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Le tradizioni dell'Epifania in Calabria: riti, piatti e usanze del posto
In Calabria, nella notte fra il 5 e il 6 gennaio, gli animali parlano e giudicano il padrone. La cena dell'Epifania è di pesce, con pasta ammuddicàta e baccalà, e gli strinari girano di casa in casa cantando la strina.
Nelle calze, al posto del carbone, si mettono le carbonele.
La notte in cui gli animali parlano
La credenza — raccolta da Vincenzo Dorsa — è precisa: quella notte gli animali della stalla acquistano la parola e giudicano il padrone. Se si è comportato male, o se ha provato ad ascoltare i loro discorsi, lo maledicono.
Per scongiurare la maledizione bisogna fare due cose alla vigilia: rivolgere agli animali parole gentili e nutrirli bene. Nei centri rurali si stava attenti al cibo delle bestie proprio il 6 gennaio: tenerli a digiuno rendeva la maledizione efficace, e in alcune zone si dovevano dar loro tredici alimenti diversi.
La notte dei miracoli
A Bisignano quella notte si chiama notte di eventi miracolosi. Alcuni anziani raccontano di aver visto l'olio uscire dalle fontane e il vino scorrere nelle fiumare al posto dell'acqua; alla mezzanotte fra il 5 e il 6 si credeva che fiorissero tutte le piante.
Nella stessa notte le ragazze recitano una canzoncina augurale prima di dormire: sognare una chiesa in festa o un giardino fiorito porta fortuna.
La strina
La strina è una delle tradizioni più vive della provincia di Cosenza. Nasce come canto propiziatorio e di buon augurio, che annuncia la stagione agricola in arrivo.
Gli strinari girano per le vie dei paesi e si fermano davanti alle porte delle case, cantando in dialetto locale — i testi cambiano da paese a paese — accompagnati da zampogne, tamburelli e pipìte. Augurano salute, felicità, ricchezze e abbondanza per l'anno nuovo; in cambio i padroni di casa offrono vino e cose bone.
La prima parte del canto si chiama d'avurpa, e serve proprio a invitare chi ascolta a offrire da bere al cantore. Le brigate girano nel periodo che va da Santo Stefano all'Epifania, e in alcune zone dall'8 dicembre.
La questua dei bambini
Anche i bambini andavano di casa in casa, recitando le formule augurali, e ricevevano fichi secchi, frutta, noci o dolcetti fatti in casa. In alcune zone l'usanza è rimasta come momento di incontro per il paese.
I falò e le porte
All'Epifania si accendevano falò nelle piazze o nelle campagne: il fuoco valeva come purificazione e buon auspicio, e insieme come luce, attesa e speranza di abbondanza.
Le famiglie attaccavano alla porta ramoscelli d'ulivo o immagini sacre, per proteggersi dalle negatività.
Il volo della colomba
Nei borghi arbëreshë il 6 gennaio ha un rito suo.
A San Demetrio Corone si rinnova ogni anno il volo della colomba: da una finestra sulla piazza Strigari una colomba bianca viene fatta scendere fino alla fontana pubblica, il papàs immerge per tre volte la croce nell'acqua e benedice i fedeli con un rametto di rosmarino.
A San Cosmo Albanese il rito si celebra al torrente Sabatino: la croce viene immersa e con essa si benedice la statuina del Bambinello. I fedeli portano a casa l'acqua benedetta nelle bottiglie, e il corteo torna in paese cantando la Kuçanina, una ninna nanna in lingua albanese dedicata a Gesù Bambino.
La tavola
La cena dell'Epifania è di pesce, e i due piatti al centro sono la pasta ammuddicàta e il baccalà. Accanto ci sono i salumi artigianali, il caciocavallo silano, la 'nduja, le zuppe di legumi e le verdure dell'orto.
Nel Crotonese, la vigilia, si lasciava la tavola apparecchiata, e in alcuni casi un piatto con tredici cibi, per saziare il Bambinello.
I dolci
- la pignolata, fritta e ricoperta di miele, segno di abbondanza e dolcezza;
- le scalille, o scaliddre, dolci fritti dalla forma intrecciata, diffusi soprattutto nel Cosentino e nel Crotonese;
- la cicerata, palline di pasta fritta unite dal miele, simile agli struffoli napoletani ma con varianti locali;
- i chinulille, o chinulieddi, raviolini dolci ripieni di marmellata di fichi, cacao, noci o mostarda d'uva.
La Befana calabrese è una vecchina buona: nelle calze — appese dentro il camino, o al posto delle scarpe lasciate ad aspettare — mette arance, mandarini del giardino, noci e caramelle fatte in casa. E al posto del carbone ci sono le carbonele, pezzetti di zucchero caramellato che lo imitano.
Domande frequenti
Perché in Calabria si parla gentilmente agli animali la vigilia dell'Epifania
Perché la tradizione vuole che nella notte fra il 5 e il 6 gennaio gli animali parlino e giudichino il padrone: se è stato cattivo con loro, o li ha tenuti a digiuno, lo maledicono.
Che cos'è la strina
La strina è il canto di augurio che in Calabria gli strinari portano di casa in casa fra Santo Stefano e l'Epifania, con zampogne, tamburelli e pipìte, ricevendo in cambio vino e cose buone.
Che cosa sono le carbonele
Le carbonele sono i pezzetti di zucchero caramellato che in Calabria si mettono nella calza al posto del carbone.
Che cos'è il volo della colomba di San Demetrio Corone
È il rito arbëreshë del 6 gennaio: una colomba bianca scende da una finestra fino alla fontana, e il papàs immerge tre volte la croce nell'acqua, benedicendo con un rametto di rosmarino.