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San Giuseppe a Calabritto 2027 - Falò nelle strade e degustazione di zeppole fritte

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
ultima domenica di luglio — quest'anno 25 luglio 2027
Dove piazzale antistante alla Chiesa Madre, San Martino in Pensilis

Fonte: sapere.it, letta il 21/09/2026.

I Falò di San Giuseppe si accendono a Calabritto, in provincia di Avellino, fra il 18 e il 19 marzo, giorno del santo patrono. Nei rioni e nelle contrade del paese gli abitanti ammassano tralci di vite e rami d'ulivo e danno fuoco alle cataste — una gara amichevole a chi fa il falò più grande — e attorno alle fiamme si mangiano le zeppole fritte con zucchero o miele e le patate cotte sotto la brace, si beve il vino locale e si ascolta l'organetto. Il falò principale si accende sul piazzale davanti alla Chiesa Madre, e organizza tutto l'Associazione culturale comitato permanente «Calabritto in festa».

Il paese comincia la sera prima

A Calabritto, piccolo comune dell'Irpinia orientale in provincia di Avellino, la festa di San Giuseppe non aspetta il 19 marzo. Già dalle prime ore della sera del 18 gli abitanti, e soprattutto i più giovani, danno vita a una vera e propria gara amichevole fra i quartieri e le contrade: chi riesce ad ammassare più tralci e più rami costruisce il falò più grande. Per qualche ora il paesaggio dell'alta valle del Sele si punteggia di bagliori.

È una gara che si prepara accumulando e che si gioca a occhio, fra un rione e l'altro. Intorno alle cataste di sarmenti i ragazzi saltano e si ammucchiano, nonostante le raccomandazioni dei genitori a non avvicinarsi troppo alle fiamme roventi.

Tralci di vite e rami d'ulivo

Quello che brucia dice da dove viene la festa. Non è legna comprata: sono cataste di tralci di vite e rami d'ulivo, cioè gli scarti della potatura, quello che resta in mano ai campi alla fine dell'inverno.

Da qui viene il significato che la cultura contadina attribuisce all'accensione: il falò segna il passaggio dall'inverno alla primavera e porta con sé un augurio di prosperità. Il fuoco brucia simbolicamente ciò che resta dell'inverno e apre la stagione dei lavori nei campi — un gesto di buon auspicio per l'anno agricolo che comincia. La tradizione lo dice anche in modo più diretto: il fuoco distrugge il vecchio e dà spazio al nuovo, e porta crescita e benessere per persone e animali.

A questo si somma la devozione al santo, che qui è il patrono: San Giuseppe, figura di umiltà e di dedizione alla famiglia, festeggiato in tutta Italia il 19 marzo, giorno che coincide con la festa del papà.

Zeppole, panini, patate

Attorno al fuoco la devozione incontra la gastronomia, e il menù è quello della giornata. Le protagoniste assolute sono le zeppole di San Giuseppe, fritte, morbide e dorate, servite con zucchero o con miele: un dolce che in tutto il Mezzogiorno segna il calendario di questa data. Accanto ci sono panini imbottiti con prodotti del territorio e vino rosso locale.

Ma la cosa da cercare, se si vuole capire com'era la festa prima che diventasse anche un appuntamento da calendario, sta nelle contrade: lì sopravvive l'abitudine più contadina di tutte, la patata cotta sotto la cenere ardente e mangiata calda, in piedi, davanti alle fiamme. Non c'è tavolo, non c'è portata: c'è la brace e c'è il tempo che ci mette a cuocere.

Da un fuoco all'altro

Il modo in cui si sta a questa festa è il suo tratto più preciso. Non ci si siede in un posto solo: si passa da un falò all'altro per salutare amici e parenti, ci si ferma a bere un bicchiere, si ascolta chi suona. La tradizione dei falò spinge le persone a recarsi in ogni rione per incontrare i propri cari, mangiare una patata sotto la brace e ascoltare una suonata di organetto, in attesa del nuovo giorno.

La musica è quella che serve a stare fuori al freddo: suoni e canti popolari, con la fisarmonica protagonista. E il paese in quei giorni si riempie di gente che non ci abita più — ricorre la festa patronale, e Calabritto rinasce con i tanti calabrittani che ritornano dal nord Italia e dall'estero.

Ed è una festa che non ha un pubblico né spettatori: ha soltanto partecipanti.

Sul piazzale della Chiesa Madre

Il cuore della manifestazione è il Piazzale della Chiesa, in via Salvador Allende, davanti alla Chiesa Madre: lì si concentrano i momenti religiosi dedicati al santo e quelli conviviali aperti a tutta la comunità, lì vengono allestiti i punti di degustazione e si accende il falò principale, attorno al quale la gente si raccoglie fino a tarda sera. Gli altri fuochi restano sparsi nei quartieri e nelle contrade.

La parte religiosa non si esaurisce nella sera dei falò: le celebrazioni culminano con la processione della domenica. A tenere insieme le due metà — quella devozionale e quella conviviale — è l'Associazione culturale comitato permanente «Calabritto in festa», con il coinvolgimento dell'intera comunità locale.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Calabritto per la festa di San Giuseppe chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Lioni, a 17 chilometri da Calabritto, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Calabritto restano 2,2 chilometri, che in 3 minuti portano a destinazione.

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