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Cavalcata di Sant'Anna a San Mango sul Calore 2027 - Le monete che sono diventate confetti
La Cavalcata di Sant'Anna si tiene a San Mango sul Calore, piccolo comune della provincia di Avellino, la domenica successiva al 26 luglio, giorno in cui si celebra la santa, dentro festeggiamenti che durano più giorni. Il lancio che tutti aspettano ha un'origine precisa, e non è dolciaria: secondo il racconto più diffuso un cavaliere, ottenuta la grazia, «in segno di giubilo lanciava monete d'oro al popolo festoso», e «le monete divennero, nel tempo, confetti». Al corteo partecipa una dozzina di cavalieri, assistiti da un team di circa dieci persone a testa.
L'ipotesi storica viene prima di quella popolare
Sulle origini della Cavalcata le fonti mettono le cose in ordine, e lo dicono apertamente: «numerose sono le leggende sulla genesi dell'evento», ma l'ipotesi più accreditata è quella di origine storica, prima che popolare.
Quella storica passa da una strada: «la cavalcata presumibilmente trova le proprie origini lungo la Strada regia per Melfi», «un tratto dell'antica Via Appia», dove sorgeva la chiesa, «tra importanti taverne e a ridosso dell'antico ed imponente ponte sul fiume Calore». Il 26 luglio «essendo frequente il passaggio di mercanti e commercianti napoletani, si aveva una fiera»; nella valle «confluivano commercianti napoletani e delle più svariate province del Regno».
Di quella fiera esiste una testimonianza scritta, e il materiale la data: «ne narra, già nel 1698, Luigi De Blasi»: «Nella chiesa di S. Anna nel giorno della sua festività vi si celebrano molte messe e si fa la fiera con concorso delle terre, e luoghi convicini, nel qual giorno si crea il mastro giurato».
Da lì viene il fatto che ancora oggi si vede in testa al corteo: «storicamente, durante le feste popolari, al posto del feudatario veniva nominato un sindaco ad amministrare la giustizia», e «in quei giorni il sindaco amministrava autonomamente la giustizia, di norma esercitata dal feudatario».
Il 26 luglio, scrive un'altra fonte, «il sindaco del paese prendeva possesso della fiera e in questo periodo il feudatario sospendeva le proprie funzioni di giudice locale»; quelle funzioni «venivano demandate al sindaco, che scendeva in corteo per celebrare questo avvenimento». Ed è per questo che «l'origine storica della cavalcata risiede proprio nella presa di possesso della fiera» — e che ancora oggi «la sfilata dei cavalieri parte dal municipio del paese in quanto la festa ha origini civili».
Il materiale lo ripete con parole diverse: «nel giorno della festa il signore feudale cedeva simbolicamente al sindaco il governo della comunità: un gesto che spiega ancora oggi perché sia il primo cittadino ad aprire il corteo dei cavalieri».
Le leggende del figlio chiesto a Sant'Anna
Accanto alla storia ci sono i racconti, e sono più d'uno. Il più noto riguarda «un cavaliere che aveva pregato la santa per avere un figlio dalla moglie sofferente di sterilità»: ottenuto il miracolo, «si iniziò un pellegrinaggio fino alla cappella a lei dedicata», con il lancio delle monete d'oro.
Una seconda versione parla di «un principe del luogo, addolorato per la sterilità della moglie», che promette «di distribuire beni e denari ai contadini» e, «compiuto il miracolo, montò a cavallo e come promesso distribuì i suoi averi». Una terza dice «un signorotto locale» che promise «di distribuire pane e viveri ai poveri contadini della zona», e la fonte chiude onestamente: «questa è la vulgata sanmanghese». Un'altra ancora aggiunge il dettaglio del dono: «elargizione di monete d'oro e d'argento alle genti del luogo».
Quello che si vede oggi tiene insieme tutto: «la Cavalcata conserva gli elementi simbolici di entrambe le narrazioni: il corteo a cavallo, gli abiti storici, i doni distribuiti alla popolazione, l'importanza della figura del Sindaco e la profonda devozione a Sant'Anna».
I cavalieri entrano in chiesa a cavallo
Il momento più impressionante è dentro il santuario. «Da una delle due porte laterali della chiesa fanno il loro ingresso i cavalieri, che, accolti dalle grida e da un interminabile applauso, compiono un giro nelle navate laterali», mentre «la folla si stringe compatta per lasciare spazio ai cavalli». Entrano «rigorosamente chinando il capo alla Madonna», e «il primo giro serve per salutare la Santa e dispensare i primi confetti».
Poi si arriva all'altare: i cavalieri eseguono tre giri attorno all'altare di Sant'Anna lanciando grandi quantità di confetti sia alla folla, che in delirio tende le mani verso di loro, sia sulla statua della Santa. Davanti all'altare «si fermano per un breve momento prima di proseguire verso l'uscita opposta».
I confetti piovono «sulle persone assiepate tra le colonne e fino ai lati dell'altare», e a raccoglierli sono soprattutto due categorie: «i bambini, ma soprattutto le gestanti», che cercano quel simbolo «raccogliendo e mangiando i confetti».
