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I dolci fritti di san Martino in Sicilia: quali sono

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

I dolci fritti di san Martino in Sicilia sono tre: le sfinci, impasto lievitato con patate lesse; le crispeddi, frittelle all'arancia con noci e uvetta; e le frittelle di semola con uvetta e semi di finocchio. Si friggono l'11 novembre e si passano nello zucchero.

Vanno mangiati caldi, in giornata.

Le sfinci di san Martino

Il nome cambia da paese a paese — sfinci, sfince, semplicemente frittelle — ma l'impasto è lo stesso, e la particolarità sta in un ingrediente che non ci si aspetta in un dolce: le patate lesse.

Servono patate bollite e schiacciate, farina 00, latte tiepido, lievito di birra, zucchero, un pizzico di sale e la scorza grattugiata di limone o arancia. Alcune versioni aggiungono vaniglia o un cucchiaio di liquore.

La patata dà all'impasto la caratteristica che lo distingue: una frittella soffice dentro e croccante fuori, che resta morbida anche da fredda.

Le crispeddi i San Martinu

Sono la versione all'agrume, e non prevedono lievito di birra.

L'impasto si costruisce attorno al succo d'arancia, con noci tritate, uvetta ammollata e semi di finocchio. La frittella che ne esce è più rustica, e il profumo di arancia resta anche dopo la frittura.

Il nome è quello dialettale siciliano della frittella, declinato al santo del giorno.

Le frittelle di semola

La terza famiglia usa la semola rimacinata di grano duro, da sola o insieme alla farina 00.

Dentro vanno uvetta e semi di finocchio, gli stessi aromi delle crispeddi. La semola rende l'impasto più consistente, e la frittura più asciutta. Fra le tre ricette cambia quasi tutto — patate, arancia, semola — e resta uguale solo il metodo: si friggono tutte e tre, e si mangiano calde nella giornata dell'11 novembre, la festa da cui prendono il nome.

Come si preparano

Il procedimento vale per tutte e tre, con le differenze già dette sugli ingredienti.

1. Si scioglie il lievito nel latte tiepido con un cucchiaino di zucchero, e si lascia attivare. 2. Si impasta con farina, patate schiacciate, uova, zucchero, sale e scorza d'agrume, fino a ottenere un composto morbido e appiccicoso: non deve essere sodo. 3. Si lascia lievitare 2-3 ore, coperto, fino al raddoppio del volume. 4. Si scalda abbondante olio di semi di arachide in una pentola dai bordi alti, portandolo attorno ai 170 °C. 5. Si prelevano porzioni aiutandosi con due cucchiai e si calano nell'olio poche alla volta, per non abbassare la temperatura. 6. Si friggono girandole finché non sono dorate su tutti i lati. 7. Si scolano su carta assorbente, e finché sono ancora calde si passano nello zucchero semolato mescolato a cannella.

Il passaggio nello zucchero va fatto subito: sulla frittella fredda lo zucchero non aderisce.

Le varianti

Sulla base si innestano le farciture.

Esiste anche una versione attribuita ai monaci benedettini, che ne conservavano una preparazione propria.

Quando si mangiano

Il giorno è l'11 novembre, festa di san Martino.

Vanno consumate calde o tiepide, e in giornata: sono dolci fritti e lievitati, che il giorno dopo perdono la fragranza. Accompagnano il vino novello, che a san Martino si spilla.

Domande frequenti

Quali sono i dolci fritti di san Martino in Sicilia?

Le sfinci (o sfince) di san Martino, impasto lievitato con patate lesse; le crispeddi i San Martinu, frittelle al succo d'arancia con noci e uvetta; e le frittelle di semola rimacinata con uvetta e semi di finocchio.

Perché nell'impasto ci sono le patate?

Perché rendono la frittella soffice all'interno e croccante fuori, e la mantengono morbida anche dopo che si è raffreddata.

A che temperatura si friggono?

In abbondante olio di semi di arachide attorno ai 170 °C, in una pentola dai bordi alti, poche per volta per non far scendere la temperatura.

Come si finiscono?

Si scolano su carta assorbente e si passano ancora calde nello zucchero semolato con la cannella: sulla frittella fredda lo zucchero non attacca.

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