Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Sagre ed Enogastronomia

Sagre ed Enogastronomia

Sagra del Tartufo a Savigno 2026 - La cerca al chiaro di luna e le regole non scritte dei tartufai

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
il 24 ottobre 2026, 25 ottobre 2026, 31 ottobre 2026, 1 novembre 2026, 7 novembre 2026, 8 novembre 2026, 14 novembre 2026 e 15 novembre 2026
Dove Piazza XV Agosto, Campovalano (campli, Te)

Fonte: tartufosavigno.com, letta il 19/09/2026.

La Sagra del Tartufo si tiene a Savigno, frazione di Valsamoggia, in provincia di Bologna, fra la fine di ottobre e novembre, per celebrare il tartufo bianco pregiato dei Colli Bolognesi. I tartufai escono nei boschi della valle del Samoggia con lo zappetto e il cane, mentre nella piazza centrale del paese si tiene la Mostra Mercato del tartufo con espositori provenienti da tutta Italia. La manifestazione si chiama Tartófla, dal nome dialettale del tartufo, e comprende la Sagra nazionale del tartufo bianco pregiato di Savigno e dei Colli Bolognesi, che si tiene le prime tre domeniche di novembre.

Si comincia di notte, in silenzio

«Al chiaro di luna, in silenzio, a Savigno inizia la "cerca" del tartufo.»

A cercarlo sono in tanti: solo a Savigno, uno dei comuni più «tartufigeni» della valle del Samoggia — insieme a Castello di Serravalle e Monte San Pietro — ci sono circa duecento tartufai, «un manipolo d'appassionati che, da ottobre a dicembre, parte con l'inseparabile zappetto» a cercare «piastrelle», cioè il tartufo piatto, e «balotte», il tartufo a sfera.

Il compagno di lavoro è il cane: Gianluca Gentilini, presidente dell'Associazione Tartufai, va nel bosco con Margot, un lagotto romagnolo dal fiuto infallibile, fra salici selvatici, querce e pioppi. Il ritrovamento si riconosce da «lo sbuffo a vaporetto del cane da tartufo quando trova la gemma». Quanto ai maiali, sono un'antichissima tradizione che risale ai tempi dei Romani: in Italia ora si portano meno per una questione di ingombro animale, ma anche i cari grufolanti hanno un olfatto finissimo.

Le regole che nessuno ha scritto

Attorno alla cerca c'è un codice. I tartufai hanno le loro zone, le loro regole non scritte, i loro segreti: non si esce a tartufi sotto la neve, perché «le tracce rivelerebbero troppo»; si parcheggia lontano da dove effettivamente si va alla ricerca, specialmente quando ci si muove in zone nuove; non si divulgano i punti migliori di raccolta — e «la mimetica serve anche a quello». E ci si rispetta, sempre.

Non è un mestiere che si improvvisa, e non solo per costume: la legge non lo consente. Per diventare cercatori bisogna avere una licenza rilasciata dalle Regioni, ognuna con le proprie normative, e poi si deve imparare sempre, dal bosco e da chi si prende la briga di fare formazione — «con pochissime parole, tantissima pazienza filosofica e la capacità di saper leggere il bosco e i suoi silenzi».

Qui il tartufo è spesso una questione di famiglie: si ereditano conoscenze, luoghi, trucchi, animali. L'Associazione Tartufai si occupa anche dei boschi: «promuoviamo azioni di tutela dell'ambiente del tartufo, prendendo in affitto e gestione ettari di boschi», dice Gentilini, e «la cerca è una passione scritta nel DNA di Savigno che vogliamo tramandare e conservare libera».

Un fungo che cura gli alberi

A dispetto del nome il tartufo non è un tubero, ma un fungo ipogeo che cresce quando una pianta è in difficoltà. Fa da integratore a un albero che soffre: raccoglie i minerali dal terreno e li cede alla pianta, aiutandola a restare in salute. È «una sorta di Supradyn per gli alberi».

Esistono cinque piante madri del tartufo: quercia, con leccio e roverella come varietà, tiglio, pioppo bianco, càrpino e nocciolo. Il tartufo non si coltiva.

Quello di Savigno è il Tuber magnatum Pico, «il re indiscusso della tavola autunnale» — il Tartufo Bianco Pregiato che ogni fine settimana di novembre riempie di profumo le vie del paese.

Un patrimonio dell'umanità, e una passeggiata

La tradizionale «cerca e cavatura del tartufo» è inserita nella lista dei patrimoni immateriali dell'umanità dell'UNESCO.

