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Le tradizioni dell'Epifania in Italia: la Befana, i falò e i Magi

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

In Italia la ricorrenza è popolarmente nota come Befana: il nome è una corruzione lessicale di «Epifania», che diventa «Befania», ed è attestato in forma scritta dal Cinquecento. Attorno al 6 gennaio, che un proverbio popolare descrive come la festa che «tutte le feste porta via», si è raccolto un repertorio di gesti che cambia da regione a regione: in certi posti i doni li porta una vecchia con la scopa, in altri tre re venuti da Oriente, e in altri ancora si accende un fuoco enorme e si guarda dove vanno le scintille.

La Befana, la vecchia che chiude il ciclo

La Befana è un'anziana donna a cavallo di una scopa che, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, porta doni ai bambini o un pezzo di «carbone» — costituito da caramelle nere — per tutti i comportamenti cattivi tenuti durante l'anno. I dolcetti si infilano nelle calze appese vicino al camino o per la casa, e il carbone, ormai, esiste anche in versione zuccherata. La filastrocca dice che «vien di notte con le scarpe tutte rotte».

Secondo la tradizione cristiana la Befana deriva dalla storia di un'anziana signora che rifiutò di accompagnare i Magi a Betlemme e di indicare loro la strada; pentitasi del rifiuto, si mise alla ricerca di Gesù con un sacco pieno di doni ma, non trovandolo, iniziò a distribuire i regali a tutti i bambini. La figura viene però da più lontano: compare nel XIV secolo e affonda in miti romani e celtici, nei quali figure femminili volavano sui campi coltivati in funzione propiziatoria.

Già tra il X e il VI secolo a.C. diverse comunità rurali in Italia festeggiavano in questo periodo la chiusura del ciclo stagionale legato all'agricoltura, e nacque così la tradizione del dono, che inizialmente era l'offerta di chi aveva goduto di maggiore abbondanza verso chi era stato meno fortunato. Dapprima condannata come festa pagana, venne via via accolta dal cattolicesimo, che coniuga i doni della Befana con quelli portati dai Magi a Gesù Bambino. Quella della Befana resta una figura altamente simbolica, a partire dalla sua vecchiaia, che rappresenta il vecchio anno ormai trascorso. La Befana appartiene al folklore italiano, e non porta i regali ai bambini di tutto il mondo.

I Magi che portano i doni, dalla Sardegna a Milano

In alcune regioni italiane sopravvivono tradizioni diverse, e al posto della Befana sono i tre Re Magi a portare i doni. In Sardegna, dove convivono usanze locali del periodo ispanico, è particolarmente viva la tradizione dei Magi biblici — in lingua sarda Sa Pasca de is Tres Reis — e anche nella tradizione ligure, dove l'Epifania è chiamata Pasquetta, sono i tre re a portare i doni.

Il corteo dei Re Magi il giorno dell'Epifania è una tradizione secolare a Milano, e si svolge dal 1336, come documentato nel libro del frate Allegranza, ed è organizzato dalla parrocchia di Sant'Eustorgio: vi prendono parte volontari vestiti di preziosi costumi d'epoca, la Banda Civica, personalità civili e religiose, dame e gentiluomini. Il corteo parte da piazza del Duomo e attraversa le strade del centro, fermandosi a San Lorenzo, dove si trovano i figuranti che impersonano Erode e la sua scorta; da lì riparte per arrivare in piazza Sant'Eustorgio, dove sul sagrato si trova il presepe vivente al quale i Magi porgono il loro omaggio. È arrivato quasi ininterrottamente fino ai nostri giorni.

La devozione si fonda su un episodio del IV secolo, quando il vescovo Eustorgio trasportò i resti dei tre Re Magi da Costantinopoli a Milano. La leggenda narra che il santo li trasportò su un carro trainato da buoi e che, giunto in un punto preciso della città, il carro si fermò improvvisamente e non volle più ripartire: Eustorgio interpretò l'evento come un segno divino e decise di costruire proprio lì la basilica. All'interno è ancora visibile l'antico sarcofago in pietra associato per secoli alla sepoltura dei Magi, mentre le reliquie furono trafugate e portate a Colonia da Federico Barbarossa; una parte è stata riportata in città nel 1903, a riparare il torto, ed è oggi esposta nella nicchia sopra l'altare. La stella a otto punte sulla torre campanaria richiama la cometa che ha guidato i tre re alla grotta di Betlemme.

Un'altra leggenda lombarda, di origine varesina, vuole che durante il trasporto da Milano a Colonia i corpi dei Re Magi siano transitati da Busto Arsizio, attraverso il borgo di via Savigo, dove i bustocchi dedicarono loro una porta, abbattuta nel 1880. Ancora oggi, alla vigilia dell'Epifania, il fatto è ricordato con una festa in cui viene acceso un falò nei pressi di quel borgo, e il giorno seguente prende il via un corteo in costume che commemora sia il viaggio dei Magi verso Betlemme sia il trasferimento dei corpi a Colonia.

Il panevìn e le scintille che dicono il futuro

In provincia di Treviso è diffusa l'usanza di accendere grandi fuochi nelle piazze dei paesi alla vigilia dell'Epifania: il panevìn. È una tradizione che affonda le radici nelle credenze pre-cristiane legate al solstizio d'inverno. A seconda della direzione delle scintille si indovina come sarà l'anno che sta cominciando: se le faville vanno a sud-ovest, prepara il carro per andare al mulino; se si dirigono a oriente, prendi il sacco e vai a cercare farina.

