Perché nella calza si mette il carbone: da simbolo di rinnovamento a castigo
Il carbone nella calza non nasce come castigo ma come riempitivo: quando non c'erano doni da lasciare, le calze e le scarpe venivano riempite con quello che si trovava a portata di mano, e nelle case di allora quello che si trovava era il carbone del camino.
La lettura come punizione è arrivata dopo.
La spiegazione pratica
I doni di Natale e dell'Epifania si diffondono quando le case europee hanno il camino, ed è dal camino che passano tutti i personaggi che li portano: San Nicola, Sinterklaas, Babbo Natale, la Befana. San Nicola cominciò a calarsi giù per la canna fumaria proprio quando il camino divenne comune, e lasciava i doni nelle scarpe messe a scaldarsi vicino al fuoco.
Il resto è aritmetica domestica. Fra il XIX e il XX secolo, quando la leggenda di Babbo Natale si diffonde, i camini a carbone erano ancora diffusissimi: la calza vuota si riempiva con ciò che stava lì sotto.
La spiegazione rituale
C'è una seconda origine, più antica, e riguarda i falò.
Nelle credenze legate al solstizio d'inverno si bruciavano pupazzi come gesto di rinnovamento, e la cenere valeva come purificazione: quel che restava del fuoco portava con sé l'anno finito e la speranza dell'anno nuovo.
Carbone e cenere erano quindi un antico segno rituale dei falò, e vennero inseriti nelle calze e nelle scarpe insieme ai dolci, non al posto dei dolci. In questa fase il carbone non è una condanna: è il residuo del fuoco che chiude un ciclo.
Come è diventato un castigo
Il passaggio avviene con la lettura cattolica della festa. Nelle calze e nelle scarpe dei bambini che si erano comportati male comincia a essere lasciato solo carbone, o carbone e aglio, mentre i dolci restano la ricompensa dei buoni.
La tradizione assume così una funzione educativa — l'idea che il comportamento dell'anno abbia una conseguenza visibile la mattina del 6 gennaio — e la stessa intenzione si ritrova nelle filastrocche nate per trasmettere ai bambini il valore della gentilezza.
Le altre cose che si lasciavano ai discoli
Il carbone non era l'unico avvertimento possibile. Nella tradizione orale compaiono anche:
- l'aglio, il più ricorrente dopo il carbone;
- le cipolle;
- i ramoscelli;
- le buste di sale;
- un bastone, che in alcune zone povere d'Italia sostituiva il carbone.
Il carbone dolce è recente
La caramella nera che oggi si compra in sacchetti è un'invenzione tarda. Una scheda didattica del Museo del Territorio di Biella lo dice con chiarezza: solo da poco la Befana porta un carbone dolce da mangiare, mentre in passato era carbone vero, preso dal caminetto.
La stessa scheda ricorda anche dove finivano le calze quando il camino non c'era più: appese vicino alla stufa o sullo stendipanni.
Chi porta il carbone
La figura che lo lascia ha due strati, come tutta la festa.
Il primo è precristiano: la Befana è antecedente alla nascita del cattolicesimo ed è legata a riti pagani. Secondo il calendario romano, dodici giorni dopo il solstizio d'inverno si celebrava la morte e la rinascita della natura, e in quelle dodici notti alcune figure femminili volavano sopra i campi per renderli fertili. Questi riti risalgono al X-VI secolo a.C., e sulla stessa linea si colloca la festa romana di inizio anno in onore di Giano e Strenia, in cui ci si scambiavano regali.
Il secondo strato è cristiano. La Befana viene gradualmente accettata nella cultura cattolica e legata ai Re Magi: Baldassarre, Gaspare e Melchiorre chiedono indicazioni a una vecchietta lungo la strada per Betlemme, lei si rifiuta di seguirli, si pente e comincia a cercarli di casa in casa, lasciando dolci ai bambini che incontra.
In origine i doni li portava in una iuta, un sacco di forma simile ai grossi calzettoni di lana che oggi si appendono.
Domande frequenti
Perché nella calza si mette il carbone?
Perché all'origine era un riempitivo: chi non aveva doni riempiva calze e scarpe con quello che trovava nel camino. Solo con la lettura cattolica il carbone è diventato la punizione per i bambini che si sono comportati male.
Il carbone ha anche un significato antico?
Sì. Carbone e cenere sono i residui dei falò del solstizio, in cui si bruciavano pupazzi come segno di rinnovamento: valevano come purificazione, e venivano messi nelle calze insieme ai dolci, non al posto loro.
Che cosa si lasciava, oltre al carbone?
Aglio, cipolle, ramoscelli, buste di sale, e in alcune zone povere d'Italia un bastone.
Da quando esiste il carbone dolce?
È recente: in passato nelle calze finiva carbone vero, preso dal caminetto.