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San Martino · Tradizioni

Le tradizioni di San Martino in Sicilia: riti, piatti e usanze del posto

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

A Palermo il biscotto di San Martino si mangia «abbagnatu nn'u muscatu», inzuppato nel moscato di Pantelleria. E c'erano due feste: il San Martino dei ricchi, l'11 novembre, e quello dei poveri, la domenica dopo, quando arrivava la paga della settimana.

A Siracusa si friggono le zippuli.

A San Martino ogni mustu è vinu

In Sicilia l'11 novembre coincide con la fine della vendemmia e la maturazione del vino nuovo.

Il proverbio dice «A San Martino ogni mustu è vinu»: per quel giorno il mosto ha finito di fermentare ed è spillabile. È un detto ancora celebrato con eventi e degustazioni, e nelle aree dell'Etna e dei Nebrodi si organizzano manifestazioni dedicate al vino novello.

Con il novello si mangiano le castagne arrostite.

Il biscotto abbagnatu nn'u muscatu

I biscotti di San Martino si preparano il giorno stesso della festa e si consumano inzuppati nel vino.

Sono detti anche sanmartinelli, aromatizzati con i semi di finocchio o di anice, molto croccanti e di forma arrotondata. Il tipo destinato all'inzuppo si chiama tricotto, ed è croccante e friabilissimo.

A Palermo il rito ha la sua formula: «u viscottu i San Martinu abbagnatu nn'o Muscatu», e il vino è il moscato di Pantelleria.

Secchi o con la ricotta

A Palermo e dintorni i biscotti si preparano secchi oppure farciti con ricotta e cioccolato.

Esiste anche una versione più morbida, ripiena di crema di ricotta. Ad accompagnarli, oltre al moscato, c'è il Passito di Pantelleria.

Il San Martino dei ricchi e quello dei poveri

A Palermo si distingueva il San Martino dei ricchi, che cade l'11 novembre, dal San Martino dei poveri, che si svolge la prima domenica successiva.

Il San Martino dei poveri era legato alla paga settimanale, la simanata: solo allora i poveri potevano comprare i biscotti, i Sammartinello abbagnati 'nto muscatu.

Il 12 novembre 1876 lo Statuto di Palermo raccontava che sulle tavole dei notabili c'erano il moscato, i biscotti di rito e il tacchino.

S'ammazza lu porcu

L'altro proverbio siciliano lega la giornata al maiale: «s'ammazza lu porcu e si sazza lu vinu».

In alcune località si aspettano i giorni di novembre, e in particolare San Martino, per sopprimere il maiale: se ne ricavano i prosciutti, i salami, gli zamponi e le salsicce.

Molte famiglie macellavano allora il maiale per ottenere le conserve e gli insaccati.

La tavola d'autunno

Alla festa si accompagnano le castagne e la polenta.

Con loro arrivano i prodotti locali: il miele, la ricotta, i formaggi freschi, i legumi e i funghi.

Le zippuli di Siracusa

A Siracusa l'11 novembre segna il battesimo del vino novello e porta in tavola le zeppole di San Martino, chiamate zippuli.

Le crespelle fritte della giornata sono note come zippuli o crispeddi, e sono le protagoniste delle tradizionali zippolate di San Martino.

Le zippule sono frittelle tonde, ottenute friggendo una pastella di farina, acqua, sale e lievito; quelle dolci vengono passate nello zucchero. Nel Siracusano si preparano anche le crispelle di San Martino, fatte con farina di riso e ricoperte di miele.

La festa è accompagnata dai biscotti speziati e dalle castagne arrosto.

Le sfinci

Per San Martino, in Sicilia, si preparano anche le sfinci di San Martino.

Sono frittelle ricoperte di zucchero.

I cesti di Palazzo Adriano

A Palazzo Adriano, in provincia di Palermo, sopravvive un'usanza di origine balcanica: nel giorno di San Martino si tengono una processione e i cesti per gli sposi novelli.

Sono i bambini a portare i cesti e i canestri, con i panuzzi di san martino, la frutta secca e la frutta di pasta reale.

I muffoletti del Trapanese

Nel Trapanese i panifici preparano i muffoletti con i semi di finocchio selvatico.

Tradizionalmente si farciscono con la mortadella.

Il novello di Menfi

A Menfi si ricorda che a San Martino ogni mosto è vino, perché l'11 novembre finisce la fermentazione.

Lì il vino novello si beve con i cardoni, con i vruocculi e con le uova sode.

Chi poteva permetterselo mangiava anche il tacchino ruspante o la carne di maiale; i meno abbienti concludevano il pasto con il biscotto di San Martino nel moscato.

Domande frequenti

Che cos'è il biscotto di San Martino palermitano

È il Sammartinello, biscotto croccante aromatizzato con semi di finocchio o anice, che si mangia «abbagnatu nn'u muscatu», cioè inzuppato nel moscato di Pantelleria. Ne esiste anche una versione morbida con crema di ricotta.

Qual è la differenza fra il San Martino dei ricchi e quello dei poveri

Il primo cade l'11 novembre, il secondo la prima domenica successiva: era legato alla simanata, la paga settimanale, perché solo allora i poveri potevano comprare i biscotti.

Che cosa sono le zippuli

Sono le zeppole di San Martino di Siracusa: frittelle tonde di farina, acqua, sale e lievito, passate nello zucchero quando sono dolci. Danno il nome alle zippolate.

Che cosa si porta nei cesti a Palazzo Adriano

I bambini portano cesti e canestri con i panuzzi di san martino, la frutta secca e la frutta di pasta reale, destinati agli sposi novelli.

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