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Folklore e Rievocazioni

Ritrovamento delle reliquie di San Leo a San Martino in Pensilis e la corsa dei carri 2027

17 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 29 aprile al 2 maggio 2026
Dove San Martino in Pensilis (CB), Molise, San Martino in Pensilis

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: icpi.cultura.gov.it, letta il 19/09/2026.

La festa di San Leo, detta la Carrese, si svolge a San Martino in Pensilis, in provincia di Campobasso, dal 29 aprile al 2 maggio, e la corsa dei carri trainati dai buoi si corre il 30 aprile. Quando il corpo del santo saltò fuori, quattro signori se lo contesero, e a decidere furono gli animali: le reliquie furono poste su un carro trainato da una coppia di buoi, che giunsero infine a San Martino in Pensilis, manifestando in tal modo la scelta del santo. Il carro che vince conquista il privilegio di portare in processione il busto di San Leo, il 2 maggio.

La lite risolta da una coppia di buoi

Quando il corpo del santo saltò fuori, quattro signori se lo contesero: a decidere furono gli animali.

Più semplicemente, in base alla tradizione locale, i resti di San Leo, miracolosamente ritrovati in un bosco, sono contesi dai signori di vari paesi. Per risolvere la controversia, si pongono le reliquie su un carro trainato da una coppia di buoi, che giungono infine a San Martino in Pensilis, manifestando in tal modo la scelta del santo.

Un'altra versione fa i nomi dei contendenti: questa manifestazione rievoca il ritrovamento del corpo di un monaco benedettino da parte di quattro ricchi nobili (il conte di San Martino, il barone di Chieuti, il duca di Larino e il marchese di Ramitelli) durante una battuta di caccia. Stupiti dai prodigi miracolosi provenienti da quei resti, i quattro signori si contesero le reliquie e decisero infine di mettere il corpo su un carro trainato da buoi: le spoglie sarebbero rimaste nel territorio scelto dagli animali per fermarsi e riposare.

E il punto in cui si fermarono è quello che conta ancora: le bestie interruppero il loro tragitto proprio a San Martino in Pensilis, nel luogo in cui oggi sorge la chiesa di San Pietro Apostolo.

Le due giovenche inginocchiate

C'è una terza versione del ritrovamento, e comincia con due animali che non vogliono più camminare.

L'origine di questo evento è collegata alla leggenda, risalente presumibilmente al XII secolo, che narra la storia di due giovenche che improvvisamente, durante il loro cammino, si fermarono e si inginocchiarono senza più muoversi. Alcuni abitanti tentarono di trovare una spiegazione a tale comportamento; così decisero di scavare proprio nel punto in cui le vacche si erano arrestate e vi trovarono i resti di san Leo.

Da lì nacque una contesa fra due paesi: subito si aprì una controversia tra gli abitanti di Ururi e quelli di san Martino in Pensilis sull'appartenenza delle reliquie del Santo, che si concluse con la decisione che le stesse, da quel giorno in avanti, sarebbero spettate a San Martino in Pensilis; nonostante ciò la popolazione di Ururi decise comunque di commemorare l'evento, ogni anno, con una corsa di carri trainati da buoi.

La battuta di caccia del conte di Rotello

La versione documentata dà una forbice di anni e un nome preciso.

Il corpo del Santo stette più di un secolo sepolto sotto l'altare e un giorno tra l'anno 1154 e l'anno 1182, a seguito di una battuta di caccia del Conte di Rotello (Roberto di Bassavilla) e di altri nobili della zona, il Corpo del Santo fu ritrovato e portato in «processione» su un carro trainato da buoi, nella Chiesa di Santa Maria in Pensili di San Martino.

Il personaggio ha una biografia ingombrante: il conte Roberto II di Bassavilla, signore di Loritello (1154-1182) e di Conversano (1138-1182), ribelle al re Guglielmo I di Sicilia negli anni 1155-1169, rinviene insieme ad altri nobili, durante una battuta di caccia, il corpo di san Leo. L'episodio viene popolarmente considerato come l'origine della tradizionale manifestazione della corsa dei carri.

Un monaco nato a Cliternia

Il santo che sta sotto l'altare era un benedettino, e la sua data di morte è ancora oggetto di studio.

