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Sagra del Tordo a Montalcino 2026 - Il cinghiale che si gira allo scadere dei quaranta secondi

11 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 23 al 25 ottobre 2026
Dove Fortezza e centro storico di Montalcino, Montalcino

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.

La Sagra del Tordo si tiene a Montalcino, in provincia di Siena, l'ultima domenica di ottobre. I quattro Quartieri storici — Borghetto, Pianello, Ruga e Travaglio — si sfidano in una gara di tiro con l'arco sotto la Fortezza trecentesca, preceduta dal Corteo Storico di oltre centocinquanta figuranti in costumi del Quattrocento, dal ballo del «Trescone» e dagli stand gastronomici con i prodotti tipici della Val d'Orcia. La sagra è nata nel 1958 per rievocare le antiche ottobrate medievali, e la data non è mai cambiata perché il passo dei tordi avviene solitamente in questo periodo; il torneo di tiro con l'arco fra i Quartieri esiste dal 1962.

Quaranta secondi, cinque frecce, poi il bersaglio scompare

Nella gara che decide la Sagra del Tordo il tempo non è un dettaglio: è un avversario, e alla fine c'è un gesto meccanico che chiude la questione senza appello. Ogni arciere ha cinque frecce da scoccare in un tempo massimo di 40 secondi, mirando a una sagoma di cinghiale ricostruita in tre dimensioni. Scaduto il tempo, un meccanismo manuale gira la sagoma: le frecce partite fuori tempo non hanno più niente da colpire.

Il campo sta ai piedi delle mura, sotto la Fortezza trecentesca, ed è diviso in quattro corsie, ciascuna delle quali termina con un cinghiale. Le distanze sono quattro e sono segnate a terra: 25, 30 e 35 metri, più un'ultima che può variare da 38 a 45 metri. Il punteggio cresce con la lontananza — un punto a 25 metri, due a 30, tre a 35 e quattro dall'ultima distanza — quindi chi tira bene da lontano vale il doppio di chi tira bene da vicino.

L'ordine lo scandisce il capitano di campo: dopo il segnale scoccano le cinque frecce i primi quattro arcieri, uno per quartiere, poi altri quattro, in quattro tornate successive. Vince il quartiere che alla fine ha totalizzato più punti; e se due o più quartieri arrivano pari, si va a uno o più spareggi, sempre dall'ultima distanza stabilita.

Il sabato che decide il tiro della domenica

La gara della domenica si prepara il giorno prima, con due rituali che pesano sul risultato più di quanto sembri.

Il primo è il sorteggio, e avviene a busta chiusa: i capitani degli arcieri di ogni quartiere consegnano in una busta sigillata e segreta i nomi di tre arcieri, ma soltanto due verranno estratti per disputare la Provaccia e la gara del giorno dopo. L'estrazione si tiene il sabato mattina in piazza del Popolo, davanti alle autorità cittadine, e nella stessa occasione si estraggono anche l'ordine di sfilata dei quartieri nel corteo storico e l'ordine delle corsie di tiro per la Provaccia.

Il secondo è la Provaccia, il sabato pomeriggio, che è un'anticipazione della gara vera. Vincerla non dà un premio, dà un vantaggio tattico: il quartiere col punteggio più alto si sceglie la corsia di tiro e l'ultima distanza — quella fra i 38 e i 45 metri — che varrà per tutti nel torneo dell'indomani. Chi ha buoni arcieri da lontano, insomma, allontana il bersaglio a tutti gli altri. La sera, poi, si mangia in quartiere: dopo la Provaccia ogni rione organizza le sue cene, dove i quartieranti si riuniscono per sostenere i propri arcieri.

Quello che succede dopo la premiazione spiega perché a Montalcino questa gara conti tanto. Il quartiere vincitore ritira una freccia d'argento, e la ritira intonando canti di gioia e di presa in giro verso gli altri tre; poi i festeggiamenti vanno avanti per tutto l'inverno, e chi ha perso deve sorbirsi canti e scherzi dei vincitori fino a primavera. Una domenica d'ottobre decide il tono di cinque mesi.

Il premio ha anche una versione rara: dal 1967 la freccia è d'oro ogni dieci anni. E dal 2007 al quartiere vincitore va anche un'opera d'arte, realizzata da artisti selezionati con un bando dell'amministrazione comunale; l'opera non è libera, perché deve ispirarsi a un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino, i santi Ansano e Lorenzo e il Santissimo Salvatore, che veniva dall'antico tribunale di Montalcino ed è oggi nei musei cittadini. C'è infine un premio per la precisione assoluta, intitolato al patrono degli arcieri: il «San Sebastiano», alimentato dall'omonimo fondo, che va agli arcieri che hanno fatto la “serie completa”, cioè hanno messo a segno tutte le frecce a ogni distanza senza sbagliarne nemmeno una. Un altro riconoscimento va al corteo: una commissione giudicatrice designa il miglior tamburino fra quelli dei quartieri.

