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Santa Rosa da Viterbo e San Lorenzo a Viterbo 2026 - Processione del Corpo e della Macchina

15 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 21 agosto al 13 settembre 2026
Dove piazza San Sisto, Viterbo

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.

Santa Rosa è la patrona di Viterbo, nel Lazio, e si festeggia nei primi giorni di settembre: il 2 il cuore della santa, dentro un prezioso reliquiario, passa per le vie della città portato a spalle da quattro suddiaconi su un cuscino di fiori, e la sera del 3 un centinaio di uomini, i «facchini di Santa Rosa», sollevano e portano per poco più di un chilometro la Macchina, una torre illuminata alta circa trenta metri che pesa circa cinquantun quintali. Poco prima del trasporto tutte le luci pubbliche e private della città vengono spente. Dal 4 dicembre 2013 il Trasporto della Macchina di Santa Rosa è Patrimonio Immateriale dell'Umanità UNESCO.

Il corpo esce dal monastero solo qualche volta

In certi anni esce dal santuario anche qualcosa di più raro. Avviene la traslazione straordinaria del corpo della patrona portato dai facchini dal santuario alla cattedrale San Lorenzo, con la partenza del corteo storico dal santuario verso la cattedrale e la solenne processione con il corpo di Santa Rosa.

Il corteo prosegue verso il Duomo dove il vescovo di Viterbo presiede un momento di preghiera e venerazione e incensa il corpo incorrotto di Santa Rosa. Subito dopo la processione torna verso la chiesa di Santa Rosa per riportare la santa nel suo monastero, e sul sagrato arriva la benedizione.

Nel corso della storia di Viterbo ci sono state altre uscite straordinarie del corpo della santa in occasione di ricorrenze centenarie e giubilari, fra cui quella del 13 novembre 1921 con la traslazione al termine della ricognizione canonica, e quella del 3 settembre 1958 per i 700 anni della Traslazione, quando l'urna venne portata a spalla dai canonici della Basilica Cattedrale.

Il cuore, portato da quattro suddiaconi

Il pomeriggio del 2 settembre, dal 1921, il cuore di Santa Rosa, custodito in un prezioso reliquiario, viene portato a spalle da quattro suddiaconi su un cuscino di fiori, nel corso di una processione, alla quale partecipano il clero, le autorità civili e militari, le associazioni religiose e il popolo.

Nel 1921 la ricognizione canonica fu effettuata dal professor Neri, che espiantò il Cuore della Santa dal corpo posizionandolo nel reliquiario donato da papa Benedetto XV; il reliquiario che sfila ogni anno nella processione del 2 settembre è invece stato donato da papa Pio XI.

Dagli anni Settanta fa parte di questa processione anche un corteo storico, rappresentato da antichi personaggi e autorità che già dal 1200 rendevano omaggio all'evento della traslazione del corpo della Santa, con circa 300 figuranti in costumi d'epoca tipici delle cariche civili ed ecclesiastiche più importanti della vita del Comune.

A mezzogiorno, in piazza del Plebiscito, il sindaco consegna la Mazza del Maggiordomo dei Priori ai dignitari settecenteschi del corteo storico, e quella mazza argentea viene portata in processione per le vie del centro quale storico simbolo del potere temporale del papato. Ai viterbesi si chiede che «sia gradito che sui balconi e nelle finestre vi siano segni di festa per il passaggio del cuore di santa Rosa».

Trenta metri portati a spalla

La Macchina assume la forma di una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, realizzata in metalli leggeri e in materiali moderni quali la vetroresina (in origine era costruita in ferro, legno e cartapesta); è alta circa trenta metri, pesa circa cinquantuno quintali (5 100 kg), e culmina sempre con la statua della santa patrona.

Il capitolato prevede la costruzione di una macchina «alta 28 metri sopra la spalla dei facchini» che raggiunge quindi circa 29,50 metri da terra, e fissa alcune misure limite, anche in base alle vie del centro storico, che nei punti più stretti vedono la macchina sfiorare grondaie e balconi.

Il trasporto avviene la sera del 3 settembre di ogni anno: la macchina viene sollevata e portata in processione a spalle da un centinaio di uomini detti «facchini di Santa Rosa» lungo un percorso di poco più di un chilometro articolato tra le vie, talvolta molto strette, e le piazze del centro storico cittadino.

Le luci della città spente

Il sole tramonta circa un'ora prima del trasporto, la città si immerge nel buio della sera e tutte le luci pubbliche e private sono tenute rigorosamente spente, con l'improvviso sfolgorare del gigantesco campanile che squarcia le tenebre.

Il trasporto inizia all'interno di Porta Romana, dove accanto alla Chiesa di San Sisto la macchina è stata assemblata durante i mesi di luglio e agosto e celata fino all'ultimo momento da un'imponente impalcatura coperta con teli. Nelle ore precedenti si fanno le verifiche, e poi si accendono le luci della costruzione, alcune elettriche e moltissime a fiamma viva.