Secondo il racconto, Leo, monaco benedettino nel monastero di San Felice, nasce a Cliternia, intorno all'anno Mille, e opera numerosi miracoli. Dopo la morte viene sepolto sotto l'altare del convento di San Felice, che, a causa di guerre e terremoti, è abbandonato dai monaci e cade in rovina.

Sugli anni le fonti locali si confrontano: sono poche ma autorevoli fonti giunte fino a noi a far pensare che il 1025 sia stato l'anno in cui San Leo ha concluso il suo percorso terreno. Luigi Sassi scrive che «San Leo migrò al cielo il 2 maggio, verso l'anno 1025, tra i 50 e i 55 anni», e nelle sue note cronologiche afferma che il nostro santo sarebbe nato tra il 970 e il 975 e sarebbe salito al cielo «intorno all'anno 1025» (p. 76). Don Domenico Doganieri, già in una sua precedente pubblicazione del 1983, «San Leo modello di vita cristiana», afferma che San Leo è morto «il 2 maggio di alcuni anni dopo il Mille».

La sua formazione ha una regola: alla scuola di San Benedetto, Leo ha imparato a «non anteporre assolutamente nulla all'amore di Cristo», come più volte ripete la regola benedettina.

Trasferito nel 1728 in una cassa di cristallo

Le ossa hanno cambiato chiesa una volta sola, e per necessità.

Nel 1728, essendo la Chiesa di Santa Maria pericolante, le ossa di San Leo furono portate nella vicina Chiesa di San Pietro Apostolo, dove sono rimaste fino ai nostri giorni, e il 2 maggio del 1728 le ossa di San Leo vengono trasferite nella chiesa di San Pietro Apostolo.

Il contenitore è descritto nei documenti: «e quella si farà dalla sua antica Catacomba, posta nella cadente Chiesa di S. Maria in Pensulis alla Chiesa Matrice, sotto il titolo di S. Pietro Apostolo, in una nobile Cassa di Cristallo, che dovrà collocarci sotto l'Altar Maggiore», e ancora: «distrutta la vetustissima chiesa preesistente di tal titolo, la presente fu costruita in sito più adatto, restaurata radicalmente nel secolo XVIII, e decorata con gusto nell'occasione della traslazione del corpo di S. Leo, che dal 1728 vi riposa in una cassa d'ebano con pareti di cristallo sotto la mensa dell'altare maggiore».

La chiesa è quella di oggi: la chiesa, in stile tardo-barocco, presenta un campanile in facciata. Fu costruita al posto di una più antica demolita, in posizione differente agli inizi del Settecento e decorata nel 1728, in occasione della traslazione del corpo del patrono san Leo. Dentro, ai lati ci sono vari altari di santi in marmo bianco, tra i quali spicca quello di San Leo, protettore del paese, ed è il cuore della religiosità sammartinese: conserva, al suo interno, le spoglie del venerato protettore San Leo, nativo proprio di San Martino in Pensilis.

Dai pellegrinaggi alla corsa

La Carrese non è nata come gara: è nata come ritorno da un pellegrinaggio, con la voglia di correre.

Uomini, donne, bambini, anziani, a cavallo e a piedi, su carri trainati da buoi, cantando e pregando, si portavano, per ogni strada, dove un tempo sorgeva il convento di San Felice.

Poi, tornando, cominciava un'altra cosa: al ritorno da tali visite, che avvenivano in primavera, quand ce rennov 'u munne, de sciure ce revéste la cambagne, per quel desiderio della gara che è innato nell'uomo, di tanto in tanto si pungolavano i buoi e si accendevano gare di velocità destinate ad affermarsi nel tempo e a sostituire, con il passare degli anni, i pellegrinaggi. Il popolo, per ricordare la traslazione delle Reliquie, ripete così, ogni anno, quelle gare di corsa, la Corsa dei Carri, detta più comunemente «La Carrese».

Anche i protagonisti sono cambiati: alle origini della manifestazione c'era il povero contadino a guidare il suo robusto bue da lavoro nella competizione mentre, alla fine dell'Ottocento, la scena venne dominata dai ricchi proprietari terrieri che potevano permettersi dei buoi selezionati e allevati esclusivamente per la corsa.

