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Epifania · Tradizioni

Le tradizioni dell'Epifania in Sicilia: riti, piatti e usanze del posto

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

In Sicilia l'Epifania è soprattutto la festa dei Magi, e la Befana resta una presenza secondaria. A Messina, nel quartiere Bordonaro, si scala u pagghiaru, alto nove metri; nei paesi di origine albanese il sacerdote immerge tre volte la croce nell'acqua.

Alla terza immersione si libera una colomba bianca.

U pagghiaru di Bordonaro

A Messina, nel quartiere Bordonaro, il 6 gennaio si allestisce in piazza Semiramide u pagghiaru: una pertica alta nove metri, rivestita di rami di corbezzolo, agrumi, ciambelle di pane azzimo e cotone. Sta per l'abete natalizio.

In cima c'è una croce alta due metri, abbellita con frutta, nastri, ciambelle e forme di pane: è il premio. Dopo la messa comincia la gara, a cui partecipano quattordici persone, e vince chi raggiunge per primo la croce.

La celebrazione si chiude con la performance mascherata U cavadduzzu e l'omu sabbaggiu. La festa sarebbe stata introdotta nell'XI secolo dai Padri Basiliani, che diffusero l'uso di festeggiare il Battesimo di Gesù.

I riti albanesi

Nei paesi di origine albanese del Palermitano — Contessa Entellina, Mezzojuso e Piana degli Albanesi — l'Epifania è molto sentita, e si divide fra la cerimonia nella Chiesa Madre e le rappresentazioni nelle piazze.

Il rito ricorda il battesimo di Gesù: il celebrante immerge per tre volte una croce nella vasca, e alla terza immersione si libera una colomba bianca, che sta per lo Spirito Santo. A Piana degli Albanesi l'immersione si compie nelle acque della fontana dei Tre Cannoli, e il rito lega la Natività al battesimo nel Giordano.

I Magi in scena

La vecchia strina

La Befana siciliana si chiama Vecchia strina o Vecchia di Natali, e non compare solo all'Epifania: si festeggia anche la notte del 24 e del 31 dicembre, e in alcuni casi torna a Carnevale con il nome di Nanna.

Si annuncia con i corni, i campanacci e le pentole, e distribuisce cibi, dolci e strenne; i ragazzi che l'accompagnano si chiamano figghi da Strina. A Gratteri, nelle Madonie, «'A Vecchia» esce dalla grotta Grattara la sera del 31 dicembre, a dorso d'asino e avvolta in un lenzuolo bianco, e distribuisce i turtigliuna.

Ai bambini buoni toccano fichi secchi, datteri, miele e mandorle; ai cattivi il carbone — in passato, nelle aree rurali, un bastone — o il carbone dolce, fatto con zucchero, albume e colorante nero. In alcune case, al posto della calza, si appendono piccole botti o scarpe.

U Battìcimu e la vestizione del Bambino

A Santa Lucia del Mela il 6 gennaio si chiama U Battìcimu: i bambini indossano i costumi tradizionali e sfilano in processione portando i doni a Gesù Bambino.

A Niscemi sopravvive un costume antico: un bambino povero viene portato in chiesa e vestito nei panni del Bambino Gesù; finite le funzioni, una processione di sacerdoti e fedeli lo riaccompagna a casa.

In alcuni paesi si benedice l'acqua, e al 6 gennaio si attribuisce un valore protettivo per l'anno nuovo. Nelle campagne l'Epifania segnava la ripresa dei lavori agricoli dopo la pausa natalizia, e in casa si smontano gli addobbi e si ripongono le statuine del presepe.

I dolci

In tavola compaiono anche il risotto all'arancia con i gamberetti e il canazzo.

Domande frequenti

Che cos'è u pagghiaru di Bordonaro

È la pertica alta nove metri che a Messina si allestisce il 6 gennaio: quattordici concorrenti si arrampicano, e vince chi raggiunge per primo la croce in cima.

Che cos'è il rito della croce dei paesi albanesi

A Contessa Entellina, Mezzojuso e Piana degli Albanesi il celebrante immerge tre volte una croce nell'acqua, a ricordare il battesimo di Gesù: alla terza immersione si libera una colomba bianca.

Come si chiama la Befana in Sicilia

Si chiama Vecchia strina, o Vecchia di Natali. Si annuncia con corni, campanacci e pentole, e i ragazzi che l'accompagnano sono i figghi da Strina.

Qual è il dolce dell'Epifania in Sicilia

Il buccellato, biscotto di pasta frolla ripieno di fichi secchi, uva passa, mandorle e zuccata. Nel Palermitano si chiama anche cucciddatu o turtigliuna.

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