La Varia a Palmi 2027 - L'Animella eletta dal voto popolare in cima ai sedici metri del carro
La festa di Maria Santissima della Sacra Lettera si celebra a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, l'ultima domenica di agosto; il trasporto della Varia, che ne è il momento grande, torna invece a distanza di più anni: un carro votivo alto sedici metri, portato a spalla da duecento uomini, rappresenta l'Assunzione della Vergine in cielo. A Palmi la Madonna che sale in cielo è una bambina vera, e la sceglie il paese votando. L'Animella — in dialetto animeddha — è la fanciulla che siede in cima alla Varia, a sedici metri d'altezza, e simboleggia la Vergine assunta; per arrivare lassù serve prima passare da una selezione e poi da un'elezione. I requisiti sono tre: avere un'età compresa tra i 10 e i 12 anni, avere i capelli lunghi, preferibilmente neri, e provenire da una famiglia povera.
Il Comitato Varia, i consiglieri comunali e le principali personalità cittadine fanno una prima scrematura e scelgono tre finaliste; poi la vincitrice viene decisa con una votazione popolare che si svolge nella Villa comunale "Giuseppe Mazzini" la domenica precedente il trasporto, e sono elettori tutti i residenti o i nativi del Comune di Palmi. All'eletta il presidente del Comitato consegna una fascia azzurra, che indosserà sopra una veste bianca per tutte le cerimonie, e la si porta in portantina fino a piazza I Maggio per presentarla alla città. Dal 2008 anche il Padreterno, l'uomo che siede subito sotto di lei, si sceglie con una votazione: a lui va una fascia gialla.
Un capello arrivato da Messina nel 1582
La festa nasce da un debito di riconoscenza fra due città divise da un braccio di mare. Il morbo venne da Oriente dopo la Battaglia di Lepanto del 1571, e nel giugno del 1575 a Messina scoppiò una peste che durò circa trent'anni e uccise oltre 40.000 persone; Palmi accolse chi fuggiva dalla città siciliana e mandò aiuti, generi alimentari e olio, coi suoi marinai. Superata la calamità, il Senato di Messina volle ringraziare donando ai palmesi uno dei capelli della Madonna, quelli che secondo la tradizione la Vergine consegnò nel 42 d.C. agli ambasciatori messinesi insieme a una lettera di benedizione — «VOS ET IPSAM CIVITATEM BENEDICIMUS».
Il carico arrivò per mare: l'11 gennaio 1582 il vascello di Giuseppe Tigano approdò alla Marina di Palmi, accompagnato «da una moltitudine di barche vestite a festa», con la reliquia del Sacro Capello. Da quel momento anche a Palmi nacque il culto della Madonna della Sacra Lettera, con la sua effigie nera racchiusa in un manto d'argento a somiglianza di quella venerata a Messina, e molti palmesi presero a chiamare i figli Littara e Littaru. La Sacra Congregazione dei Riti, con decreto del 12 settembre 1733, elesse la Madonna della Sacra Lettera patrona principale della città e fissò la festa nell'ultima domenica di agosto.
Sul modello messinese si costruì anche il carro. A Messina, intorno al Cinquecento, per rappresentare in modo spettacolare l'Assunzione era stata inventata dall'architetto Francesco Radese una macchina molto artificiosa detta "Vara", perfezionata poi da suo genero Giovannello Cortese e da Mastro Jacopo; e fu proprio Mastro Jacopo che, verso la metà del Seicento, realizzò a Palmi un Carro Sacro simile a quello della sua città. La Varia antica veniva portata sulle spalle degli 'mbuttaturi lungo il corso in terra battuta, al suono di una marcetta del maestro Rosario Jonata, e in piazza San Ferdinando veniva fatta girare tre volte intorno alla Fontana della Palma. Alle spese contribuivano soprattutto i macellai, che donavano centinaia di corna dei bovini macellati, poi vendute per farne pettini, bottoni e manici di ombrelli e coltelli.
La sospensione del 1872 e la Varia Meccanica
Le prime testimonianze della festa risalgono al Seicento e proseguono fino al 1872, anno in cui fu sospesa per decreto comunale dopo alcuni incidenti. Il ritorno arriva quasi trent'anni dopo: nel 1900 Giuseppe Militano idea e costruisce la "Varia Meccanica", simile all'antica ma capace di camminare senza ruote, perché non viene più portata sulle spalle ma fatta scivolare a spinta sulle lastre di granito del corso Giuseppe Garibaldi mediante quattro pattini di ferro fissati sotto la base. Con lui lavorano i maestri Vincenzo e Adolfo Ferraro, e come animatore dell'evento Rocco Isola Pelorosso, che lo scrittore palmese Leonida Repaci chiamò «Il Gran Mago della Bara».
Il nome, del resto, dice cosa rappresenta: "Varia" deriva da "vara", termine dialettale che significa "bara" — il sepolcro dal quale la Madonna si eleva per essere assunta in cielo, circondata dagli angeli e dagli apostoli.
Venti tonnellate di nuvola, con dentro gli ingranaggi
La macchina di oggi è alta 16 metri e pesa 20 tonnellate. Poggia su una base in legno di quercia chiamata "Cippu", nome che viene dalla base circolare di granito con cui si macinavano le olive; sopra si alza un'intelaiatura d'acciaio a forma di cono, rivestita da una carta particolare spolverata di mica per farle assumere l'aspetto di una nuvola.
