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Falò di Sant'Antonio Abate a Vibonati con l'Alzata del Panno e i campanacci di Caselle 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 02/09/2026.
Il Falò di Sant'Antonio Abate si tiene a Vibonati, in provincia di Salerno, nel Cilento, fra il 16 e il 17 gennaio. Decine di falò si accendono lungo le strade, nei larghi e nei cortili del centro storico, alimentati da legna raccolta e trasportata a braccia per giorni; nella notte salgono al Santuario anche i pellegrini di Caselle in Pittari, facendo risuonare i loro campanacci. Il ciclo dei festeggiamenti dura un mese intero, dall'Alzata del Panno del 17 dicembre alla processione del 17 gennaio.
Un mese che comincia il 17 dicembre
A Vibonati la devozione a Sant'Antonio Abate non si esaurisce in una giornata: è un ciclo lungo un mese intero, e comincia quando ancora manca Natale.
Il segnale d'inizio è un drappo. Tutto comincia il 17 dicembre con l'Alzata del Panno di Sant'Antonio Abate, il drappo issato davanti al Santuario che annuncia ufficialmente l'apertura dei festeggiamenti, fra il suono festoso delle campane, i colpi pirotecnici e l'intronizzazione della reliquia. Il Santuario stesso risale all'XI secolo: fu edificato su una collina donata alla comunità dalla Principessa Carafa di San Severo.
Il secondo movimento arriva a gennaio, e riguarda la statua. Il 7 gennaio l'effigie del Santo scende dalla sua nicchia e prende avvio il novenario: nove giorni di catechesi, preghiera e incontro che accompagnano la comunità fino alla vigilia. Poi arriva la notte che tutti aspettano, quella fra il 16 e il 17.
La legna portata a braccia
Sant'Antonio Abate è il protettore del fuoco e degli animali, e a Vibonati quella simbologia diventa una cosa che si vede da ogni angolo: decine di falò accesi lungo le strade, nei larghi e nei cortili del centro storico.
Il legame col fuoco viene da lontano, e dagli appellativi che il santo si è guadagnato. Originario dell'Egitto, vagò per il deserto vivendo in parte da eremita — di qui i nomi «d'Egitto», «del Deserto» e «l'Anacoreta» — ed è conosciuto anche come «il Grande» per i suoi miracoli e «del Fuoco» per il connubio che lo lega alle fiamme. Secondo la leggenda respinse le tentazioni demoniache, e da lì assunse il fuoco come suo emblema; l'iconografia tradizionale lo lega alle fiamme anche perché a lui si attribuisce il potere di liberare dall'inferno le anime dei peccatori.
Ma il rito comincia prima delle fiamme, e lo fa il paese con le proprie mani. La legna viene raccolta per giorni e trasportata a braccia e con le carriole per tutto il borgo, in un rito collettivo che precede l'accensione: quando si accende, il lavoro è già stato fatto da tutti.
Attorno alle fiamme si apre una notte che non finisce. Ci sono canti, balli popolari, punti di ristoro improvvisati sotto gli archi e degustazioni di sapori tipici cilentani offerti di casa in casa, con le case aperte e le mense condivise con i pellegrini. Le campane suonano ogni ora fino al mattino, scandite da colpi a salve e da richiami solenni.
I campanacci che salgono al Santuario
Nella stessa serata arriva al Santuario il corteo che si sente prima di vederlo. I pellegrini di Caselle in Pittari, paese vicino altrettanto devoto al Santo, salgono in corteo facendo risuonare i loro grandi campanacci, secondo una tradizione pastorale antichissima.
Non arrivano in silenzio e non arrivano soli. Ad accompagnarli ci sono le zampogne e le ciaramelle, strumenti della civiltà contadina che restituiscono alla notte di Vibonati un suono arcaico e inconfondibile.
Quello che avviene sulla salita al Santuario, in fondo, è un incontro fra due paesi: è l'incontro fra due comunità del Cilento interno e costiero, unite dalla stessa devozione.
Il Veglionissimo sotto i portici del Tirone
C'è un rione che della vigilia è il cuore scenografico, e si riconosce dal colore dei muri. È il Tirone, il rione ai piedi del Santuario con i suoi portici anneriti dal tempo, che conserva un'atmosfera quasi medievale.
Lì la notte non si interrompe. Si tiene il Veglionissimo, la grande veglia popolare con musica, danze e assaggi di prodotti locali, che tiene sveglio il borgo fino all'alba.
E il 16 il paese ha anche un appuntamento che non è religioso ma è altrettanto antico: la storica Fiera di Sant'Antonio, appuntamento commerciale tradizionale che da secoli accompagna la vigilia della festa.
Animali, bambini e lardo sul sagrato
La mattina del 17 il rito si sposta davanti alla chiesa, e chiama in causa le bestie. Il sagrato del Santuario ospita la benedizione degli animali, dei bambini e del lardo, gesto rituale che richiama il legame del Santo con il mondo rurale.
Non è un dettaglio pittoresco: è memoria di un'economia. Il rito della benedizione degli animali continua a ricordare come, per generazioni, la sopravvivenza di intere famiglie fosse strettamente legata alla cura e alla salute degli animali domestici.
Segue la messa solenne, e subito dopo la processione che porta l'effigie del Santo per le strade e i vicoli del paese, accompagnata dalla banda musicale e da continui spettacoli pirotecnici. A prepararla per tutto l'anno è la Confraternita dei Discepoli di Sant'Antonio Abate.
Fuochi d'artificio fino a notte
La festa si chiude come si era aperta a dicembre, con la polvere da sparo. Nel pomeriggio e in serata si susseguono i fuochi d'artificio affidati ad alcune delle più note ditte pirotecniche campane, e il finale è il grande spettacolo notturno.
Quello richiama gente da lontano. È un appuntamento per appassionati che arrivano da tutta la Campania e dalla vicina Basilicata, e la folla si raduna davanti al cielo del Golfo di Policastro. Da alcuni anni la festa si celebra anche in Venezuela, dove i vibonatesi emigrati ripetono lo stesso cerimoniale della processione e dei fuochi.
Vibonati, del resto, non è sola. L'intera provincia di Salerno viene illuminata dai falò di Sant'Antuono, un rito molto sentito perché vicino alla terra e alla natura: i fuochi nelle piazze segnano simbolicamente la chiusura di un ciclo e l'attesa di quello nuovo. E il culto ha avuto anche una forma istituzionale: nel 1297 nacque l'ordine questuante degli Antoniani, che richiamandosi alla regola di Sant'Agostino si diffuse in seguito per tutta l'Europa.
Resta però una cosa che le cronache tengono a precisare, ed è la ragione per cui questa festa vale la pena. Per la Campania meridionale i falò di Sant'Antonio Abate sono una delle tradizioni invernali più autentiche: mai trasformate in spettacolo per turisti, ma vissute come rito comunitario, fra fede, folklore e identità locale.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Vibonati richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Sapri, a 7,4 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Policastro Bussentino, e il tragitto è di 8,7 chilometri per 12 minuti di guida.
Altre feste in provincia di Salerno
Poco distante, altri paesi festeggiano a modo loro.
- Capodanno Bizantino ad Amalfi — settembre
- Velia Romana ad Ascea — settembre
- A Chiena a Campagna — agosto