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Sagra della 'Nduja a Spilinga 2027 - Il Camejuzzu i focu che brucia in mezzo ai fuochi

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
8 agosto 2027
Dove Spilinga (Calabria), Spilinga

Fonte: sagreautentiche.it, letta il 21/09/2026. La fonte indica queste date come ancora da confermare.

La Sagra della 'Nduja si tiene ogni 8 agosto a Spilinga, in provincia di Vibo Valentia, in Calabria. Gli stand si allineano lungo corso Garibaldi per l'assaggio di spaghetti alla 'nduja, fileja e scialatielli, sul palco della piazza principale si alternano gruppi musicali e folkloristici con canti e tarantelle, e la giornata si chiude con il rito «u Camejuzzu i focu», una figura costruita in bambù che viene posta sulle spalle di una persona e incendiata fra i fuochi d'artificio. La sagra è nata nel 1975 e fu la prima manifestazione gastronomica, folkloristica e culturale di tutta la regione Calabria.

La prima sagra della Calabria

Spilinga è un paese dell'altopiano del Poro, in provincia di Vibo Valentia, e ogni 8 agosto ospita la festa che l'ha reso noto fuori dai suoi confini. La Sagra della 'Nduja nasce nel 1975 come iniziativa spontanea per valorizzare e far conoscere il prodotto tipico del posto, e le viene riconosciuto un primato: fu la prima manifestazione gastronomica, folkloristica e culturale di tutta la regione Calabria, e la prima sagra organizzata in provincia di Vibo Valentia.

Da allora la data non si è mossa. Gli stand si allineano lungo la via principale, corso Garibaldi, già di buon mattino; la festa vera comincia dalle prime ore del pomeriggio e va avanti fino a tarda notte. Nella piazza principale c'è il palco, dove gruppi musicali e folkloristici intrattengono con canti e tarantelle. A organizzarla è il Comune con il sostegno delle associazioni locali, fra cui la Pro Loco, il Circolo Culturale e Sportivo «Don Michele Miceli» e l'associazione che porta il nome della sagra stessa.

Un salume fatto con quello che restava

La 'nduja è un insaccato spalmabile, morbido e cremoso, di gusto marcatamente piccante: carne di maiale — lardo, pancetta e guanciale — macinata e mescolata con abbondante peperoncino calabrese, insaccata in budello naturale, affumicata naturalmente e stagionata secondo tradizione.

Ma l'origine è meno nobile di quanto suggerisca la fama di oggi. Storicamente la 'nduja è un piatto povero, nato per utilizzare gli scarti delle carni del maiale: milza, stomaco, intestino, polmoni, esofago, cuore, trachea, parti molli del retrobocca e faringe, porzioni carnee della testa, muscoli pellicciai, linfonodi, grasso di varie regioni. Il peperoncino, in quel contesto, non era una scelta di gusto ma una necessità: oltre al sapore garantiva la conservazione naturale. La sua storia è un racconto di povertà e ingegno: preparata con le parti meno nobili del suino, la 'nduja nasce come alimento contadino e diventa nel tempo un prodotto d'élite, presente nei menù più ricercati di tutto il mondo.

Dal nome francese al marchio che ancora manca

Il nome viene dal francese andouille, la salsiccia speziata, termine entrato in Calabria durante la dominazione napoleonica. La diffusione, invece, potrebbe risalire al XVI secolo, quando il peperoncino arrivò in Europa dall'America e trovò in Calabria il terreno ideale per crescere.

Da alimento delle famiglie rurali la 'nduja è diventata un'eccellenza gastronomica, fino a ottenere un marchio di tutela come prodotto tipico calabrese. Il riconoscimento europeo, però, non c'è ancora: l'iter per il marchio IGP è stato avviato nel 2008 e lo porta avanti il Consorzio 'Nduja di Spilinga, sulla base di un disciplinare che impone il rispetto delle antiche tecniche di lavorazione e precise caratteristiche di qualità.

Fileja, fagioli e cipolla di Tropea

Alla sagra il salume si presenta in tutte le sue declinazioni, e il percorso lungo corso Garibaldi è organizzato per farle assaggiare una dopo l'altra. Si comincia dalle classiche bruschette, che con la loro semplicità esaltano il sapore dell'insaccato, e si passa ai primi: spaghetti alla 'nduja, fileja e scialatielli conditi con sughi ricchi, spesso arricchiti da un tocco di pecorino stagionato o dalla dolcezza della cipolla rossa di Tropea.

Poi vengono i fagioli con 'nduja e cipolla, le polpette fatte in casa, le braciole, i panini, le verdure, il tutto annaffiato dal vino rosso della zona. Sul palco, intanto, gruppi di musica popolare e ballerini in costume tradizionale animano le serate, e accanto agli stand hanno preso posto negli anni le dimostrazioni di cucina con gli chef, gli incontri sul territorio e perfino l'artigianato orafo, che alla 'nduja ha dedicato un gioiello; i produttori locali si sono organizzati in un Distretto del cibo, che ha presentato un proprio marchio. È un menù che ripete, in forma di festa, gli usi domestici del prodotto: spalmato su fette di pane abbrustolito, meglio se ancora calde, come soffritto per la base di un ragù o di un sugo di pomodoro con aglio, sulla pizza, su formaggi semi-stagionati o dentro una frittata.

Il fuoco contro i saraceni

La giornata si chiude con un rito che non ha niente a che vedere col cibo. Si chiama «u Camejuzzu i focu», ed è la storica rappresentazione delle battaglie di questo popolo contro le invasioni dei pirati saraceni.

Il cammello di bambù viene posto sulle spalle di una persona e incendiato fra i fuochi d'artificio fino alla totale distruzione, mentre suona la tarantella calabrese — il ballo du' Camejuzzu 'i focu. L'incendio è preceduto dalla sfilata imponente dei giganti, ed è un rito propiziatorio che culmina in uno spettacolo pirotecnico.

Negli anni, intorno alla sagra, si sono aggiunti altri appuntamenti: la benedizione dei mezzi agricoli e degli animali delle campagne, e il rito del pranzo domenicale che trasforma il borgo di Carciadi in una festa collettiva, rievocando la domenica spilingese di una volta.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Sagra della 'Nduja a Spilinga richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Ex Stazione FS - Coccorino, a 7,4 chilometri da Spilinga, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Rosarno restano 26 chilometri, che in 34 minuti portano a destinazione.

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