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Pin Girometta a Varese - Il merciaio che vendeva i pupazzetti di farina al Sacro Monte

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Pin Girometta è la maschera ufficiale della Città di Varese, in Lombardia, dal 1956, e rappresenta la città nei carnevali di tutta Italia. Si ispira a un venditore ambulante del Settecento che vendeva ai pellegrini la «girometta», un pupazzetto di acqua e farina cotto in forno, in cima alla salita del Sacro Monte, ai piedi della statua di Mosè. Il suo nome è incluso a pieno titolo nell'elenco delle Maschere Nazionali.

Un venditore di aghi, spilli e versi in dialetto

La maschera «non è soltanto frutto dell'immaginazione del suo creatore ma si ispira ad un personaggio realmente esistito nella campagna varesina del '700». Secondo la ricostruzione tradizionale, «nel XVIII secolo operava nel territorio varesino un venditore ambulante, noto per la sua attività nelle fiere, nei mercati e nei cortili delle cascine», che «visitava settimanalmente le abitazioni lombarde».

Quel che portava erano cose piccole e difficili da trovare nei paesi: «oggetti di merceria, molto ricercati dalle massaie, quali aghi, spilli, bottoni, nastri e fettucce». Inoltre «improvvisava versi in dialetto bosino e veniva chiamato anche come intrattenitore», ed «era un gran scapolone» che nelle feste di paese faceva l'imbonitore.

Le cronache locali lo descrivono come «un uomo che non stava mai fermo e lo si vedeva in tutte le zone del varesotto dove ferveva l'allegria».

Il posto di lavoro migliore: la salita del Sacro Monte

«Nel mese di maggio, in occasione delle processioni, era solito collocarsi in cima alla salita del Sacro Monte di Varese, ai piedi della statua di Mosè» — un altro racconto precisa: «per arrotondare le entrate» — e lì vendeva le giromette ai pellegrini.

Le figurine costavano poco: «venivano vendute per poche lire dagli ambulanti lungo la Via del Rosario ai pellegrini diretti al Santuario». E avevano un impiego preciso: «dopo essere stata benedetta in santuario, veniva portata nelle abitazioni e collocata sul camino quale amuleto protettivo, ritenuta efficace contro tucc i stranzèn», cioè il malocchio e le influenze negative.

Quella vendita oggi non c'è quasi più: «la tradizione della vendita delle Giromette lungo la salita al Sacro Monte si è progressivamente affievolita fino quasi a scomparire». La Girometta è però rimasta come onorificenza: la Famiglia Bosina la consegna «in occasione del Palio, celebrato la seconda domenica di maggio», ad «alcuni cittadini benemeriti».

Che cos'è una girometta

È «un piccolo fantoccino realizzato con acqua e farina o pane azzimo, cotto in forno e successivamente decorato» con piume di pollo, carta colorata e, nelle versioni più elaborate, «piccoli elementi decorativi quali pietruzze per occhi e bocca o l'effigie della Madonna Nera venerata all'interno del Santuario del Sacro Monte, applicata sul petto». Le «Giromette dolci, confezionate con nastri colorati, si distinguono da quelle tradizionali con piuma, destinate esclusivamente a funzione ornamentale e simbolica». Oggi «le piume non sono più quelle di pollo, per ovvie ragioni igieniche, ma artificiali».

Le origini «sarebbero molto più antiche e popolari: piccoli oggetti modellati con gli avanzi della pasta delle brazadelle, lasciati ai bambini perché ci giocassero». «Da quelle mani infantili uscivano cuoricini, quadretti, animaletti, forme semplici e domestiche», e in dialetto si diceva «i fieu in dre a fa i girumet», i bambini stanno facendo le giromette.

La forma oggi più nota, quella del piccolo soldato con la piuma in testa, viene invece collegata al periodo napoleonico: risalirebbe «ai primi anni dell'Ottocento, nel periodo in cui il territorio varesino passò dal dominio francese a quello austriaco», quando «un artigiano ofelaro», cioè un pasticcere, «probabilmente con intento ironico, ideò un pupazzetto stilizzato con sembianze riconducibili a un soldato francese». Da lì verrebbe anche il nome, «dalla storpiatura del termine girolamit, a sua volta riferito al nome del condottiero francese Gerolamo Bonaparte», trasformato popolarmente in «giromitt» e poi in «girometta».

A tenere viva la tradizione è ancora un'artigiana varesina, che continua a realizzare le giromette «secondo una ricetta tramandata dagli avi, proponendo anche varianti commestibili più recenti».

Un costume che è una cartina di Varese

Ogni colore dell'abito ha una spiegazione. Le calze a righe bianche e rosse richiamano «i colori del gonfalone cittadino»; i pantaloni al ginocchio sono «neri di velluto oppure azzurri, a seconda delle versioni», e l'azzurro sta per «l'azzurro dei laghi che circondano Varese, che è chiamata la provincia dei 7 laghi»; la giacca verde «è un omaggio ai parchi numerosi della città giardino».

Il mantello marrone «richiama l'ampia distesa dei boschi che in autunno sono di questo colore», e insieme la castagna, «l'alimento principale dei contadini di allora»; è anche «un mantello tipico di viandanti e pellegrini». Completano «un cappello a larghe tese di colore nero, bordato con una fettuccia di colore rosso, ed un paio di scarpe nere con fibbia d'argento».

Il ritratto complessivo è quello di «un uomo alto e snello», «un tipo semplice, buffo, con naso grosso e cappello storto», che ha sempre con sé «un accessorio indispensabile, il portafortuna varesino: la Girometta».

Nata da un concorso, nel 1956

L'associazione culturale della Famiglia Bosina, nel 1956, indisse un concorso in cui si chiedeva agli artisti locali di ideare un personaggio pari alle altre maschere provinciali e regionali, e «arrivarono dieci bozzetti, tra cui spiccò il Pin Girometta», del professor Giuseppe Talamoni, pittore e poeta.

Le tappe sono verbalizzate: il 25 settembre il Consiglio prende atto delle buste sigillate e nomina una Commissione Giudicatrice; il 9 ottobre viene presentata la terna dei bozzetti prescelti; il 24 ottobre si premiano i tre e si concordano con il vincitore «alcune piccole modifiche ai colori ed alla foggia dell'abito»; infine, «nella riunione del 30 novembre 1956 il Consiglio esprime il proprio gradimento» e il Regiù «dichiara definitivamente varata la Maschera Bosina».

L'autore non ha inventato: «prima di elaborare il bozzetto, avrebbe studiato cronache e tradizioni bosine», cercando «quel tipo nelle più antiche cronache locali» e «nelle favole che una volta gli anziani si scambiavano nei giorni di festa, attorno ai tavoli delle osterie».

Da allora il Pin Girometta rappresenta Varese nei carnevali, esce ogni anno nei cortei del carnevale varesino, che la Famiglia Bosina organizza in collaborazione con il Comune, e «da circa un trentennio è diventato anche un personaggio del Teatro dei Burattini di Varese». È stato inoltre la mascotte «dei Campionati Mondiali di Ciclismo su Strada del 2008».

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