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Sagra del Porro a Cervere 2026 - Il Palaporro e la parte bianca lunga 60 centimetri
La Sagra del Porro si tiene a novembre a Cervere, in provincia di Cuneo, e dura due settimane. Gli appuntamenti gastronomici stanno tutti sotto il Palaporro, la grande tensostruttura allestita per l'occasione, dove la Pro Loco serve il Pastis d' Cesca e il risotto al porro; la domenica in centro paese c'è il Mercato del Porro, dove si compra direttamente dai produttori. Il porro di Cervere ha la parte più pregiata bianca, lunga 60 centimetri circa, e il suo profumo comincia ad aleggiare nell'aria fin da metà ottobre.
Il Palaporro, e il mercato in centro paese
Il Palaporro sta in via IV Novembre, fra gli spazi del centro sportivo e la Bocciofila Comunale. Non è sempre stato lì: a partire dalla 44ª edizione la tensostruttura si è spostata di appena 500 metri dalla piazza centrale di Cervere, andando a occupare la nuova piazza nei pressi dei centri sportivi; prima veniva allestita in Piazza San Sebastiano.
Accanto al Palaporro c'è il Mercato del Porro, allestito in centro paese: la domenica si può acquistare il Porro Cervere direttamente dai produttori, che espongono il meglio della produzione giunta a maturazione, insieme ad altri prodotti a chilometro zero della vallata cerverese.
In tavola il porro arriva in due piatti: il tradizionale Pastis d' Cesca e il risotto al porro di Cervere, preparati da cuochi esperti secondo antiche ricette in parte rielaborate, e serviti dalla Pro Loco.
Trecento persone in cucina, in sala e in cassa
La fiera è il frutto del lavoro congiunto di tre soggetti. L'Amministrazione Comunale sostiene l'organizzazione, ne promuove la riuscita, cura i rapporti con enti e associazioni e gestisce le attività istituzionali. La Pro Loco Amici di Cervere è il cuore pulsante dell'organizzazione: cura l'intero servizio della rassegna gastronomica e l'animazione per le strade durante i fine settimana. Il Consorzio per la Tutela e la Valorizzazione del Porro Cervere è l'ente custode del marchio, e segue coltivazione, distribuzione e rapporti con i coltivatori.
Ma il motore, dicono gli organizzatori stessi, è un altro: il volontariato, «unico vero tassello irrinunciabile». I volontari sono nel Palaporro al mattino presto per preparare i locali; sono in sala come camerieri durante gli appuntamenti gastronomici; sono in cucina a lavare i piatti durante i pranzi e le cene; sono in cassa per gestire conti e prenotazioni; sono nel retrobottega per organizzare la distribuzione dei migliori vini e del caffè di fine pasto; sono nel corridoio centrale quando viene il momento di spreparare e pulire; sono al bar durante tutta la fiera. Vanno dai ragazzini ai più anziani, e sono oltre trecento, coordinati dalla Pro Loco.
Il coinvolgimento va oltre chi lavora: gran parte delle famiglie locali è impegnata nella buona riuscita dell'evento, chi dal punto di vista operativo, chi sul fronte organizzativo, chi con semplici disponibilità che consentono di ospitare per due settimane la manifestazione.
Sessanta centimetri di bianco
Il Porro Cervere ha il fusto sottile, e la parte più pregiata è quella bianca, lunga 60 centimetri circa, che risulta anche la più tenera. Il sapore è gradevole e dolce, e il profumo non ha nulla a che vedere con quello del porro tradizionale, dal quale si differenzia per note ben più delicate.
Quella parte bianca è il risultato di una tecnica: l'accumulo di terreno attorno alla pianta per far sviluppare la parte bianca, segreto di una coltivazione secolare. La lunghezza complessiva, del resto, varia moltissimo, da pochi centimetri a oltre un metro, e dipende dalle caratteristiche intrinseche del prodotto, dal lavoro manuale, dall'esperienza di chi lo coltiva, dal terreno e dal microclima della valle.
Il frutto è una capsula rotondeggiante che contiene due o tre semi di colore nero, angolosi, simili ai semi della cipolla; il seme di partenza è una locale selezione massale, tradizionalmente conosciuta e denominata «Cervere», della varietà porro lungo d'inverno. La raccolta avviene in autunno, in modo scalare, e il porro si conserva bene durante l'inverno se tenuto al riparo dal freddo, in un ambiente buio e chiuso.
Cresce su terreni sabbiosi, su una superficie di dieci ettari situata nella parte bassa del paese, dove «l'umidità data dal torrente Stura e le componenti del suolo creano un mix vincente».
Calli e pelle dura
La coltivazione, a Cervere, è legata a metodi tramandati di generazione in generazione che si adattano difficilmente a ogni tipo di meccanizzazione e conservano una forte componente di lavoro manuale, che ostacola la produzione su larga scala. Il lavoro a mano è concentrato nei due momenti decisivi, il trapianto e la raccolta.
Sono i calli e la pelle dura dei raccoglitori a dire quanto lavoro serva per far crescere un ortaggio tutelato, dal fusto lungo e bianco e dal sapore aromatico.
Il consorzio per la valorizzazione e la tutela del Porro di Cervere è nato nel novembre del 1996, con il patrocinio della Provincia di Cuneo, della Camera di Commercio e del comune di Cervere, come associazione di produttori e operatori economici del settore. I produttori riuniti sono una quarantina, e insieme producono oltre 7.500 quintali annui, venduti nei mercati del Nord Italia e attraverso il canale della grande distribuzione.
Dai geroglifici alle carestie
La storia dell'ortaggio è più lunga di quella della fiera. Alcuni studiosi ne hanno ipotizzato un'origine celtica, risalente a 3.000 anni a.C. Di certo il porro era noto e coltivato nell'antico Egitto già 2.000 anni prima di Cristo: come raccontano i geroglifici delle piramidi, era consumato dagli schiavi addetti all'edificazione delle ciclopiche costruzioni. Attraverso i secoli la coltivazione passa dalla valle del Nilo all'area greco-romana, e diversi autori antichi la citano — Plinio la descrive ampiamente come il «porrum» dei Romani.
Nel Medioevo il porro fa parte di quel ristretto gruppo di piante che, lungo tutti quei secoli, hanno contribuito a risolvere il problema alimentare durante le ricorrenti carestie e pestilenze che infierivano sulle popolazioni.
A Cervere, dice il direttore del Consorzio di tutela, il porro c'è da tre secoli. All'inizio del secolo scorso veniva coltivato da pochi agricoltori, ed era un ortaggio in via di estinzione; oggi è uno dei prodotti di punta della regione. È stata la sagra novembrina a recuperare, sostenere e valorizzare un prodotto una volta comune e quasi scomparso — e oggi il Porro Cervere incontra le eccellenze di un territorio che coinvolge comuni come Mondovì, Savigliano e Moncalieri.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Cervere per la Sagra del Porro chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Bra, a 9,8 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Bra - Marene, e il tragitto è di 4,9 chilometri per 5 minuti di guida.
Altre feste in zona
Nella stessa provincia, altre feste antiche.
- Sagra del Fritto Misto a Torre San Giorgio — aprile
- Magico Paese di Natale a Govone — novembre
- Palio di Alba — ottobre