Nove chilometri e il cambio dei buoi

La corsa che ne è venuta fuori ha regole precise e un traguardo davanti alla chiesa.

La Corsa si svolge su un percorso lungo nove chilometri e prende avvio dal Tratturo; alla partenza il primo posto viene lasciato al carro vincitore dell'anno precedente. La gara termina davanti alla Chiesa e il carro vincitore ha l'onore di trasportare in processione il busto di S. Leo il successivo 2 maggio.

A metà strada si cambiano gli animali: a causa della difficoltà e della lunghezza del percorso è necessario sostituire gli animali stanchi. Dopo quattro chilometri di corsa si procede dunque, in pochi minuti, alla delicata operazione del cambio, chiamata «svict»: effettuato lo sgancio, il carro viene portato a mano fino al luogo dove i buoi freschi sono pronti per essere aggiogati. In tutto sono dodici gli animali coinvolti.

La partenza è un ordine e uno sparo: quando i carri hanno assunto la posizione idonea, il sindaco grida «Girate!» e spara un colpo di pistola. I carri, con i buoi prima rivolti verso il mare, vengono subito girati e inizia la competizione. E si vince a un arco: vince il carro che per primo oltrepassa l'Arco di Porta San Martino, raggiungendo così la Chiesa di San Pietro Apostolo.

Tre partiti, venti cavalieri, sessanta giorni di allenamento

Il regolamento comunale scende nel dettaglio, dagli animali ai residenti.

La Carrese, che trae origine proprio dal ritrovamento delle Reliquie del Santo, vede come protagonisti i cavalieri, i buoi, i carri e i tre partiti contrassegnati dai rispettivi colori: il bianco-celeste per i Giovani, il giallo-rosso per i Giovanotti e il giallo verde per i Giovanissimi, e dal 2007 partecipa alla corsa anche il carro dei Giovanissimi con il colore giallo-verde.

Gli animali sono selezionati: i buoi della Carrese non sono animali da lavoro, ma vengono allevati e addestrati soltanto per la corsa, come sottolinea anche il Regolamento Comunale della manifestazione: «È fatto obbligo al "carro" che partecipa alla Carrese di presentare, alla corsa dei carri del giorno trenta del mese di Aprile, buoi idonei alla corsa, in quanto a selezione della razza ed in quanto ad allenamento che non può essere inferiore a sessanta giorni computati dal trenta Aprile».

L'equipaggio è contato: secondo il regolamento il carro, che porta tre uomini, deve essere trainato da due buoi e composto complessivamente da venti cavalieri, la maggioranza dei quali rappresentativi di San Martino in Pensilis, per nascita o residenza, a sottolineare il carattere strettamente locale della manifestazione e il valore identitario nell'ambito della comunità: «con una quota massima di forestieri non superiore al venti per cento e da un numero massimo di tre "carrieri"». E la residenza ha una soglia: dall'anno 2008 i cavalieri considerati residenti dovranno esserlo almeno da due anni, ad eccezione di quelli che hanno già partecipato in qualità di residenti nella Carrese del 2007.

Anche la partenza si misura col metro: i componenti dei «carri» che prendono parte alla Carrese nel pomeriggio del giorno ventinove del mese di Aprile devono recarsi sul luogo denominato «bufalara», presso la masseria Macrellino, al fine della distanza di un «carro» dall'altro, che deve essere di metri venticinque. Constatata la distanza, vengono tracciate sulla strada delle linee di vernice color bianco, che indicano la posizione di partenza di ogni «carro».

Il canto davanti alla porta della chiesa

C'è una musica che appartiene a questa festa e si chiama come la corsa.

La carrese di San Martino in Pensilis è un canto monodico maschile di tradizione orale, e si intona in tre momenti. Il primo è di notte: la carrese viene intonata dai rappresentanti dei carri nella tarda serata del 29 aprile: «i componenti i "carri", partendo dal luogo in cui hanno fissato la propria sede, procedono verso la Chiesa Madre di San Pietro Apostolo, in cui sono custodite le reliquie del Santo Patrono, sparando fuochi d'artificio. Giunti nei pressi della Chiesa, presso la porta principale, viene intonata, in onore di SAN LEO, la "CARRESE" con l'accompagnamento di chitarre acustiche».

