Home » Sagre ed Enogastronomia
Sagra della Seupa à la Vapelenentse a Valpelline e le cinquemila porzioni di pane e fontina 2027
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: lavalleenotizie.it, letta il 19/09/2026.
La Sagra della Seupa à la Vapelenentse si tiene a Valpelline, in Valle d'Aosta, nell'ultimo fine settimana di luglio, in occasione della ricorrenza del Santo Patrono. Nell'area «Attilio Rolando» oltre 100 volontari preparano circa 5mila porzioni di seupa, il piatto contadino di pane bianco raffermo e Fontina tagliati a fette e disposti a strati, bagnati con brodo, coperti di burro fuso e spolverati di cannella prima della cottura in forno. La organizzano il Comune, la Pro Loco e i Volontari del Soccorso della Valpelline.
Cinquemila porzioni, cento volontari
La manifestazione anima ogni anno il paese nell'ultimo fine settimana di luglio, in occasione della ricorrenza del Santo Patrono, e va avanti da più di cinquant'anni. Si tiene nell'area «Attilio Rolando», e la organizzano il Comune, la Pro Loco e i Volontari del Soccorso della Valpelline.
Le proporzioni le dà chi la prepara. «Prepariamo circa 5mila porzioni di seupa e per la buona riuscita della manifestazione scendono in campo oltre 100 volontari», annuncia la Pro Loco.
Non è soltanto una questione di braccia. La preparazione della Seupa, oggi come in passato, coinvolge buona parte del paese, rafforzando così il senso d'appartenenza collettiva e richiamando appassionati e turisti, e la sagra, dal carattere decisamente festoso, è l'occasione per degustare la ricetta con l'accompagnamento di musica e danze popolari.
Il pane dei malati
La Seupa à la Vapelenentse è un piatto contadino a base di pane bianco raffermo e Fontina, tagliati a fette e disposti a strati, bagnati con brodo, coperti di burro fuso e spolverati di cannella prima della cottura in forno.
Il motivo per cui il pane è raffermo, però, non è la fretta: è il prezzo. Il pane bianco, comprato un tempo quasi esclusivamente per i malati e per le persone anziane, costava molto caro e per questo veniva usato anche quando si seccava. La ricetta originale prevedeva anzi l'uso del pane nero raffermo, per la stessa ragione — era molto costoso e la zuppa era un modo per non sprecarlo — ed è tuttora molto diffusa la variante preparata con pane nero e foglie di verza.
Il capovolgimento è avvenuto col tempo. Gli stessi ingredienti che prima erano i componenti essenziali di un piatto povero oggi contribuiscono a rendere prezioso un piatto destinato ai giorni di festa: la Seupa si è trasformata in un piatto ricercato e nutriente, ed è diventata un veicolo di promozione turistica. La ricetta è arrivata fin qui tramandata da nonne e bisnonne, verbalmente o per mezzo dei loro quaderni.
Un centimetro di pane, due millimetri di fontina
La preparazione è precisa al millimetro. Si affetta il pane, possibilmente acquistato il giorno precedente, in fettine di circa 1 cm di spessore, e la fontina in fettine di circa 2/3 mm; poi si stende uno strato di pane, accostando bene le fette in modo da non lasciare spazi vuoti, e sopra uno strato di fontina che lo ricopra completamente.
Poi arriva il brodo, e c'è un gesto che serve a controllare il lavoro. Si versa il brodo bollente e si punzecchia con una forchetta per verificare che penetri in maniera uniforme. Si fa fondere il burro con un pizzico di cannella e lo si versa altrettanto uniformemente.
Si inforna per 40 minuti a 200/220°, facendo attenzione che la superficie diventi dorata ma senza bruciarla, eventualmente spennellandola ancora con un pezzetto di burro; e si toglie dal forno alcuni minuti prima di servire, lasciandola riposare.
Gli ingredienti hanno nomi propri: pane bianco di tipo «brutto e buono» raffermo, Fontina Dop, beuro — burro da affioramento — o burro centrifugato di siero, cannella in polvere, e un brodo fatto con acqua, sale, carne e ossa di bovine di razza valdostana, carote, cipolle, cavolo verza bianco e spezie come alloro, rosmarino e salvia.
Il paese della Seupa
Il piatto ha due riconoscimenti. Si fregia della «Denominazione Comunale di Origine», per i metodi di preparazione che rispettano ancora le consuetudini del passato, ed è il trentunesimo prodotto agroalimentare tradizionale della Valle d'Aosta entrato nell'elenco ufficiale approvato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. In francese si chiama Soupe à la valpellinoise.
Ma la definizione che conta la dà il paese di sé stesso. «Tutti a Valpelline sappiamo di appartenere al paese della Seupa à la Vapelenentse, da sempre la prepariamo con l'orgoglio di chi ne è l'ideatore e con la stima di chi vuole continuare a conservare la ricetta immutabile nel tempo.» La Seupa, dicono, li lega indissolubilmente al territorio, e porta a chi la gusta il sapore e i profumi di casa loro.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Sagra della Seupa à la Vapelenentse a Valpelline richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Aosta / Aoste, a 13 chilometri da Valpelline, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Aosta Est - Gran San Bernardo ha davanti un percorso di 17 chilometri che in 18 minuti porta a destinazione.
Nello stesso periodo, poco lontano
Nella stessa provincia, altre feste da mettere in calendario.
- Jambon Day a Saint-Rhémy-en-Bosses — luglio
- Sagra della Favò ad Aymavilles — luglio
- Sagra della fontina ad Oyace — luglio