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Sagra della Castagna di Montella 2026 - I quindici giorni di fuoco della castagna del prete
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: montella.eu, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La Sagra della Castagna si tiene a Montella, in provincia di Avellino, in autunno, generalmente a novembre. Attorno a Piazza Bartoli si snoda un serpentone di stand con i prodotti irpini e i bracieri delle caldarroste, e la protagonista è la Castagna di Montella, la varietà Palummina che deve il nome alla somiglianza con una colomba. Da questa castagna viene anche la castagna del prete, essiccata su graticci con i fuochi accesi sotto per quindici giorni.
Quindici giorni di fuoco sotto i graticci
C'è un modo di trattare la castagna che a Montella si fa da tempo immemorabile. Si chiama castagna del prete, ed è la castagna infornata: quella che si trova soprattutto sotto Natale, e che è diventata una tipologia commerciale a sé della Castagna di Montella.
Il procedimento è lungo. Le castagne vengono essiccate su graticci di legno, al di sotto dei quali si accendono per quindici giorni dei fuochi utilizzando legno di castagno; poi si tostano in forni ventilati e infine si reidratano con acqua. Il risultato, una volta sgusciato, ha un colore marrone intenso e un sapore che richiama la caramellizzazione degli zuccheri.
Per la castagna del prete è stata chiesta un'integrazione all'attuale disciplinare di produzione.
Non è l'unica tecnica antica che qui si conserva. C'è anche la caratura: le castagne si sistemano in recipienti di legno o di plastica e si sommergono in acqua fredda; dopo la caratura e la selezionatura vengono stratificate in mezzo alla sabbia, o in alternativa alla segatura, che in entrambi i casi dev'essere asciutta e secca.
La colomba e i frutti al chilo
La castagna somiglia a una colomba, che in dialetto si dice «palomma»: da lì Palummina, la varietà che compone il novanta per cento della produzione. Il restante dieci per cento è la varietà Verdole.
Il disciplinare fissa il resto. La pezzatura è media o medio-piccola, da 75 a 90 frutti per chilogrammo; la forma è rotondeggiante, con la faccia inferiore piatta, la base convessa e la sommità ottusa, mediamente pelosa. Il seme ha polpa bianca, croccante e di sapore dolce; la buccia — il pericarpo — è sottile, marrone carico, e si stacca facilmente.
Anche il modo di coltivarla è vincolato: sesti d'impianto, potature e raccolta devono essere quelli tradizionali, e tutte le pratiche di forzatura sono proibite. L'area di produzione riconosciuta comprende Montella, Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Nusco, Volturara Irpina e Montemarano, per quest'ultimo la sola contrada Bolifano.
Sul piatto, le strade sono molte: caldarroste, marron glacés, marmellate, castagne al naturale, purea. Si usano anche a guarnire le carni e nelle minestre, e si commerciano fresche, surgelate e secche, in guscio o sgusciate.
Le carte
La pratica comincia il 10 maggio 1984, quando alcuni imprenditori montellesi presentano al Ministero Agricoltura e Foreste le istanze per la Denominazione di Origine Controllata; il 17 settembre 1985 la Comunità Montana Terminio Cervialto corredava la richiesta con le opportune relazioni. La DOC arriva con Decreto Ministeriale del 5 dicembre 1987 e fa della castagna di Montella l'unico caso in Italia di prodotto ortofrutticolo a Denominazione di Origine Controllata. Il 28 giugno 1992 viene istituito l'Albo Pubblico dei Produttori.
L'Indicazione Geografica Protetta arriva con il Regolamento (CE) n. 1107/96, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee del 21 giugno 1996.
Attorno al frutto si sono organizzati anche i produttori. Già nel marzo del 1975 un gruppo numeroso di castanicoltori fondò la Società Cooperativa Agricola Castagne di Montella, con l'obiettivo di rilanciare la castanicoltura e limitare gli effetti negativi dell'abbandono della terra; e nel 2021 è nato il Consorzio Tutela Castagna di Montella IGP, che riunisce produttori, trasformatori e commercianti.
Una legge del 571
La coltivazione del castagno, originario dell'Asia Minore, in quest'area risalirebbe a un periodo compreso fra il VI e il V secolo a.C. Già dal 571, con l'arrivo dei Longobardi, fu emanata la prima legge che si ricordi per la tutela di questa coltivazione, considerata già a quel tempo una preziosa risorsa.
Le prime testimonianze dell'attività castagnicola a Montella risalgono invece a uno scritto del Giustiniani nel 1700. Poi c'è l'epoca medioevale, quando la farina di castagna aveva un pregio strategico: si conservava a lungo, e negli assedi di città e castelli faceva la differenza. Nei secoli successivi, per la popolazione dell'alta Valle del Calore, i castagneti sono stati una fondamentale fonte economica ed energetica durante i freddi inverni; e l'albero non ha dato solo il frutto, ma anche la principale fonte di legna per le costruzioni, per i mobili e per il fuoco.
Il frutto ha viaggiato. Nel XIX secolo la castagna di Montella arrivò negli Stati Uniti e in Canada al seguito degli emigranti, e ancora oggi quei due Stati assorbono oltre la metà della produzione.
Della castagna in generale restano anche antichi giudizi: i Greci la chiamavano ghianda di Giove, i Romani la consideravano un dessert di grande raffinatezza, e Pascoli definì il castagno «italico albero del pane».
Il serpentone attorno a Piazza Bartoli
La festa nasce nel 1977, con l'intento di far conoscere un prodotto povero ma eccezionale, considerato tra le migliori castagne prodotte in Italia. Si tiene in autunno, generalmente a novembre, e nel tempo ha cambiato nome: da Sagra della Castagna a Festa della Castagna di Montella.
Il percorso si snoda attorno a Piazza Bartoli, in un serpentone di stand gastronomici colmi di prodotti irpini: caciocavallo impiccato, miele, salumi, torrone, formaggi, tartufo, vino, e i dolci preparati con le castagne locali. Accanto agli stand ci sono i bracieri fumanti dove si arrostiscono le caldarroste secondo la tradizione, e attorno concerti, convegni di promozione del territorio, mostre, laboratori del gusto, dimostrazioni di cucina e visite guidate. A organizzare sono la Pro Loco e l'Amministrazione comunale.
C'è anche un treno turistico messo in strada dall'Associazione Inlocomotivi insieme alla Fondazione FS. I viaggiatori alloggiano nelle carrozze Corbellini prodotte negli anni Cinquanta, trainate da una locomotiva Diesel D345 degli anni Settanta in livrea d'origine; sulla tratta Avellino-Rocchetta le locomotive caratteristiche portano invece un soprannome tutto loro, «Le Irpine».
Come arrivare alla festa
Partecipare alla Sagra della Castagna a Montella è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Montella a un passo dal centro, 1,6 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Cassano I.-Montella, e da lì restano 3 chilometri e 3 minuti.
Feste vicine, in altri paesi
Altre feste della provincia di Avellino.
- Gesualdo The Magic of Christmas — novembre
- Natale Piccirill a Sirignano — novembre
- San Nicola di Bari a Capriglia Irpina — dicembre