La spiegazione popolare che si dà di quei fuochi, però, è un'altra: servirebbero per far luce ai Magi nel loro viaggio alla ricerca della grotta della Natività. Intorno al fuoco si beve vin brulé, ottenuto dal vino bollito con chiodi di garofano e cannella, e si mangiano dolci tipici, fra cui la pinsa.

Le processioni siciliane, dal Batticimu ai Tre Cannoli

A Barcellona Pozzo di Gotto la processione dell'Epifania si svolge a Pozzo di Gotto nella mattinata e a Barcellona nel pomeriggio del 6 gennaio, e in quel contesto popolare la festa diventa u Batticimu, espressione di festosa letizia per il Battesimo di quel Bambinello al quale tutti, ricchi e poveri, offrono i loro doni. Il corteo si snoda per le strette vie degli antichi quartieri.

Ad aprirlo è una grande stella, icona della cometa che guidò i Magi verso la grotta, seguita da suonatori di ciaramelle, tamburi e fisarmoniche che eseguono tipiche nenie natalizie. Dietro viene la folla dei fedeli, e fra loro i bambini vestiti con antichi costumi popolari siciliani che raffigurano l'originaria società contadina: le pacchiane, le contadinelle, che recano in ampie ceste di vimini il corredino per il Bambinello, vere e proprie rarità artigianali con trine e ricami eseguiti a mano; i viddani, i contadini, con le bettole colme di finocchi, arance e frutti di ogni genere; i picurari con agnellini e ricotte; i funnari, i panettieri, con enormi forme di pane casereccio; e i cacciaturi con ogni sorta di cacciagione. Poi un corteo di ragazze coronate di diademi in sontuosi abiti di pizzo bianco, le regini, le regine, immagine delle nobili figure femminili dell'Antico Testamento. Infine il sacerdote in paramenti sacri, Maria col Bambinello in braccio e Giuseppe, e a chiudere i Magi, uno dei quali col viso dipinto di nero, u re saracinu, che un tempo cavalcava mansueti sciccareddi, gli asinelli, invece dei tradizionali cammelli. La processione di Barcellona, in tono minore, parte dall'antica chiesa del Crocifisso e si conclude in quella dell'Immacolata.

A Piana degli Albanesi l'Epifania viene celebrata ancora oggi secondo il rito greco ortodosso. La celebrazione inizia nella Cattedrale di San Demetrio con la liturgia eucaristica, poi in processione ci si reca alla fontana dei «Tre Cannoli», nella piazza principale, per il rito della benedizione delle acque; i celebranti sono accompagnati dalle ragazze in costume tradizionale, e preghiere, litanie e il canto «Në Jordan» rievocano la discesa dello Spirito Santo nel Giordano. Per tre volte l'Eparca immerge nell'acqua della fontana una croce, mentre un concelebrante regge il tricherio, il candelabro a tre ceri. Alla fine una colomba bianca scende dal tetto dell'antistante chiesa della Santissima Maria Odigitrìa lungo un filo che la guida fino alla fontana; liberato l'uccello, il sacerdote benedice la folla aspergendola con un mazzo di ruta intinto nell'acqua benedetta, e ai fedeli vengono distribuite le arance benedette, simbolo della rinascita dopo il freddo della stagione invernale.

Il gesso sulle porte e il re della focaccia

Diversi gesti dell'Epifania si fanno in casa. Nella vigilia della solennità ha luogo la solenne benedizione dell'acqua, un rito ereditato dall'Oriente cristiano e inserito nel Rituale romanum solo nel 1890, riservato al vescovo o ai sacerdoti da lui autorizzati; con quell'acqua si asperge la casa e chi vi abita. La vigilia, peraltro, è tradizionalmente considerata giorno di digiuno e astinenza, come la vigilia di Natale.

Il rito più diffuso è quello del gesso, soprattutto nei paesi di lingua tedesca, Alto Adige compreso. Si scrive sulla parte alta della porta d'ingresso, e volendo anche sulle porte interne: le prime due cifre dell'anno in corso, un asterisco, le lettere C, M, B separate da una piccola croce, un asterisco e le ultime due cifre. Le tre lettere sono insieme le iniziali dei nomi latini dei Magi — Caspar, Melchior, Balthasar — e dell'invocazione Christus mansiónem benedícat, «Cristo benedica questa casa». In Baviera, nei cantoni cattolici della Svizzera e in Alto Adige sono i ragazzi a girare per le strade dei paesi nella notte fra il 5 e il 6 gennaio, segnando le porte col gesso. Il giorno dell'Epifania è anche il momento di aggiungere i Magi e la stella cometa al presepe: le tre statuette, con in mano i loro doni, si spostano di fronte alla Natività.

In Francia si prepara la Galette des rois, un dolce tipico di pasta sfoglia servito con una corona realizzata con del cartoncino: durante la preparazione si nasconde all'interno qualcosa di duro, come un confetto o una mandorla, e il più anziano della famiglia taglia le fette mentre il più piccolo, nascosto sotto il tavolo e senza vedere nulla, decide a chi spetti ciascuna. Chi trova la sorpresa viene incoronato re per un giorno; in Francia e in Svizzera, dove il dolce si chiama Corona dei Re Magi, dentro c'è una statuina raffigurante uno dei Re Magi e la corona è di carta dorata. L'usanza è antica: nel Medioevo si eleggeva a sorte, in ogni famiglia, un Re per la festa dell'Epifania, e durante il banchetto si rompeva una focaccia di cui una parte serviva a designare l'invitato incoronato, mentre due porzioni erano offerte al Bambino Gesù e a Maria nella persona dei poveri, che potevano godere anch'essi di una fetta in quel giorno.

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