Il festival dà ampio spazio alla valorizzazione della pratica, con passeggiate che portano gli interessati a esplorare i boschi dei dintorni in compagnia di cani e tartufai. Il sito della manifestazione dichiara che l'intenzione «non è solo far vedere come un cercatore trova il tartufo, ma rendervi partecipi di tutte le fasi della ricerca» — imparare a seguire il cane, localizzare il tartufo, eseguire lo scavo e la raccolta — «insomma, mettervi nelle condizioni di sentirvi un TARTUFAIO PER UN GIORNO».

Tartófla, il nome che il paese le dà

La manifestazione si chiama Tartófla, nome dialettale del tartufo, ed è il Festival internazionale del tartufo bianco; al suo interno si tiene la Sagra nazionale del tartufo bianco pregiato di Savigno e dei Colli Bolognesi, che fa parte della manifestazione provinciale Tartufesta.

Gli eventi si distribuiscono su più fine settimana tra la fine di ottobre e il mese di novembre, e comprendono conferenze, mostre, passeggiate guidate a caccia di tartufi, degustazioni, stand gastronomici e menù a tema nei ristoranti della cittadina.

Al suo debutto la Sagra Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato di Savigno e dei Colli Bolognesi contava un solo banchetto ricolmo di tartufi, caldarroste e tigelle; oggi il paese si è trasformato in un grande stand per accogliere decine d'ambulanti e punti di ristoro. Presentando il festival, la Pro Loco ha puntato a superare le 80mila presenze dell'edizione precedente.

Una parte della fama viene anche dai rapporti con altri territori: la sagra ha assunto maggiore rilevanza nel corso degli anni grazie alla nascita di una lunga serie di gemellaggi con varie realtà enogastronomiche, non soltanto emiliano-romagnole.

Il paese come mercato

Durante il festival il centro storico si trasforma: nella piazza centrale si tiene la Mostra Mercato del tartufo con espositori provenienti da tutta Italia, mentre nelle vie circostanti vengono esposti e venduti i prodotti tipici dell'Appennino bolognese. Gli espositori sono oltre 150, e comprendono il tradizionale mercatino delle arti e dell'ingegno, i mercatini contadini e il mercatino del vecchio, dell'antico, dell'hobbismo, dell'arte, dell'ingegno e delle Cose Buone.

Accanto al mercato ci sono conferenze, mostre, presentazioni e convegni dedicati al tartufo e alle tecniche di raccolta, e poi show cooking, degustazioni guidate, incontri con grandi chef, laboratori per i bambini e spettacoli musicali. I ristoranti e le botteghe storiche partecipano con percorsi di degustazione a base di vini e prodotti tipici.

Chi cucina, e che cosa

La parte gastronomica è divisa fra volontari e associazioni. Nella struttura riscaldata all'ingresso del paese il menù è preparato dai Volontari della Pro Loco, coi piatti della tradizione locale da gustare in versione tradizionale o abbinati al tartufo nero o bianco. Nella piazzetta Marconi il ristorante «le Nonne» propone i piatti tipici della cucina bolognese, cucinati dalle nonne. Nei locali della canonica della Chiesa di San Matteo i volontari aspettano con i piatti preparati dalle azdore di Savigno e dalle «pie donne» della canonica.

Poi ci sono i punti cibo informali e veloci, dislocati in tutta l'area della festa: crescentine, fritti, borlenghi, polente, con tavoli negli spazi allestiti, e le caldarroste cotte nella padella come tradizione autunnale. Il tartufo, dal canto suo, arriva in tavola in tutte le sue forme: tagliolini all'uovo, uova al tegamino, risotti, fondute, crostini e le creazioni degli chef.

Una città che si è fatta un nome

Savigno, dove la produzione vinicola è scarsa, è riconosciuta a livello nazionale come «città del tartufo», e la qualità e la tipicità del Bianco pregiato le hanno valso anche il prestigioso riconoscimento di «città italiana dei sapori».

Savigno è un ex comune, oggi parte di Valsamoggia, l'area collinare tra Bologna e Modena dove il tartufo è uno dei molti prodotti tipici.

Come arrivare alla festa

La Sagra del Tartufo a Valsamoggia si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Pian di Venola, a 16 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Valsamoggia, e il tragitto è di 21 chilometri per 23 minuti di guida.

Che altro succede in provincia di Bologna

Altre feste di ottobre nella stessa zona.

Da leggere