Re Gnocco a Castel Goffredo - Eletto in segreto, e deve pesare almeno 110 kg
Re Gnocco è la maschera del Carnevale di Castel Goffredo, in provincia di Mantova, e si presenta al paese il venerdì gnoccolaro, l'ultimo venerdì di carnevale. Per fare il re servono requisiti precisi: bisogna essere nativi del paese, amare gli gnocchi ed essere di stazza possente: dell'ultimo eletto si è saputo, prima dell'incoronazione, soltanto «che è stato scelto da un anno, che è alto 1,90 e che, come da tradizione, sarà un castellano che deve pesare almeno 110 kg».
Un'elezione che resta segreta fino al venerdì
Re Gnocco non si candida: viene scovato. La nomina è delegata «ad un piccolissimo team di persone, investite di tale ruolo dall'associazione, che nei mesi precedenti si attiva per scovare la figura maschile» giusta; e il nome non esce. Il re «viene scelto tra il popolo e la sua elezione rimane segreta sino al venerdì, giorno in cui si presenta al suo popolo».
Il mistero sull'identità del Re regge «fino al momento in cui è salito sul palco, si è tolto la maschera, ha ricevuto la corona, per poi salutare il folto pubblico in piazza». Da quel momento riceve dal Sindaco le chiavi della città e ne diventa il supremo Re: un «monarca dai pieni poteri», che «comanda e vuole che la sua gente sia felice e dimentichi le tristezze della vita».
Il re viene eletto «in gran segreto»; la maschera ha festeggiato i 150 anni di vita ed è arrivata al 63° re.
Parrucca, ermellino e un forchettone
«Di fattezze robuste, indossa parrucca e corona, è vestito con mantello di ermellino e abito finemente lavorato. Nella mano destra regge un'enorme forchetta sopra la quale campeggia un grande gnocco, simbolo della festa», ed è attorniato dalla sua corte di variopinti personaggi.
Il costume conosce anche una variante più squillante: «il costume verde con mantello rosso – corona reale e come scettro un forchettone con infilzato uno gnocco condito».
Il carattere è coerente con la divisa: Re Gnocco «è un insaziabile mangiatore di gnocchi ed un imbattibile bevitore di vino».
Il pitale, e il grido che apre la distribuzione
Il giorno della maschera è il venerdì gnoccolaro, l'ultimo venerdì di carnevale. Il re pronuncia il discorso della corona, e subito dopo comincia la parte che tutti aspettano.
Prima però tocca a lui assaggiare: c'è «l'arrivo della corte con il rituale assaggio degli gnocchi dal pitale del sovrano, che precede la distribuzione gratuita degli gnocchi al ragù di carne». La prima teglia spetta al Re, e poi via alla distribuzione gratuita. Al grido di «Buoni, si servano al mio popolo» comincia la distribuzione dei 3,5 quintali di gnocchi al ragù di manzo e maiale, preparati «secondo la ricetta tradizionale custodita dalle donne castellane dell'associazione organizzatrice».
Un tempo si faceva tutto in piazza, e il paese si fermava: «la festa prevedeva la preparazione in piazza degli gnocchi, la cottura e la distribuzione, con scuole e aziende chiuse», con «le pentole bollire al centro della piazza, e non sotto il portico del comune come in tempi recenti».
Una storia che comincia a Verona, nel 1531
La maschera è di Castel Goffredo, ma la sua ragione arriva da fuori. Le origini del venerdì gnoccolaro risalgono a Verona, «alla fine del carnevale del 1531, allorché Tommaso da Vico, l'ultimo venerdì di carnevale, offrì all'affamato popolo della contrada di San Zeno farina, burro e formaggio dai quali scaturì un impasto che, tagliato, venne consumato immediatamente nelle piazze» — a San Zeno c'è ancora la pietra gnoccolara, dove si impastavano gli gnocchi.
Quella notizia ha viaggiato per bocca di due testimoni con nome e cognome: «Cesare Fregoso, condottiero al servizio della Serenissima e il suo segretario Matteo Bandello, novelliere». Nel 1538 Fregoso e Bandello si trasferirono a Castel Goffredo alla corte del marchese Gonzaga e raccontarono le gesta di Tommaso da Vico.
Il popolo di Castel Goffredo iniziò a festeggiare il suo carnevale alla fine dell'Ottocento, creando il «Re Gnoccolaro» con la sua corte: il carnevale è datato 1872, l'anno del primo Re Gnocco, ed è più antico di quello di Viareggio.
Del legame con Verona resta anche un atto formale: la maschera è gemellata con il Papà del Gnoco veronese dal 1980, e dal 2015 Re Gnocco è Maschera riconosciuta dal Centro Nazionale delle Maschere Italiane.
Le date che la documentano
La prima documentazione relativa all'incoronazione di Re Gnocco III risale a un manifesto datato 30 gennaio 1875. In occasione della nomina di Re Gnocco XL, il 20 febbraio 1914, «è stato creato l'inno ufficiale del venerdì gnoccolaro in musica»; e dal 1950, in occasione dell'evento, si pubblica e si distribuisce in piazza il giornale satirico Il Tartarello.
I manifesti storici sono documenti in sé. Quello del 1875 è scritto in prima persona dal sovrano: «Voglio che il VENERDÌ GNOCCOLARO di quest'anno sia solennizzato con straordinario sfarzo e prodigalità; conseguentemente ordino che quanto ha di più bello e di sfarzoso LA MIA REAL CASA sia messo a disposizione vostra e della FESTA» — e promette «insolito sfarzo di addobbi, musiche, giuochi e divertimenti d'ogni genere; lauta mensa, salve di gioja, corso di gala e mascherato, voli areostatici, illuminazione, fuochi d'artificio e Gran Cavalchina».
Quello del 3 marzo 1905 alza il tiro e si rivolge «all'Universo intero»: distribuzione di «10 e più quintali di gnocchi al pubblico», giochi a premio con «cuccagne – Giuoco delle pignatte – Banchetto dei divoratori (novità)», un corso mascherato «con tre grandi premi in oro alle tre migliori mascherate o maschere a giudizio di apposita giuria internazionale», e «a corso ultimato un pallone aereostatico solleverà l'uomo volante nelle sublimi regioni dell'atmosfera, apportatore di gnocchi agli abitanti delle stelle». A chiudere, un grandioso Veglione mascherato.
La corte, la banda e i carri
Oggi la festa è organizzata dal Comune insieme all'Associazione Venerdì Gnoccolaro Città di Castel Goffredo. Il Re fa il suo ingresso con i figuranti della sua Corte e della Corte dei Gonzaga, in costumi d'epoca, accompagnato dalla Banda cittadina; c'è una rievocazione storica presso la Torre civica, poi il discorso ai sudditi, l'apertura delle cucine e la distribuzione.
Attorno gira tutto il resto: la sfilata dei carri allegorici delle frazioni e dei comuni limitrofi — Montichiari, Volta Mantovana, Castelnuovo — con gli immancabili «Sbandati del Lodolo», uno dei gruppi castellani più noti per la creatività; la distribuzione di dolci a tutti i bambini; il veglione di Carnevale nella tensostruttura Sant'Apollonio, con musica dal vivo.
«Carnevale senza Re Gnocco non è Carnevale.»