Dentro, la struttura è piena di meccanismi azionati a mano: due operatori fanno muovere il sole e la luna, collocati al centro della piramide, e altri quattro azionano una "ruota persiana" che fa girare un carosello di bambine-angelo attorno alla Varia in movimento. Fra le pieghe della nuvola stanno altri angeli umani e alcuni cherubini fatti con bambole comprate a inizio Novecento a Norimberga. Salendo si incontrano le sfere celesti, un globo con le stelle dorate e la fascia dello zodiaco, e infine una cortina rotante con quattro angeli che raffigurano Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza.
Sul carro, oltre all'Animella e al Padreterno, salgono dodici giovani che interpretano gli apostoli e trenta bambine fra i 7 e gli 11 anni che fanno gli angioletti, dodici delle quali sistemate sulla ruota persiana. È il dettaglio che rende questa macchina diversa da tutte le altre: i palmesi, a differenza dei messinesi, conservano l'abitudine di affidare a personaggi viventi i ruoli di Gesù e dell'Alma Maria.
Cinque travi, cinque corporazioni, duecento spinte
A muovere le venti tonnellate sono 200 giovani chiamati "'mbuttaturi", dal verbo dialettale mbuttare, spingere. Si dispongono sotto cinque travi di legno, e ognuna rappresenta una delle cinque antiche corporazioni cittadine che avevano l'onere e il privilegio del trasporto: Artigiani, Bovari, Carrettieri, Contadini e Marinai; si riconoscono dal colore del fazzoletto al collo — cremisi, arancione, giallo, verde, blu — e sono scelti fra gli iscritti all'Associazione 'Mbuttaturi, istituita nel 2005. Nello sforzo li aiuta la popolazione, che tira due lunghe corde protese davanti al carro.
La preparazione comincia molto prima. Il 16 agosto si tiene la "Calata du Cippu": la base viene trainata dalla gente, con le corde, lungo corso Barbaro, piazza I Maggio e gran parte di corso Garibaldi, fino al luogo dell'allestimento. Il giovedì precedente ci sono la cerimonia di consegna delle travi e la prova di coraggio: l'Animella viene fatta salire sul seggiolino in cima al carro non ancora ultimato e sottoposta ad alcune oscillazioni, a simulazione di quelle che avverranno durante il trasporto.
Il giorno del trasporto, per antico privilegio, l'Animella è ospitata e vestita dalla famiglia Tigano, quella del marinaio che portò il Sacro Capello: lì consuma un pasto rituale e affronta il rito della vestizione, con un abito confezionato da una sarta del luogo.
La Scasata, e lo strapiombo sul mare
Un colpo di cannone dà il via al trasporto. Il carro percorre tutto corso Garibaldi, si ferma alla fine della strada — e lì il Padreterno gira il bullone che ferma il seggiolino, per far tornare l'Animella con lo sguardo alla folla — poi riparte in direzione opposta fino a piazza I Maggio. Una regola non scritta pesa su tutto il tragitto: la Varia non deve mai fermarsi per una sosta imprevista, perché sarebbe da interpretare come un segno nefasto.
Durante tutto il percorso la bambina benedice «in nome della Madonna della Sacra Lettera», mentre la gente ripete la preghiera «Senza sconzu Maria di la Littara!», senza danno, Maria della Lettera. I momenti difficili sono tre: la forte oscillazione dell'asta alla Scasata, amplificata dalla posizione a braccia aperte; un dosso negli ultimi metri prima della piazza, che dà una seconda energica scossa; e l'ingresso in piazza I Maggio, dove finiscono le case che fiancheggiavano il corso e davanti all'Animella si apre un pauroso strapiombo sul mare sottostante.
Alla fine i Vigili del Fuoco la fanno scendere con un braccio meccanico dotato di cestello, e la bambina viene portata in trionfo per tutta la piazza su una portantina adornata di fiori e palme, retta dal Sodalizio dei Portatori della Madonna della Sacra Lettera. Il giorno prima, invece, era toccato alla processione dell'icona e della reliquia: la base processionale, la "varetta", ha quattro stanghe di sei metri e cinquantadue portatori, quarantotto sotto le stanghe e quattro "timonieri", due davanti e due dietro; dal 1996, per simulare l'arrivo dal mare, il Sacro Capello viaggia sulla coperta di un vascello.
Dal 4 dicembre 2013 la Varia è patrimonio orale e immateriale dell'umanità dell'Unesco, insieme alla Macchina di Santa Rosa di Viterbo, ai Gigli di Nola e alla Faradda dei Candelieri di Sassari, nella Rete delle Grandi Macchine a Spalla: il primo elemento tematico al mondo candidato al riconoscimento in forma di rete. L'Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia l'ha riconosciuta anche come Patrimonio immateriale d'Italia.
Da Messina, insieme al culto, Palmi ha ripreso anche la tradizione dei Giganti: due enormi fantocci che portano lo stesso nome dei loro antenati siciliani, Mata e Grifone. L'icona della Madonna con Gesù Bambino, detta Madonna della Sacra Lettera, è un dipinto su legno del 1774 con una copertura in lamina d'argento, opera di un anonimo artista bizantineggiante, simile a quella venerata a Messina.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Varia a Palmi richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Palmi, a 3,4 chilometri da Palmi, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Palmi ha davanti un percorso di 2,6 chilometri, quattro minuti di guida.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- San Nicola vescovo a Palmi — dicembre
- San Bartolomeo Apostolo a Giffone — agosto
- Sant'Ippolito a Gioia Tauro — agosto