Quattro quartieri nati per una gara di costumi

I quartieri che si sfidano oggi non sono antichi: sono stati istituiti per far funzionare la festa. Nel 1961 l'EPAST, l'Ente Permanente Sagra del Tordo, propose di creare i quattro quartieri di Montalcino — Borghetto, Pianello, Ruga e Travaglio — per rendere la sagra più partecipata, e gli stemmi si ispirano a quelli scolpiti su uno dei torrioni della Fortezza. Ognuno ha i suoi colori: bianco e rosso il Borghetto, bianco e blu il Pianello, giallo e blu la Ruga, giallo e rosso il Travaglio.

La prima sfida, però, non fu di tiro ma di sartoria: nel 1961 i quartieri si contesero la “migliore rappresentanza in costume”, con valutazioni sugli aspetti estetici e su quelli tecnici. Solo dopo si cercò un criterio indiscutibile, e l'anno successivo, nel 1962, nacque la gara di tiro con l'arco, che assegnava la vittoria in modo oggettivo. Anche le comparse sono cresciute: i primi costumi erano un alfiere e due paggi, oggi la comparsa di ogni quartiere conta dodici figuranti.

Il quartiere, del resto, non vive solo la domenica della sagra. È un'entità attiva tutto l'anno, con lo scopo dichiarato di mantenere vive le tradizioni più alte della storia ilcinese, di cementare e sviluppare la vita sociale e morale del suo popolo e di alimentare la solidarietà fra i quartieranti; custodisce i costumi delle comparse, le frecce e le medaglie d'argento e d'oro, le opere d'arte vinte nei tornei. E in vista di ottobre i quartieranti si esercitano nel rullo del tamburo e nel tiro con l'arco, sistemano i costumi e preparano le pietanze da offrire a chi arriva da fuori.

Il corteo, e i doni che ogni quartiere porta

La domenica comincia con la sfilata. Da piazza Cavour parte il corteo storico, circa centocinquanta figuranti in costumi ispirati ai primi anni del Quattrocento, che rappresentano le istituzioni dell'antica Montalcino così come le riporta lo statuto riformato della città del 1415.

L'ordine è preciso. Aprono i Mazzieri con l'Araldo Banditore, poi i tamburi, lo squillo delle chiarine e il suono profondo dei corni, quindi il Gonfalone della Città scortato dai Martelli d'Arme e il Vessillifero con la Balzana, emblema della Repubblica di Siena, affiancato da Castellani e Alabardieri in corazza. Seguono il Podestà, Capitano del Popolo, con il proprio scudiero, e la Donna del Podestà con due ancelle, poi le rappresentanze dei tre storici terzieri in cui era diviso il centro: Sant'Angelo, Sant'Egidio e San Salvatore. Sfilano quindi i mestieri, che sono quelli veri della città — Coppai e Orciaioli, Cuoiai, Fabbri, Maestri del legname, Merciai, Arte della Lana, Speziali e Notai, tutti preceduti dal Correggitore delle Arti — e le istituzioni religiose, con il Rettore dello Spedale di Santa Maria della Croce e l'Abate dell'Abbazia di Sant'Antimo. Chiude il Maestro di Corteo, con quattro Famigli Cerimonieri e quattro Alabardieri senza corazza.

La parte più concreta è l'omaggio alla Donna del Podestà, perché ogni quartiere porta manufatti fatti dagli artigiani che un tempo lavoravano nel suo territorio — e l'elenco dice quale mestiere stava dove. Il Borghetto porta, per l'arte dei notai, lo statuto rilegato in pergamena, e per quella del legname un cofanetto porta preziosi in mogano intarsiato. Il Pianello porta per i coppai-orciaioli un boccale «a collo d'oca» in maiolica montalcinese e per i cuoiai un cofanetto in cuoio. La Ruga porta, per i merciai, copricapi e una cintura in velluto blu ornati di passamanerie lavorate, e per l'arte della lana tessuti a telaio confezionati con nastri dorati. Il Travaglio porta per i fabbri un drago in ferro battuto e per gli speziali un vaso di vetro con dentro erbe officinali.

