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Le tradizioni dell'Epifania in Sicilia: riti, piatti e usanze del posto
In Sicilia l'Epifania è soprattutto la festa dei Magi, e la Befana resta una presenza secondaria. A Messina, nel quartiere Bordonaro, si scala u pagghiaru, alto nove metri; nei paesi di origine albanese il sacerdote immerge tre volte la croce nell'acqua.
Alla terza immersione si libera una colomba bianca.
U pagghiaru di Bordonaro
A Messina, nel quartiere Bordonaro, il 6 gennaio si allestisce in piazza Semiramide u pagghiaru: una pertica alta nove metri, rivestita di rami di corbezzolo, agrumi, ciambelle di pane azzimo e cotone. Sta per l'abete natalizio.
In cima c'è una croce alta due metri, abbellita con frutta, nastri, ciambelle e forme di pane: è il premio. Dopo la messa comincia la gara, a cui partecipano quattordici persone, e vince chi raggiunge per primo la croce.
La celebrazione si chiude con la performance mascherata U cavadduzzu e l'omu sabbaggiu. La festa sarebbe stata introdotta nell'XI secolo dai Padri Basiliani, che diffusero l'uso di festeggiare il Battesimo di Gesù.
I riti albanesi
Nei paesi di origine albanese del Palermitano — Contessa Entellina, Mezzojuso e Piana degli Albanesi — l'Epifania è molto sentita, e si divide fra la cerimonia nella Chiesa Madre e le rappresentazioni nelle piazze.
Il rito ricorda il battesimo di Gesù: il celebrante immerge per tre volte una croce nella vasca, e alla terza immersione si libera una colomba bianca, che sta per lo Spirito Santo. A Piana degli Albanesi l'immersione si compie nelle acque della fontana dei Tre Cannoli, e il rito lega la Natività al battesimo nel Giordano.
I Magi in scena
- Mussomeli, nel Nisseno: si mette in scena l'arrivo dei tre Magi, seguito dalla processione del simulacro di Gesù Bambino;
- Bolognetta: l'Epifania prende la forma di un presepe vivente di tradizione contadina, con la sfilata storica dei Re Magi a cavallo e trecento figuranti; ai visitatori si offrono ricotta, vino, ceci, fave, pane e salumi;
- Aci Platani, nel Catanese: la parata storica dei Tre Re con i figuranti;
- Gagliano Castelferrato, in provincia di Enna: l'Adorazione dei Magi;
- Cassaro, nel Siracusano: I Tre Re sulla via dell'olio, la sera del 5 gennaio;
- Sant'Angelo Muxaro, nell'Agrigentino: i protagonisti sono due pastori in costume, Nardu e Riberiu, in una vastasata; a Santa Elisabetta si celebra la Pastoral Nardu;
- Palermo, nella zona della Gancia: la processione solenne con l'adorazione del Bambin Gesù.
La vecchia strina
La Befana siciliana si chiama Vecchia strina o Vecchia di Natali, e non compare solo all'Epifania: si festeggia anche la notte del 24 e del 31 dicembre, e in alcuni casi torna a Carnevale con il nome di Nanna.
Si annuncia con i corni, i campanacci e le pentole, e distribuisce cibi, dolci e strenne; i ragazzi che l'accompagnano si chiamano figghi da Strina. A Gratteri, nelle Madonie, «'A Vecchia» esce dalla grotta Grattara la sera del 31 dicembre, a dorso d'asino e avvolta in un lenzuolo bianco, e distribuisce i turtigliuna.
Ai bambini buoni toccano fichi secchi, datteri, miele e mandorle; ai cattivi il carbone — in passato, nelle aree rurali, un bastone — o il carbone dolce, fatto con zucchero, albume e colorante nero. In alcune case, al posto della calza, si appendono piccole botti o scarpe.
U Battìcimu e la vestizione del Bambino
A Santa Lucia del Mela il 6 gennaio si chiama U Battìcimu: i bambini indossano i costumi tradizionali e sfilano in processione portando i doni a Gesù Bambino.
A Niscemi sopravvive un costume antico: un bambino povero viene portato in chiesa e vestito nei panni del Bambino Gesù; finite le funzioni, una processione di sacerdoti e fedeli lo riaccompagna a casa.
In alcuni paesi si benedice l'acqua, e al 6 gennaio si attribuisce un valore protettivo per l'anno nuovo. Nelle campagne l'Epifania segnava la ripresa dei lavori agricoli dopo la pausa natalizia, e in casa si smontano gli addobbi e si ripongono le statuine del presepe.
I dolci
- il buccellato, il dolce per eccellenza: pasta frolla ripiena di fichi secchi, uva passa, mandorle e zuccata. Nel Palermitano si chiama anche cucciddatu o turtigliuna;
- la cubaita, o cubbaita e giggiulena, diffusa nella Sicilia orientale: croccante di mandorle, pistacchio o sesamo e miele, apprezzata soprattutto a Ragusa per l'aroma;
- i tetù, o teio, biscotti alle mandorle il cui nome viene dalla formula dialettale «tieni tu e tengo io»;
- la pignolata, la frutta candita e il torrone di mandorle.
In tavola compaiono anche il risotto all'arancia con i gamberetti e il canazzo.
Domande frequenti
Che cos'è u pagghiaru di Bordonaro
È la pertica alta nove metri che a Messina si allestisce il 6 gennaio: quattordici concorrenti si arrampicano, e vince chi raggiunge per primo la croce in cima.
Che cos'è il rito della croce dei paesi albanesi
A Contessa Entellina, Mezzojuso e Piana degli Albanesi il celebrante immerge tre volte una croce nell'acqua, a ricordare il battesimo di Gesù: alla terza immersione si libera una colomba bianca.
Come si chiama la Befana in Sicilia
Si chiama Vecchia strina, o Vecchia di Natali. Si annuncia con corni, campanacci e pentole, e i ragazzi che l'accompagnano sono i figghi da Strina.
Qual è il dolce dell'Epifania in Sicilia
Il buccellato, biscotto di pasta frolla ripieno di fichi secchi, uva passa, mandorle e zuccata. Nel Palermitano si chiama anche cucciddatu o turtigliuna.