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Sant'Antonio Abate · Storia e origini

Sant'Antonio Abate: che cosa si festeggia il 17 gennaio

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il 17 gennaio si festeggia sant'Antonio Abate, il monaco egiziano considerato il padre del monachesimo, morto in quel giorno nel 356. È la giornata in cui si benedicono gli animali e le stalle, e in cui in mezza Italia si accendono i falò.

La data non è simbolica: è il giorno della morte.

Perché proprio il 17 gennaio

Nel calendario dei santi la ricorrenza cade nel giorno della morte, non della nascita: è il dies natalis, la nascita al cielo.

Antonio morì il 17 gennaio del 356, e da lì viene la data. La Chiesa cattolica e il calendario luterano lo ricordano lo stesso giorno; la Chiesa ortodossa copta lo festeggia invece il 31 gennaio, che nel suo calendario corrisponde al 22 del mese di Tobi.

Chi era Antonio

Nacque a Coma, in Egitto, sulla riva sinistra del Nilo, attorno al 251, in una famiglia agiata di agricoltori cristiani.

Rimase orfano a diciotto anni. Due anni dopo vendette tutti i suoi beni e ne distribuì il ricavato ai poveri, poi si ritirò nel deserto per una vita di penitenza.

Là restò fino alla fine. La sua biografia, scritta da Atanasio, lo descrive come un asceta rigoroso; visse fino a 105 anni e morì nel suo eremo sul monte Qolzoum. Sulla tomba, diventata subito meta di venerazione, furono costruiti una chiesa e un monastero.

È per la comunità di eremiti che si raccolse attorno a lui che viene chiamato padre del monachesimoFather of Monasticism, nella dicitura vaticana.

Il santo degli animali

In Occidente Antonio fu presto invocato come protettore dei macellai, dei salumai, dei contadini, degli allevatori e degli animali domestici.

Da qui la pratica che segna la giornata: il 17 gennaio la Chiesa benedice gli animali e le stalle. L'usanza nasce nel Medioevo in terra tedesca e si diffonde poi in tutta Europa.

Alla benedizione si accompagna una credenza contadina precisa. In Veneto e in Emilia si diceva che nella notte del 17 gennaio gli animali acquistassero la facoltà di parlare: per questo i contadini evitavano le stalle, perché sentirli era di cattivo auspicio.

Il fuoco di sant'Antonio

Il nome del santo è rimasto attaccato anche a una malattia.

Nel 1297 nacque l'ordine degli Antoniani, che si specializzò nella cura dell'ergotismo cancrenoso, chiamato allora ignis sacer — fuoco sacro — e poi fuoco di sant'Antonio. Lo stesso nome è passato in seguito a indicare una grave forma di herpes che colpisce epidermide e terminazioni nervose.

Il culto del potere taumaturgico delle reliquie del santo si sviluppa in Francia a partire dal XII secolo.

I falò

L'altra metà della festa è il fuoco, e riguarda mezza Italia.

In Abruzzo i fuochi di sant'Antonio si accendono ogni 17 gennaio, soprattutto nei piccoli comuni dell'entroterra aquilano: le prime attestazioni risalgono al Seicento.

A Collelongo i focolari si accendono già la sera del 16. A Fara Filiorum Petri si innalzano e si incendiano le farchie, gigantesche torri di canne portate dalle contrade, in ricordo del gennaio 1799, quando secondo la leggenda le querce presero fuoco da sé e l'esercito francese fuggì.

A Vastogirardi i falò ardono nelle piazze e nei vicoli del borgo antico: lì la tradizione si diffuse dopo la peste del 1656, che ridusse le famiglie del paese da 258 a 88, e prese anche un valore di purificazione.

In Sardegna, nella notte fra il 16 e il 17, si celebra «Sant'Antoni de su fogu»: cataste di legna al centro del rito, la comunità raccolta attorno alle fiamme a chiedere grazie. Il rito è documentato dalla metà del XIX secolo, con origini che si collocano in epoche più remote.

Che cosa significano quei fuochi

Sotto il rito cristiano se ne intravede uno più antico.

La festa è collegata ai riti di purificazione degli antichi Romani: con il cristianesimo il rituale pagano della purificazione dei terreni coltivati fu ereditato insieme alla benedizione degli animali. L'accensione dei falò, nel periodo più freddo dell'anno, mira a ridare vigore al sole e a favorire il passaggio di stagione, il risveglio della primavera e la crescita delle piante.

Una leggenda dà al santo un ruolo diretto: Antonio sarebbe sceso agli inferi con il bastone e un maialino e ne avrebbe riportato agli uomini una scintilla di fuoco — quello che cuoce il cibo.

E c'è una conseguenza di calendario: l'accensione dei falò apre il periodo che porta al Carnevale.

Domande frequenti

Che cosa si festeggia il 17 gennaio?

Sant'Antonio Abate, monaco egiziano morto in quel giorno nel 356 e considerato il padre del monachesimo. È la giornata della benedizione degli animali e delle stalle, e dei falò.

Perché sant'Antonio protegge gli animali?

Perché in Occidente fu invocato come patrono di contadini, allevatori, macellai, salumai e animali domestici. La benedizione del bestiame nasce nel Medioevo in terra tedesca.

Perché si accendono i falò?

Per purificare i campi e ridare vigore al sole nel punto più freddo dell'anno: un rito ereditato dalle purificazioni romane. Segnano anche l'inizio del periodo di Carnevale.

Perché una malattia si chiama «fuoco di sant'Antonio»?

Perché i monaci antoniani, dal 1297, curavano l'ergotismo cancrenoso, detto ignis sacer. Il nome è poi passato a una forma grave di herpes.

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