In un'edizione la regola è saltata: la Macchina ha sfilato per la prima volta lungo le strade di Viterbo con le luci pubbliche accese per motivi di sicurezza, scelta accolta con fischi dalla popolazione; durante la sosta di Piazza delle Erbe le luci sono poi state spente e la Macchina ha proseguito il suo percorso normalmente.

Sotto la macchina: ciuffi, spallette e stanghette

I facchini che si trovano all'interno del perimetro sono i ciuffi, in totale 63, che rappresentano il ruolo più ambito per un facchino. Invece del cuscino imbottito portano un copricapo, appunto il ciuffo, che dà il nome al ruolo, in quanto il peso non si riversa sulle spalle ma sul collo.

Gli altri stanno fuori dal perimetro della base e portano il cuscino imbottito su una delle due spalle, e si distinguono in spallette e stanghette; i ciuffi sono disposti nelle nove file interne. Ciuffo e cuscino sono fatti dello stesso materiale, cuoio imbottito di canapa.

La posizione dei facchini dipende dall'anzianità: i più giovani partono dalle leve e dalle corde e, percorrendo quello che viene definito «cursus honorum», ambiscono al ruolo più prestigioso, il ciuffo. Dentro la formazione conta anche la statura: da piazza San Sisto fino a piazza del Teatro i facchini di statura più alta si collocano avanti e i più bassi dietro; per la salita finale la formazione si inverte, sempre per equilibrare l'inclinazione della macchina rispetto alla pendenza del percorso.

Per entrare bisogna passare una prova. All'interno della settecentesca chiesa sconsacrata della Pace viene tracciato un percorso a cerchio, che ogni aspirante facchino deve ripetere tre volte con 150 kg sulle spalle. La selezione la fa il sodalizio, associazione costituita nel 1978 per regolarne la scelta.

Nessuna donna ha mai partecipato al trasporto in qualità di facchina, nonostante lo statuto del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa non presenti alcun tipo di distinzione tra sesso maschile e femminile: l'unico requisito previsto è quello di superare la «prova di portata» di 150 kg. Alcune donne sono però entrate nella formazione del trasporto in qualità di dottoresse accompagnatrici.

La benedizione in punto di morte

Nel pomeriggio si vestono nella divisa tradizionale — fazzoletto bianco annodato in testa, camicia bianca con maniche arrotolate fino al gomito, fascia rossa alla vita, pantaloni bianchi alla zuava, calzettoni bianchi, scarponcini alti di cuoio nero — e i due colori hanno un significato: il bianco simboleggia la purezza di spirito della patrona, il rosso i cardinali che nel 1258 traslarono il suo corpo.

Poi vanno in Comune a ricevere i saluti delle autorità, visitano sette chiese del centro e si ritirano al convento dei Cappuccini, dove il capofacchino dà le ultime indicazioni. Viene impartita loro dal vescovo la cosiddetta benedizione in articulo mortis, che prende in considerazione eventuali incidenti e pericoli — quasi un'estrema unzione, poiché ogni Trasporto rappresenta un momento di pericolo per la loro vita.

I comandi, e la corsa in salita

I comandi del capofacchino i viterbesi li sanno a memoria. Alla partenza, la «mossa», «Ciuffi di Santa Rosa, accapezzate il ciuffo», «Semo tutti d'un sentimento?», «Facchini di Santa Rosa, sotto col ciuffo e fermi», «Sollevate e fermi», «Per Santa Rosa, avanti!» e «...Posate piano, adagio...». Al comando «Sotto col ciuffo e fermi!» la folla resta in silenzio e la città viene completamente oscurata; al «Sollevare e fermi!» i facchini alzano la macchina sulle spalle sotto applausi scroscianti.

Durante il trasporto si effettuano cinque fermate, durante le quali la macchina viene appoggiata su speciali «cavalletti» pesanti 100 chili ciascuno — Piazza Fontana Grande, Piazza del Plebiscito davanti al Comune dove avviene la girata, Piazza delle Erbe, Corso Italia davanti alla Chiesa di Santa Maria del Suffragio, Corso Italia nei pressi della Chiesa di Sant'Egidio (fermata istituita nell'anno 2013 e considerata sosta tecnica, perché lì si inseriscono le spallette aggiuntive) e Piazza Verdi o del Teatro. La sosta di Sant'Egidio viene utilizzata nel caso in cui la macchina debba effettuare una o più girate in Piazza Verdi.