Gli altri due sono di giorno: è eseguita nel pomeriggio del primo maggio, quando il carro vincitore percorre le strade del paese, e il 2 maggio, prima della processione in onore di San Leo. Il clima resta doppio: tutte le varie fasi della gara sono accompagnate da espressioni d'intensa tifoseria da parte delle diverse fazioni, creando in certi momenti un clima frenetico, che fa da contrappunto alla devota intonazione del canto in onore di san Leo, poiché i festeggiamenti e la gara non sono disgiunti da forti elementi religiosi e devozionali.

Dal 23 aprile al 2 maggio

I giorni della festa sono molti più di quello della corsa.

La festa si apre il 23 aprile con la Messa che inaugura la Novena di San Leo, con la riconsegna del Palio da parte della squadra vincitrice dell'anno prima. Poi: il 28 c'è la messa con i carrieri, il 29 si mangia nelle stalle dei buoi che competono. Il pasto è quello tradizionale: un piatto di seppie e piselli.

Il 30 si corre, ma prima si benedice: la Carrese inizia il 30 aprile, con la benedizione dei buoi e dei carri davanti alla chiesa di San Pietro Apostolo, con messa del mattino, chiusura della chiesa a mezzogiorno e solenne benedizione dei carri sul sagrato, impartita da monsignor Claudio Palumbo.

Il giorno dopo i carri si vestono: nel pomeriggio del primo maggio i carri «vestiti», cioè addobbati, procedono fino alla chiesa, dove ricevono la benedizione, con la «Laudatione» a San Leo e consegna del palio al carro vincente.

Il 2 maggio è il giorno del santo: il 2 maggio il carro vincitore ha il privilegio di condurre, durante la processione, il busto di San Leo, accompagnato dal parroco. Dietro il carro viene portata, a spalla, la statua del santo, mentre gli altri carri partecipanti alla Carrese precedono a loro volta il primo «carro» seguendo in senso inverso il risultato della corsa. Alla processione partecipano anche i Cavalieri e le Dame dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Delegazione Campobasso-Isernia.

Il senso della giornata è dichiarato: la processione in onore e lode di SAN LEO è il culmine e rappresenta la conclusione della Carrese di San Martino in Pensilis, in cui tutto il popolo si ritrova e si riconosce nei valori propri del Santo e da essi prende forza ed ispirazione.

I documenti, dal 1728 al 1879

Di questa corsa si scrive da tre secoli, e le carte si possono citare una per una.

Il primo documento esplicito sulla Corsa dei Carri, del Magistrato della Terra di San Martino al Duca di Termoli, Domenico Cattaneo, risale al 9 Maggio 1728, dove è scritto: «… ed ogni anno si è celebrata, come si celebra, la festa dell'invenzione e della Traslazione suddetta il 2 Maggio… i Massari correre co' loro Carri, ed il primo che entra "la porta dell'abitato" suole la prerogativa di portare il Palio».

Lo stesso anno c'è la relazione ufficiale: ne parla il Magistrato di San Martino Niccolò de Mattheis nella sua «Relatio Historica Solemnis Translationis Corporis Sancti Leonis Confessoris», redatta nel 1728 per il Duca Domenico Cattaneo. Quei dati furono ripresi integralmente da Giovanni Battista Pollidoro, nella sua opera «Vita et antiqua monimenta…» data alle stampe a Roma nel 1741, e dal Vescovo-Storico mons. Giovanni Andrea Tria nelle sue note «Memorie…» edite a Roma nel 1744.

Un secolo e mezzo dopo scrive un giornale: da un documento più «recente» del 4 Maggio 1878, riportato nel nr. 16 del giornale il «Biferno», si legge: «Per l'antica corsa dei buoi… si ammaestrano ogni anno buoi per questo uso esclusivo… anche uomini adatti e coraggiosi vi si assuefanno, perrocché i pericoli sono molti e spaventevoli. Dalla parte della Marina e propriamente dalla Bufalara del Sig. Norante si dilarga una pianura dove debbono per sette miglia correre i carri tratti dai buoi».