La ragione è nel culto: «Sant'Anna è la protettrice delle partorienti e, proprio per questo motivo, la gente vede nel confetto la fertilità». Alla santa si chiede soprattutto una cosa: «arrivano donne in attesa di un bambino o che vorrebbero averne uno — in molti casi hanno proprio problemi di fertilità — e che chiedono un miracolo alla santa»; «la raccolta dei confetti, anche da terra, è legata alla speranza della fertilità».
Molte «arrivano pure da fuori provincia e regione» fino alla chiesa rupestre; e «chi l'ha già ottenuta si reca comunque qui, ai piedi della sacra effigie, per ringraziarla».
C'è anche un secondo significato, meno noto: «il giro dei cavalli intorno alla chiesa è un gesto carico di significato: rinnova un antico legame tra i sanmanghesi e i loro antenati, un riannodarsi della memoria tra i vivi e i morti».
Confetti fatti in paese, con il nome dentro
I confetti si preparano insieme: «la preparazione collettiva dei confetti» è «uno dei momenti più identitari della festa», e si fa nel piazzale della chiesa. Dentro ogni sacchetto c'è una firma: «ogni cavaliere riporta un fogliettino con il proprio nome e l'immagine della Santa». Seguono «la benedizione dei cavalli e quella dei confetti».
Ogni cavaliere ha chi lo assiste: gli scudieri, con «il silenzioso ma importante compito di tenere a bada da terra il cavallo e rifornire il cavaliere dei confetti». Il conto delle persone coinvolte è alto: «il corteo vede la partecipazione di una dozzina di cavalieri, assistiti da un team di circa dieci persone a testa, che provvedono all'approvvigionamento dei confetti e a tutto il necessario, come cibo e bevande».
Dal municipio alla valle, fra il Ponte di Annibale e i fichi
La Cavalcata «si svolge ogni anno la domenica successiva al 26 luglio, giorno in cui si celebra la santa» — «anche se per secoli la tradizione voleva che la cavalcata si svolgesse il giorno 26». In sella ci sono «cavalieri e amazzoni», e altrove «uomini, donne, anche bambini».
Si parte dalla casa comunale, mentre «una banda musicale, sbandieratori e gruppi di danzatori tradizionali animano le strade in attesa». Alla chiesa di San Vincenzo — «la chiesetta del Cemeterio» — i cavalieri aspettano «l'esibizione dei trombonieri di Cava de' Tirreni»: «i colpi degli antichi archibugi rompono il silenzio». Lì si compiono i primi «tre giri», con il sagrato «gremito in tutta la sua capienza».
Poi il corteo attraversa il paese, e il paese si apre: «tutte le porte delle abitazioni vengono aperte per ricevere i confetti lanciati dai Cavalieri». Si «scende a valle costeggiando il fiume Calore» e si rasenta il «Ponte Romano detto di Annibale» — con una precisazione della fonte che vale la pena riportare: «e non si fa riferimento all'Annibale di Cartagine». Da lì «si risale sul poggio ove è situata la chiesa di Sant'Anna», nella Vallata dell'Uccello, a circa due chilometri dal paese.
Dentro si celebra «una Messa solenne in onore di Sant'Anna e San Gioacchino», e prima dell'arrivo dei cavalieri «si tengono esibizioni di musiche e danze popolari che omaggiano la santa».
E la Cavalcata, avverte il materiale, «non viene mai da sola»: «alla manifestazione equestre, normalmente, è associata la raccolta dei fichi (famosi) fioroni, o fich 'e Sant'Anna». Un testo antico lo spiegava così: «non meraviglia quindi se per S. Anna maturano già i primi fichi». E «nell'Ottocento i fichi locali iniziarono ad assumere maggiore importanza commerciale, tanto che se ne scrisse in numerosi trattati e articoli».
Una festa di cui si scriveva già nel 1889
La Cavalcata ha lasciato tracce sui giornali: «già si narrava nel 1889», e attorno alla chiesa di Sant'Anna si radunavano «forsetieri, dai vicini comuni», come scriveva La Provincia nel 1903.
I festeggiamenti cominciano giorni prima, con «la suggestiva Serata delle "Luci", quando l'antica chiesa di Sant'Anna diventa teatro di racconti, musica e memoria», e con l'illuminazione scenografica del santuario. Al corteo può partecipare anche chi non è del posto: «l'unico requisito per i cavalieri è indossare gli abiti d'epoca previsti dal regolamento».
È una festa che fa tornare la gente — «cittadini, emigrati di ritorno e visitatori da tutta l'Irpinia» — ed è un'occasione per rinsaldare i vincoli di amicizia con i paesi confinanti. Oggi è «iscritta nel Catalogo del Patrimonio Culturale Immateriale della Regione Campania» e censita dall'Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, ed è organizzata dall'amministrazione comunale con la Pro Loco Sanmanghese, la Confraternita della Misericordia, la parrocchia e il comitato festa. Perché «non è una semplice sfilata in costume, ma un atto di devozione collettiva che intreccia fede, memoria contadina e senso di appartenenza».
Come arrivare alla festa
Arrivare a San Mango sul Calore per la Cavalcata di Sant'Anna chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Taurasi, a 3,3 chilometri da qui, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Castelvetere aspetta un percorso di 2,0 chilometri che in 4 minuti porta a destinazione.
Feste vicine, in altri paesi
Altre feste della provincia di Avellino.
- Lumina in Castro a Lauro — agosto
- La salita a Faliesi a Contrada — maggio
- San Leone Magno a Cairano — luglio