L'ultimo tratto consiste in una ripida via in salita, effettuata quasi a passo di corsa, con l'aiuto di corde anteriori in aggiunta e di travi dette «leve» che spingono la macchina posteriormente, e i facchini si lanciano per circa cento metri premiati da entusiastici applausi e calorosi abbracci. La macchina viene posata davanti al Santuario, dove rimane esposta ai visitatori per alcuni giorni.

Che cosa si sta rievocando

Il 4 settembre 1258 le spoglie miracolosamente incorrotte della fanciulla viterbese, morta nel 1251, della quale Innocenzo IV nel 1252 aveva già avviato il processo di canonizzazione, furono traslate dalla chiesa di Santa Maria in Poggio (ora Crocetta), alla chiesa di San Damiano (ora monastero di Santa Rosa).

Il papa ci arrivò dopo tre sogni: il 4 settembre del 1258, dopo la terza apparizione, resosi conto che la figura che sognava e che gli parlava era veramente Rosa, accompagnato dai cardinali in una solenne processione, trasferisce il corpo incorrotto nella vicina Chiesa delle Clarisse, affidandone a loro la custodia e il culto. Il corpo era stato ritrovato nella fossa comune della parrocchia.

Il feretro era sorretto da quattro cardinali e seguito dallo stesso pontefice Alessandro IV, e quell'evento segnò il primo passaggio trionfale di Rosa per le vie di Viterbo e fu ripetuto ogni anno. Il Mencarini, nel libro «I racconti della vita e dei prodigi di Santa Rosa vergine viterbese», lo descrive così: «Quel corpo adorato, composto su un ricco e splendido feretro, in atto di chi dolcemente riposi, con l'intervento di un pontefice e di quattro cardinali con seguito di pomposa corte e coll'accompagnamento d'infinita popolazione».

Dal baldacchino alla torre

In processione non fu portato il corpo della fanciulla, ormai conservato in un'urna, ma un baldacchino sempre più sfarzoso, sul quale veniva posta un'immagine della Santa circondata da luci. La prima macchina risale al 1664 e venne forse realizzata come sviluppo del baldacchino processionale, per adempiere a un voto fatto dai viterbesi durante la terribile epidemia del 1657; la configurazione attuale risale alla metà del Settecento, e all'inizio dell'Ottocento il Comune diede l'incarico di disegnare ed eseguire una nuova costruzione a forma di torre.

In passato la macchina ebbe prevalentemente l'aspetto di un campanile gotico, illuminato con torce e candele, da cui nacque la definizione di «campanile che cammina» che le diede lo scrittore Orio Vergani.

In passato la processione religiosa avveniva insieme al trasporto della macchina, precedendola di pochi metri, ma questo cambiò in seguito agli eventi luttuosi del 1801.

I papi sotto la macchina

Il 6 giugno 1815 Pio VII fu il primo pontefice ad assistere a un trasporto della macchina; dopo di lui fecero altrettanto Gregorio XVI il 3 ottobre 1841, Pio IX il 3 settembre 1857 e Giovanni Paolo II il 27 maggio del 1984.

Nell'Ottocento la macchina era più bassa: data la mole della macchina non elevatissima di quel tempo (circa 13-15 metri), venne effettuata ogni volta una sorta di inchino davanti al Pontefice, con i facchini delle prime file che accennavano a inginocchiarsi in modo da ottenere un movimento in avanti della Macchina.

Nel 1984, in occasione della visita di Giovanni Paolo II, fu organizzato un trasporto straordinario il 27 maggio, e a piazza del Plebiscito il Papa si recò personalmente tra i facchini sotto la pioggia per ringraziarli dello sforzo fatto, violando i protocolli di sicurezza; la sua visita è anche ricordata per essersi confuso e aver scambiato Santa Rosa con Santa Rita. Il 6 settembre 2009 Benedetto XVI ha potuto vedere, durante la sua visita a Viterbo, la macchina Fiore del Cielo ferma davanti al Santuario.

Una macchina nuova ogni cinque anni

La macchina viene realizzata da un costruttore, scelto dal comune di Viterbo con pubblico appalto ogni cinque anni, la cui durata può essere tuttavia prorogata.

Nel 1967 Giuseppe Zucchi vinse il concorso col Volo D'Angeli, che introdusse la scultura come linguaggio, il bianco e il grigio peperino, e per la prima volta superò i 30 metri di altezza — il nome viene dal lancio eseguito dai paracadutisti, in memoria di quelli della Folgore caduti ad Al Alamein; nonostante l'infausto esordio venne trasportato per ben 12 anni, e nel 2007 fu posta una targa in via Cavour, nel luogo esatto del fermo. Poi sono venute Ali di Luce dell'architetto Raffaele Ascenzi, dal 2003 al 2008, Fiore del Cielo, Gloria di Ascenzi con Luigi Vetrani, prima classificata il 26 gennaio 2015 e in strada dal 3 settembre dello stesso anno, e dal 2024 Dies Natalis, sempre di Ascenzi, che «si discosta molto dalle moderne macchine inaugurate dal Volo D'Angeli» e riporta una scenografia otto-novecentesca, con una croce sulla guglia e la statua della Santa più in basso, coperta.

