici del cavallo di Marco Aurelio, e alla pratica di usare statue e fontane per versare vino durante le feste del casato dei Colonna, famosi per i loro eccessi e lo sfarzo degli eventi. Marcantonio Colonna, al ritorno da Lepanto, concesse ai concittadini una fontana "che buttava vino", in modo che tutti potessero bere gratis il vino dei Castelli.
Alla fine del "miracolo" la festa si trasforma in una sorta di carnevale d'autunno: i carri agricoli e i carretti a vino attraversano le vie principali accompagnati da bande musicali e gruppi folcloristici, e a tarda sera arrivano i giochi popolari in piazza San Barnaba e gli spettacoli teatrali nelle piazzette del centro storico. Il resto lo ha fatto una canzone: la Sagra, "ultima erede dell'ottobrata romana", è nota in tutto il mondo per "Nannì" di Ettore Petrolini, che alla prima edizione compose con Ciprelli lo stornello "Na gita a li Castelli" — "Lo vedi? Ecco Marino! La Sagra c'è dell'uva, fontane che dànno vino, quant'abbondanza c'è!".
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Sagra dell'Uva a Marino è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Marino Laziale si trova a un chilometro dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Albano Vascarelle dista 6,7 chilometri, cioè 9 minuti di strada.
Che altro succede in provincia di Roma
Se sei in zona, poco lontano si tengono anche queste.
- Sagra dei Maccaruni a Gavignano — agosto
- Cellittata Larianese a Lariano — luglio
- Fasti d’Autunno a Monterotondo — ottobre