Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » San Giovanni » Tradizioni

San Giovanni · Tradizioni

Come ci si difendeva dalle streghe la notte di san Giovanni

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Contro le streghe della notte di san Giovanni si usavano erbe addosso — iperico, ruta, aglio — rami intrecciati dietro le porte, sale e una scopa di saggina. Il sale e la saggina servivano a farle contare fino a mezzanotte. Non facevano in tempo a finire.

La difesa più diffusa non era una barriera: era un ritardo.

Il trucco del conteggio

Il rimedio più ingegnoso stava in due oggetti di casa: il sale e una scopa di saggina.

La credenza voleva che le streghe fossero costrette a contare i granelli di sale e i fili di saggina che trovavano sulla loro strada. Non riuscivano a finire il conteggio prima di mezzanotte, e a mezzanotte dovevano dileguarsi per lasciare posto al Santo.

Sullo stesso principio, prima di dormire si mettevano le scope dietro la porta di casa: bastavano a far fuggire la strega.

Le erbe addosso

La seconda difesa si portava sul corpo.

Le erbe della vigilia erano iperico, basilico, corbezzolo e ruta, e soprattutto l'iperico: la tradizione riteneva che proteggesse dalle sventure per tutta la notte. I più prudenti se le infilavano sotto gli abiti, insieme a lavanda e aglio raccolto prima dell'alba.

L'aglio di san Giovanni aveva un ruolo tutto suo. Quello che aveva preso la rugiada della notte doveva dare ottima salute e tenere lontani malocchio e stregonerie; si portava sotto la camicia insieme a ruta e iperico, ed era proverbiale la sua efficacia contro streghe e diavoli. In alcune preparazioni della notte compariva anche il cardo.

La casa

Porte e finestre andavano trattate prima del buio.

Si intrecciavano dietro finestre e porte rami di rosmarino, ginepro, olivo benedetto, lauro, fico e noce.

A Roma, prima dei riti pubblici, si benedicevano i letti e la porta di casa.

Il rumore e il fuoco

Le difese collettive erano due, e rumorose.

Il falò aveva uno scopo dichiaratamente protettivo contro influenze malefiche, streghe e malattie; a Roma i fuochi si accendevano per scacciare le forze occulte.

Poi c'era il chiasso. La folla faceva rumore con trombe, trombette, campanacci, tamburelli e petardi, e lo scopo era uno solo: impaurire le streghe. Nella tradizione italiana si usavano insieme fuochi, luci e tamburi per allontanare gli spiriti.

L'acqua

Il terzo presidio era liquido.

Si preparava «l'acva ad San Zvan» come antidoto contro il malocchio, la malasorte e le malattie, e si raccoglieva la rugiada della notte, a cui si attribuivano poteri curativi.

La notte di Roma

Nella capitale la difesa era una festa che durava fino all'alba.

Si credeva che le streghe fossero chiamate sui prati del Laterano da Erodiade e Salomè e che fossero capaci di catturare le anime. Da tutti i rioni la gente si muoveva al lume di torce e candele, e si mangiavano lumache contro le avversità: le loro corna rappresentavano discordie e preoccupazioni, e mangiarle voleva dire spuntarle.

Durante la notte venivano aperti al pubblico i bagni del Tevere e ci si poteva bagnare nella fontana di San Giovanni; la partecipazione era massiccia, con cibo e bevande in abbondanza.

La festa si concludeva al sorgere del sole: il cannone di Castel Sant'Angelo annunciava la messa papale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, e dalla loggia si gettavano monete d'oro e d'argento.

Chi invece voleva vederle

Non tutti si difendevano.

Chi voleva vedere le streghe andava ai crocicchi con una forca di fico e un catino d'acqua.

E all'alba, in alcune tradizioni, cominciava un altro raccolto: 27 noci per il nocino.

In Europa

Gli stessi bisogni, altri gesti.

In Finlandia si lanciavano scope in fiamme verso il cielo. In Grecia e presso gli slavi si riteneva necessaria la fiaccola di san Giovanni per avere protezione tutto l'anno.

Nel mondo germanico le erbe di san Giovanni si usavano contro streghe e malattie, ed erano ritenute protettive anche contro i fulmini. Il rito principale della notte era il Johannisfeuer: il fuoco scacciava il male e il fumo purificava l'aria dalle forze maligne. In Ostpreußen si costruiva un fuoco con un barile su un palo, altrove si usavano ruote incendiate.

Alle porte si appendevano ghirlande e croci di fiori ed erbe, e le stesse erbe si bruciavano per scacciare le tempeste. Il «Neunerlei-Kraut» — le nove erbe — si raccoglieva in silenzio la sera di san Giovanni, e in Prussia orientale comprendeva nove specie precise: si strofinavano le vacche con le erbe per proteggerle e si appendeva il Kalmus alle stalle perché le streghe non togliessero il latte. In alcune località si disegnavano tre grandi croci sulla porta della stalla.

Nel Tirolo e in area alpina le erbe si raccoglievano nella stessa notte, e per lo stesso scopo.

Domande frequenti

Come ci si difendeva dalle streghe la notte di san Giovanni?

Con erbe protettive portate addosso, rami intrecciati dietro porte e finestre, sale e scope di saggina, il rumore di trombe e campanacci e i falò accesi nelle piazze.

Perché si usavano sale e scopa di saggina?

Perché la credenza voleva che le streghe fossero obbligate a contare i granelli e i fili: non riuscivano a finire prima di mezzanotte, quando dovevano sparire per lasciare il posto al santo.

Quali erbe si portavano addosso?

Iperico soprattutto, poi ruta, basilico, corbezzolo, lavanda e aglio raccolto prima dell'alba. Si infilavano sotto gli abiti, spesso insieme.

E chi voleva incontrarle?

Andava ai crocicchi delle strade con una forca di fico e un catino d'acqua.

Da leggere