Non tutte le annate sono andate lisce. Il 23 agosto 2007 una tromba d'aria colpì il cantiere di Ali di Luce e l'impalcatura si piegò, appoggiando la macchina sul campanile della chiesa di san Sisto; nel 1986, all'arrivo sul sagrato, per un errore la macchina sbandò vistosamente e si inclinò prima da una parte e poi dall'altra, e solo la pronta reazione dei facchini evitò esiti peggiori. Nel 2020 e nel 2021 il trasporto non è stato effettuato per la pandemia, ed è ripreso regolarmente nel 2022.

Ci sono poi le uscite fuori calendario e i percorsi cambiati: il 9 luglio 1983 è stato effettuato un trasporto straordinario in occasione del 750º anniversario della nascita di Santa Rosa, e protagonista dei trasporti straordinari è stata la macchina Spirale di Fede, ideata e costruita da Maria Antonietta Palazzetti e Rosario Valeri; nel 2014, per festeggiare il riconoscimento UNESCO, la macchina ha effettuato un passaggio straordinario su via Marconi, come in precedenza accaduto soltanto nel 1952; e nel 2016, per l'anno del Giubileo straordinario, fu deciso di allungare il percorso aggiungendo il tratto di via Marconi fino al Sacrario, circa 700 metri in più, con un «Sollevate» aggiuntivo che ricordava la tragedia sfiorata del 1986 ed era dedicato in parte anche ai terremotati del Centro Italia.

Il 28 giugno 2000 è stato inaugurato in piazza della Repubblica il monumento ai facchini di Santa Rosa, realizzato in bronzo dal maestro viterbese Alessio Paternesi, e la macchina Sinfonia d'Archi, in uso nel 1997, coi facchini ebbe un passaggio televisivo comparendo in «Senza perché», secondo episodio della seconda stagione della serie Rai «Il maresciallo Rocca», ambientata a Viterbo.

Patrimonio dell'umanità dal 2013

Il riconoscimento, conseguito a Baku in Azerbaigian nell'ambito dell'ottavo Comitato intergovernativo Unesco, è stato conferito alla Rete delle grandi Macchine a Spalla italiane, insieme ai Gigli di Nola, alla Varia di Palmi e ai Candelieri di Sassari.

Il Ministero scrive che oggetto della devozione non è il monumentale baldacchino, che viene rinnovato ogni cinque anni attraverso un pubblico appalto, ma l'evento di cui è protagonista la comunità, attraverso il lavoro collettivo dei costruttori e dei facchini. Le memorie dell'antica processione sono raccolte nel Museo del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, nello storico quartiere di San Pellegrino, che conserva i modellini di alcune delle Macchine, video, fotografie e immagini storiche.

La ragazzina di via Santa Rosa

Rosa, nata nel 1233, è morta nel 1251 ad appena diciotto anni, ed era una ragazzina che, pur di famiglia umile e non certo ricca, offrì la sua vita a Dio e ai poveri della sua città; da viva professa apertamente la pace girando per le vie della città di Viterbo, con il Crocifisso e con altri segni di pietà.

I genitori si chiamavano Giovanni e Caterina, erano «Catholici et christianissimi», e il padre faceva il contadino, come conferma l'esistenza di un modestissimo granaio nella sua abitazione. La casa è oggi parte del Monastero delle Clarisse, e in via Casa di Santa Rosa una targa avverte laconicamente dove «Nacque e visse la vergine Santa Rosa».

In quella casa la tradizione colloca dei miracoli. Laura Biella, l'ultima a dimorare all'interno dell'edificio, ottenne la grazia di «veder salvato il suo ultimo figlio dalla morte, cui soggiacquero tutti gli altri appena nati» — disperata per aver perso tutti i figli appena nati, pensò di dare alla luce l'ultimo nella stanzetta di Santa Rosa.

L'urna del 1699

Il corpo incorrotto di Santa Rosa è custodito dietro una cancellata in ferro, all'interno di un'urna realizzata nel 1699 da Giovanni Giardini da Forlì, argentiere della casa reale d'Inghilterra, su commissione delle monache. È un'urna di bronzo dorato affiancata da due angeli in preghiera.

Dentro, il corpo è pressoché intatto dopo quasi otto secoli, rivestito da una tonaca di seta che periodicamente le suore del vicino monastero sostituiscono con una nuova; e l'urna è chiusa con un'anta apribile in modo tale che i fedeli possano baciare la sua mano.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Viterbo per la festa non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Viterbo è a 1,6 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Viterbo Centro: da lì bastano 5 minuti di guida (3,4 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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