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Sagra del maiale nero a Faeto 2027 - Il suffrì e panùnte e la depilazione in piazza
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: foggiatoday.it, letta il 02/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La Sagra del Maiale di Faeto — Fête de lu Cajùnne de Faìte — si tiene la prima domenica di febbraio a Faeto, borgo francoprovenzale dei Monti Dauni, in provincia di Foggia, il comune più alto della Puglia. Il paese ripercorre in pubblico le fasi della mattanza del maiale, con la depilazione dell'animale in piazza curata dagli esperti del salumificio e allevamento del maiale nero Moreno, e poi distribuisce assaggi di suffrì e panùnte, la pietanza antica a base di sola carne di maiale, peperoni sott'aceto e patate. Si fa così tutti gli anni dal 1982.
Il paese più alto della Puglia
Faeto è un piccolo comune dei Monti Dauni, in provincia di Foggia, ed è il più alto della Puglia, a 866 metri sul livello del mare Sta lassù, e da lassù ha preso una fama che riguarda un animale solo: è conosciuto come il paese del prosciutto e il paese del maiale nero. A Faeto tutto parte dal maiale, e molto deve a questo animale.
C'è un'altra cosa che distingue il borgo, ed è la lingua. Faeto è un paese francoprovenzale, e la sua sagra porta due nomi: Sagra del Maiale di Faeto e Fête de lu Cajùnne de Faìte, che tradotto alla lettera vuol dire Festa del maiale. Il nome si trova scritto anche come Féte de lu cajùnne, e la doppia denominazione — italiana e francoprovenzale — è essa stessa parte di ciò che la festa rivendica: la lingua, la memoria, l'appartenenza.
Perché si fa a febbraio
La data non è una scelta di comodo, è un'eredità del freddo. Per tradizione la mattanza del maiale avveniva fra i mesi di dicembre e febbraio, quando la neve cadeva e il freddo delle gelate evitava che le carni andassero a male. Era il momento in cui una famiglia contadina metteva in sicurezza le proprie provviste per l'anno, ed era una gran festa.
Da quel calendario viene la sagra di oggi. Tutti gli anni, dal 1982, la prima domenica di febbraio, il borgo celebra la Féte de lu cajùnne per magnificare l'animale simbolo di abbondanza, ripercorrendone le fasi della mattanza. La giornata comincia alle prime ore del mattino con le escursioni naturalistiche nei boschi di Faeto, e prosegue con gli stand gastronomici, gli spettacoli, le attività culturali e i momenti di condivisione: animazione, teatro itinerante, musica e balli popolari, e grandi falò nelle vie del paese.
La depilazione in piazza e il suffrì
Il cuore della giornata è la ricostruzione della macellazione. Il paese ripercorre le fasi dell'abbattimento dell'animale e la depilazione in piazza, curata dagli esperti del salumificio e allevamento del maiale nero Moreno di Faeto: da diversi anni ormai solo questo momento è pubblico.
Poi si mangia, e il piatto ha un nome che si porta dietro la ricetta. È il suffrì e panùnte, pietanza antica a base di sola carne di maiale, peperoni sott'aceto e patate, distribuita in assaggi ai presenti; accanto arrivano i fagioli con cotenna e il soffritto di maiale di Faeto preparato con la storica ricetta faetana. Intorno, il paese mostra come si faceva: ci sono le dimostrazioni sull'antica lavorazione del maiale nero, l'esposizione dei manifesti storici delle edizioni passate e delle tradizioni di Faeto, e il laboratorio del Museo della Civiltà Contadina Vivente per imparare a fare la pasta a mano come si faceva un tempo.
Il principio che tiene insieme tutto lo dice un proverbio: del maiale non si butta via nulla. L'animale viene utilizzato in ogni sua parte per l'uso alimentare, secondo gli usi e i saperi della lavorazione di origine contadina.
Il nero delle setole e la pizza unta
Il protagonista è una razza precisa, e non è arrivata ieri: la presenza di questa razza è attestata già nel Settecento. Il maiale nero si riconosce dal muso affilato e lungo, dalle orecchie portate orizzontalmente in avanti, dagli arti ben sviluppati e muscolosi, e naturalmente dal colore scuro delle setole. Viene allevato allo stato brado e si ciba principalmente di ghiande, erbe spontanee e frutta.
Da quella vita viene una carne particolarmente magra e saporita, che sta alla base della tradizione degli insaccati dei Monti Dauni: dal maialino nero si ricavano il prosciutto e il lardo di Faeto, le salsicce e le soppressate, i capocolli e le pancette.
Anche il pane, qui, passa dal maiale. C'è la pizza unta, con pezzi di sugna uniti all'impasto, cotta in pietra, e c'è la strazzat del Forno Sabatino, un pane cotto ad alta temperatura, che si abbina al prosciutto.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Faeto per la Sagra del maiale nero chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Savignano-Greci, a 13 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Orneta-Villanova-Zungoli, e il tragitto è di 32 chilometri per 38 minuti di guida.
Altre feste in zona
A poca distanza, altre feste che vale la pena conoscere.
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