E c'è una relazione economica che se ne occupa: la «Memoria sull'Organismo Agrario del Circondario di Larino» redatta, nel dicembre del 1879, dall'aretino Vittorio Romanelli, che si occupa dettagliatamente della situazione socio-economica del Basso Molise, includendovi anche un'attenta descrizione della corsa di San Martino in Pensilis e della sfilata dei carri di Larino.

Gli studiosi più antichi restano il riferimento di tutti: tutti coloro che con la ricerca si sono occupati di far luce sulla vita e le opere del nostro santo sono debitori al Pollidori e al Tria, i quali menzionano documenti antecedenti al loro periodo storico (anni Quaranta del Settecento); le prime testimonianze scritte sulla corsa sono legate all'episcopato larinese di mons. Tria ‘senjor' (1726-1741). Prima ancora del Sassi, nel 1892, un altro studioso se ne era occupato, e don Domenico e Giovanni Doganieri pubblicano in seconda edizione, nel 1992, «San Leo nella storia e nel folklore».

Nel Novecento arriva la poesia in dialetto: il medico Domenico Sassi (1872-1928) pubblica, quasi come un testamento, nell'aprile del 1928 per «Il secondo centenario della solenne traslazione delle Sacre Reliquie del nostro glorioso Protettore S. Leo» un poemetto dal titolo «A storie de Sande Le», che nel 1985, a cura del Comune di San Martino in Pensilis e della locale Pro Loco, è stato rieditato in un «Reprint».

Quattro paesi, e un patrimonio riconosciuto

La corsa dei carri non è solo di San Martino, ma qui ha una data e un riconoscimento.

Le corse dei carri trainati da buoi si svolgono annualmente, come è noto, nel periodo compreso tra il 22 aprile e il lunedì successivo alla solennità della Pentecoste, in quattro centri dell'antica diocesi di Larino: Chieuti, San Martino in Pensilis, Ururi e Portocannone.

Il riconoscimento è nazionale: l'Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia ha riconosciuto l'evento quale Patrimonio immateriale d'Italia.

E c'è un giudizio che vale come definizione: tale manifestazione è stata definita da un poeta sammartinese «arcaica preghiera collettiva in onore di San Leo».

L'Anno Leonino del millenario

Nel 2025 la data della morte del santo ha compiuto mille anni, e il paese ha aperto un anno intero.

Nell'anno 2025 ricorre il primo millenario della nascita al cielo di san Leo, patrono di San Martino in Pensilis, e nella Solennità di Pasqua la comunità di San Martino in Pensilis apre un Anno Leonino.

L'apertura ha un rito preciso: ci sarà il ritrovo al Centro Pastorale per la preghiera iniziale, poi la fiaccolata per via Croce, via Marina fino alle porte della chiesa, a seguire la lettura della Bolla di Papa Francesco con la quale vengono concessi il Giubileo e le Indulgenze previste, e infine l'apertura della Porta e ingresso in chiesa, con la messa solenne di Pasqua presieduta dal Vescovo della diocesi di Termoli-Larino, mons. Gianfranco De Luca.

Nel programma del millenario ci sono anche «Leo sulle spalle di un Gigante», lettura a più voci sulla vita di San Leo a cura del gruppo Teatriamo; le «Mille Scripelle», staffette del Millennario sul percorso della carrese organizzate dall'Apd Real San Martino; la proiezione del docufilm «Tra Sane e Soleche: la società della carrese» a cura di Alessandro Massenzio; il Torneo delle carresi per il millenario; e «Sulle orme di San Leo», percorso guidato a cura degli alunni delle classi seconde medie dell'istituto comprensivo John Dewey.

A tavola dopo la corsa

La festa ha anche i suoi piatti, e sono tre.

La festa, come vuole la tradizione, vive anche a tavola con i piatti della tradizione: pampanella, formaggio fresco; torcinelli, sono budelli ripieni di animelle d'agnello cotti alla brace; maccheroni con mollica.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa a San Martino in Pensilis richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di San Martino in Pensilis, a 3,4 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Larino-San Martino in Pensilis, e il tragitto è di 9,0 chilometri per 11 minuti di guida.

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