Prima della gara restano due passaggi obbligati: dal sagrato dell'antica chiesa di Sant'Egidio gli arcieri ricevono la benedizione, e alla Fortezza il Podestà e la sua gentil consorte consegnano ai capitani le frecce; dalla torre civica, intanto, il banditore legge il Bando, il documento storico che dichiara aperta la sagra. E accanto al Quattrocento del corteo convive un'altra epoca: i garzoni e le donzelle del Trescone, vestiti con i costumi della campagna toscana dell'Ottocento, ballano e cantano accompagnati dalle fisarmoniche fin dalle prime luci dell'alba, per le vie del paese.

Dalla caccia del Trecento alla giraffa di legno

L'origine della sagra sta nella stagione venatoria, e il nome lo dice. La manifestazione nasce da una tradizione della metà del Trecento, quando fiorirono le arti e le usanze cortesi, fra cui la caccia. I boschi intorno a Montalcino erano pieni di selvaggina, e da agosto a ottobre — quando è più fitto il passaggio degli uccelli migratori, e del tordo in particolare — venivano battuti da cacciatori e falconieri; le prede finivano poi in banchetti festosi a cui partecipavano i nobili e la gente del popolo, insieme a giostre e tornei. Da lì vengono i due appuntamenti dell'anno: il Torneo di Apertura delle Cacce, la prima domenica d'agosto, e la Sagra del Tordo, l'ultima domenica di ottobre.

Negli archivi cittadini, però, si trovano tracce di feste ben più antiche, con un dettaglio che vale il viaggio. Per la solennità del Corpus Domini si teneva la cacciata, e a provarlo è il capitolo 24, che ordina ai Signori della Festa di commissionare ai falegnami la costruzione di una giraffa di legno e di farla coprire dai calzolari: una macchina zoomorfa che riproduceva l'animale esotico, il fantastico camelopardo, visto in carne e ossa in Toscana solo nel XV secolo. La caccia si teneva nella Piazza dell'Ospedale, la più ampia della città, dove si ricavava uno spazio chiuso dentro cui venivano liberati più animali che, eccitati, diventavano bersaglio per le frecce. E non erano belve africane: non ferae Lybicae ma ferae herbaticae — cinghiali, cervi, caprioli, daini, lepri, conigli.

La festa moderna, invece, è del dopoguerra: nel 1958 alcuni montalcinesi, ispirandosi alle ottobrate e alle feste cavalleresche «medievali», diedero vita alla Sagra del Tordo, e la data fu scelta per una ragione pratica — l'ultima domenica di ottobre, perché è lì che di solito passano i tordi — e da allora non è più cambiata.

Il torneo, quello sì, è cambiato, e le modifiche sono registrate una per una. Nel 1972 il regolamento viene rifatto: entrano le distanze di 35 e 40 metri al posto delle prime due, che erano di 10 e 15, si passa da tre a cinque frecce per arciere e si impone il limite dei 40 secondi. Poi arrivano le garanzie di imparzialità: dal 1987 gli arcieri si sorteggiano, e dal 1993 chi vince la Provaccia sceglie distanza e corsia. Anche il cinghiale ha la sua storia: il bersaglio è passato da una sagoma di juta nel 1962 al sughero dal 1967 al 2009, fino al bersaglio tridimensionale sintetico di oggi.

Sotto la Fortezza, e le altre due uscite dell'anno

Gli stand aprono il sabato pomeriggio e restano aperti tutta la domenica, nei giardini davanti alla Fortezza, e li tengono i quartieri stessi, riconoscibili dai loro colori. Non sono semplici punti di ristoro ma cucine a cielo aperto, dove i quartieranti si mettono all'opera per servire i piatti della tradizione montalcinese: pinci al sugo, pappardelle alla lepre o al cinghiale, zuppa di funghi, zuppa di fagioli, gnocchi e carni alla brace. Ad accompagnare ci sono i vini del territorio, e non serve dire quale: siamo nel paese conosciuto in tutto il mondo per il Brunello.

Una precisazione utile per chi programma il viaggio: a Montalcino il tiro con l'arco si fa due volte l'anno, sempre sotto i bastioni della Fortezza e ininterrottamente dal 1962. I premi sono diversi — chi vince il Torneo di Apertura delle Cacce riceve una medaglia d'argento, chi vince quello della Sagra del Tordo una freccia d'argento — e dal 2012 anche la medaglia è d'oro ogni dieci anni.

C'è poi una terza uscita, che non è una gara: la comparsa ufficiale di ogni quartiere sfila nel corteo storico anche per l'Offerta del Cero a Maria Santissima del Soccorso, patrona della città, che si tiene il 7 di maggio.

Come arrivare alla festa

La Sagra del Tordo a Montalcino si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Buonconvento, a 10 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Montalcino, e il tragitto è di 8,3 chilometri per 12 minuti di guida.

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